Passa ai contenuti principali

Hey Watson, abbiamo un problema a Monfalcone.Quale? Il velo...

Hey Watson, abbiamo un problema a Monfalcone. Quale? Il problema non è il fatto che questa città nel corso della sua recente storia non sia riuscita ad acquisire una vera e propria indipendenza ed autonomia dai Cantieri Navali. D'altronde è la città dei cantieri, in tutti i sensi. Il problema non sono le rivalità che sussistono tra lavoratori e le condizioni sempre più precarie dei diritti. Il problema non è l'amianto, il problema non è l'aver chiuso tutti gli occhi accettando l'esternalizzazione nella cantieristica, con tutte le conseguenze che ne sono derivate o l'aver volutamente e convintamente guardato ad una manovalanza specifica per ragioni ben note. Il problema non è la centrale a carbone. Il problema non è il sistema delle UTI che massacra l'autonomia dei Comuni. Il problema non è la mancanza di lavoro od il rilancio della città. Il problema non sono le mafie con le loro articolazioni ben presenti nel monfalconese da diverso tempo che continuano a fare quello che vogliono come vogliono senza che la gente comune percepisca l'esistenza di questo fenomeno disastroso. No. Il problema, è il velo. Esistono diversi tipi di velo come il burqa, il niqab, il chador, l'al Amira l'hijab. Che a Monfalcone verrà indossato da migliaia di persone? No. Qualche decina? Forse anche meno. Ed esistono delle Leggi chiare in materia che ne regolamentano l'uso, con decine di Sentenze che tutelano la libertà di culto. Il Consiglio di Stato con la sentenza 3076 del 19 giugno 2008 affermava che “Il nostro ordinamento consente che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali; le esigenze di pubblica sicurezza sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall'obbligo per tali persone di sottoporsi all’identificazione e alla rimozione del velo, ove necessario”.Hey Watson, sarà che si avvicina la campagna elettorale e la politica della pancia prevale? Infatti, ma la politica della pancia è destinata ad andare dove è naturalmente destinato a finire tutto ciò che viene o non viene prima o poi digerito. La politica della ragione, quella che parla alla testa delle persone, è cosa rara, una perla, ma esiste ed alla fine sarà questa a prevalere, piaccia o non piaccia.  Il velo non mi piace, e nessuna religione mi piace. Se devo parlare proprio di senso di fastidio e preoccupazione, dovrei parlare della continua ingerenza nella cosa pubblica della nostra secolare Chiesa. Questo sì che è un problemino, altro che velo. Ma oggi, nel nome della sicurezza, si vuole restringere ogni libertà, si vuole l'omologazione della cultura, perché quella occidentale si reputa superiore rispetto alle altre. Ed il reputarsi superiore sappiamo bene a cosa ha portato nella storia del novecento. Chi siamo noi per giudicare se per quella donna è giusto o non è giusto indossare il velo? Giudichiamo con i nostri parametri? E chi ha deciso che sono quelli giusti? Certo, il problema sussiste quando dalla scelta si passa all'obbligo e la donna non è nelle condizioni di dire no. E dunque cosa dobbiamo fare? Vietarlo a prescindere? Nel Paese che non riesce a rimuovere i crocefissi dalle aule pubbliche? Che come è noto è un simbolo laico, no? 

Commenti

Post popolari in questo blog

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Togliatti: "tutte le campagne circa le persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono calunnie e menzogne"

Togliatti nella prima pagina dell'Unità del 7 novembre 1946, racconta il suo viaggio a Belgrado e l'incontro con il Maresciallo Tito. "Il Maresciallo Tito mi ha dichiarato di essere disposto a consentire che Trieste appartenga all'Italia, cioè sia sotto la Sovranità della Repubblica italiana qualora l'Italia consenta di lasciare Gorizia alla Jugoslavia, città che anche secondo i dati del nostro ministero degli esteri è in prevalenza slava. La sola condizione che il Maresciallo Tito pone è che Trieste riceva in seno alla Repubblica italiana uno statuto autonomo effettivamente democratico che permetta ai triestini di governare la loro città ed il loro territorio secondo principi democratici". Alla domanda, cosa pensava di questa proposta, Togliatti, rispose: io penso che è ora di smetterla di servirsi della questione triestina per seminare discordia tra due popoli i quali sono entrambi popoli di lavoratori che debbono collaborare nel modo più stretto allo scop…

Il concerto di Trieste per la sofferenza degli innocenti ed il discorso assurdo di Arguello al Family Day

Domenica 25 giugno, alle ore 20.30, piazza Unità d’Italia, ospiterà il concerto “La sofferenza degli innocenti”, organizzato da Diocesi, Comunità Ebraica e il Comune di Trieste. Si legge che "composta da Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, l'opera sinfonico-catechetica presenta la sofferenza di una madre ebrea, Maria di Nazareth, che vede uccidere suo figlio, una sofferenza inaudita che le attraversa l'anima, una spada, un dolore assimilato a quello di ogni madre davanti alla morte dei propri figli, vittime innocenti in tanti campi di concentramento come Auschwitz, Majdanek, Mauthausen, Treblinka, Trieste." Tutti coloro che parteciperanno a quel concerto dovrebbero avere ben ferme nella mente le parole assurde pronunciate da Argüello nel suo discorso, al Family day del 2015 a Roma,  tra le altre cose applaudito, con uno striscione enorme alle spalle con scritto "stop gender nelle scuole". Una riflessione che nasce sul femminicidio e da un…