Passa ai contenuti principali

Brexit, nel 1985 la Groenlandia lasciò la CEE ed il Regno Unito un giorno potrebbe ritornare nell'UE




Dopo la vittoria della Brexit la parola passa alla gestione burocratica e politica dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. La fonte è il Trattato di Lisbona, trattato illeggibile per la sua complessità ed anche illogicità con il quale è stato steso. Eppure prima di questo Trattato la possibilità di uscire volontariamente non era contemplata dai trattati, e l'eventuale recesso di uno Stato membro era disciplinato solo nell'ambito della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati del 1969,nella parte V . 
Quello del Regno Unito è chiaramente il primo caso di "recesso" dall'Unione Europea, ma in passato vi sono stati casi similari,casi che vengono ricordati dall'ufficio studi del Senato della Repubblica italiana. " Tra essi la Groenlandia, che era divenuta parte della CEE con l'ingresso della Danimarca nel 1973 ma che, in esito ad un referendum indetto nel 1979 (l'unico prima del referendum britannico del 23 giugno scorso) ha abbandonato la Comunità nel 19854 . In quel caso per formalizzare l'uscita si è proceduto a una modifica dei Trattati con la quale se ne è soppressa l'applicazione al territorio della Groenlandia (Trattato sulla Groenlandia). Altri casi riguardano l'Algeria, che nel 1962, dichiarando la propria indipendenza dalla Francia, è uscita dal sistema comunitario e la comunità francese d'oltremare Saint-Barthélemy, che aveva chiesto di essere svincolata dalle norme europee in virtù della lontananza dal continente e che dal 1° gennaio 2012 gode dello status di territorio associato all'Unione europea".

La procedura di cui al noto articolo 50 del Trattato di Lisbona è complessa. Sempre l'ufficio Studi del Senato ricorda che "Lo Stato che abbia deciso di lasciare l'Unione Europea ne deve dare notifica al Consiglio europeo, che formulerà orientamenti per la conclusione di un Accordo tra l'Unione europea e lo Stato in questione volto a definire le modalità del recesso, "tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione". Tale Accordo viene negoziato in conformità all'articolo 218 del TFUE - che disciplina tutti gli accordi tra Unione e paesi terzi o organizzazioni internazionali - ed è concluso dal Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo (par. 2). Va rilevato, in proposito, come non sia previsto alcun termine temporale per la notifica al Consiglio europeo della decisione di recesso, che spetta allo Stato membro interessato: in tal senso dovrebbe dunque essere letto l'invito dei tre Presidenti al Governo britannico ad attivare rapidamente la procedura di cui all'art. 50. Si ricorda altresì che la procedura prevista dall'art. 218 affida al Consiglio il compito di autorizzare l'avvio dei negoziati, di definire le direttive di negoziato, di autorizzare la firma e di concludere gli accordi, designando, in funzione della materia dell'accordo, il negoziatore o il capo della squadra di negoziato dell'Unione. Il Consiglio può altresì impartire direttive al negoziatore e designare un comitato speciale che deve essere consultato nella conduzione dei negoziati. A decorrere dalla data di entrata in vigore dell'Accordo di recesso, i trattati non saranno più applicabili allo Stato membro interessato. In mancanza di tale accordo, essi cesseranno di applicarsi due anni dopo la notifica al Consiglio europeo da parte dello Stato circa la sua intenzione di recedere. Il Consiglio europeo può peraltro decidere di prolungare tale termine, deliberando all'unanimità e d'intesa con lo Stato membro interessato (par. 3). L'art. 50 non fornisce indicazioni sulla durata né sul numero delle eventuali proroghe. Lo Stato membro che intende recedere non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Poiché non è fatto riferimento al Parlamento europeo, che è chiamato ad approvare l'Accordo di recesso (e che detiene pertanto un sostanziale potere di veto), sembra potersene dedurre che l'esclusione non si applichi ai parlamentari eletti nello Stato membro che intende recedere, ma solo ai suoi rappresentanti in sede di Consiglio e di Consiglio europeo. Rimane prevista la possibilità, per lo Stato membro uscito dall'Unione, di aderirvi nuovamente, ma seguendo per intero la procedura prevista dall'art. 49. L'articolo 50 non fa invece alcun riferimento esplicito alla possibilità di ritirarsi dal meccanismo di recesso o di revocare la notifica al Consiglio europeo, né pertanto esclude a priori tali eventualità."

Dunque, premesso che ad oggi il Regno Unito è ancora nell'Unione Europea, se e quando giungerà a compimento questa procedura, paradossalmente, per iniziativa interna, si potrebbe riavviare la procedura per ritornare nell'Unione Europea.  Sempre se l'Unione Europea esisterà ancora. L'articolo 49 in questione cosa prevede? Che ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all'articolo 2 e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione. Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sono informati di tale domanda. Lo Stato richiedente trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all'unanimità, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono. Si tiene conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo. Le condizioni per l'ammissione e gli adattamenti dei trattati su cui è fondata l'Unione, da essa determinati, formano l'oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente. Tale accordo è sottoposto a ratifica da tutti gli Stati contraenti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali.".
Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Un maledetto 17 agosto a Barcellona

Ci sono cose nella vita che non dimenticherai mai e quanto accaduto in un caldo ed apparentemente tranquillo agosto a Barcellona è una di quelle cose che non metabolizzerai per lungo tempo. Hai la fortuna di poterlo in parte raccontare, anche se non sai bene cosa raccontare. Sei a pochi metri dalla interminabile e costante folla della Rambla. Vedi decine e decine di persone a passo spedito venire contro la tua direzione. In un primo momento pensi che vai sempre controcorrente. Poi arriva la polizia, di corsa, chiude la via nella quale ti trovi, una laterale della Rambla. Una delle tante. Non riesci al momento a collegare. Anche se sai che nel mondo la situazione è tesa. Ma sei a Barcellona, pensi. Un luogo sicuro.
Poi l’inevitabile ti si presenta come un cazzotto devastante nello stomaco. Attentato. Terrorismo. Panico totale. Cerchi le persone a te più care, fino a quando non le trovi e non le rintracci non sei "tranquillo".
Cerchi di capire come comportarti. Cosa fare. Cosa…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

L'Italia continua ad essere maglia nera in Europa nel settore dell'istruzione, altro che buona scuola

I 22 paesi dell’UE membri dell’OCSE sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Il rapporto per il 2016 dell'OCSE   presentava, con riferimento all'Italia, un quadro deprimente. Tra gli obiettivi prioritari vi erano la necessità di invertire la tendenza negativa nel finanziamento dell’istruzione; di formare, motivare e rinnovare il corpo docente; di aumentare il numero degli studenti iscritti all’istruzione terziaria, in particolare ai programmi di ciclo breve a indirizzo professionalizzante per un accesso più facile al mondo del lavoro. Nell'arco temporale 2008/2014  la spesa per l’istruzione è diminuita significativamente. Nel 2013 la spesa totale (pubblica e privata) per l’istruzione è stata tra le più basse degli Stati presi in esame, ossia pari al4% del PIL rispet…