Monfalcone, la toponomastica racconta l'identità politica di una città da sempre moderata ma nelle scuole prevale l'intitolazione militare

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  Se si vanno a guardare dal 1948 ad oggi le volontà democratiche del popolo monfalconese alle urne, si sono affermati ben otto sindaci democristiani, cinque sindaci socialisti sino al 1993, tre sindaci seppur con mandati rinnovati di centrosinistra,  dal 1993 al 2016 e dal 2016 amministra la destra radicale. Una città fondamentalmente di spirito centrista, moderato, moderazione che la si intravede anche nella storia della toponomastica e odonomastica cittadina. Perchè a volte i nomi dei luoghi, delle vie, delle strade e delle piazze, parlano meglio di qualsiasi altro atto e gesto politico. Fotografano ciò che è stato ma che non è detto che continuerà ad essere, perchè oggi riuscire a cambiare i nomi delle vie, nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, è decisamente più complicato rispetto al passato che rischia pertanto di essere indelebile e rappresentare un mondo, una società che non esiste più con tutte le contraddizioni del caso. Su circa 300 vie esis...

Questione container MSF a Gorizia. Intervenga la Regione con lo stato di emergenza

Ha ragione la Prefettura di Gorizia quando dice, in merito alla incresciosa questione che si trova a vivere Medici Senza Frontiere, che situazioni emergenziali vanno gestite con metodi emergenziali. Perché qui di emergenza perdurante trattasi. Purtroppo il burocratese prevale a Gorizia e quando si cade nel burocratese si rischia di finire nelle trappole di quella legislazione che alla fine dei conti favorisce sempre il sistema che vuole raggiungere uno scopo, ed a Gorizia questo scopo, pare essere per alcuni quello di voler fuori MSF dalla città. 
Nonostante, insieme al mondo del volontariato locale, abbia praticamente risolto il “problema” richiedenti asilo fuori convenzione alla città, ed a costo praticamente zero per la collettività.
In FVG la questione dei richiedenti asilo “fuori convenzione” è stata in linea di massima una gestione fallimentare. Altrimenti non ci sarebbe ancora oggi il caso di Gorizia, della stazione di Udine, non ci sarebbe stato il caso dell'ex Silos di Trieste o dei giardini di Pordenone. Così come fallimentare è stata l'accoglienza diffusa. Diciamolo pure, i richiedenti asilo, siano essi amministratori di destra, che di sinistra, salvo qualche rara e dovuta eccezione, sul proprio territorio non li vogliono. Per una questione politico elettorale soprattutto. Nulla è stato fatto, ribadendo l'esistenza di minime eccezioni, per venire incontro a queste situazioni, spesso celandosi dietro il velo del burocratese, appunto, o dei numeri prestabiliti con criteri opinabili. Il fatto che MSF sia costretta a seguire la pratica ordinaria per la concessione edilizia, significa non solo umiliare MSF ma anche rischiare in caso di non accoglimento della pratica, lo sfratto, con la conseguenza di allontanare i richiedenti asilo fuori convenzione inseriti nel tessuto di Gorizia, fuori Gorizia se non fuori regione. Se è vero, come affermato da parte della Giurisprudenza, che non possono essere considerati manufatti destinati a soddisfare esigenze meramente temporanee quelli destinati a un’utilizzazione perdurante nel tempo, di talché l’alterazione del territorio non può essere considerata temporanea, precaria o irrilevante (in tal senso: Cons. Stato, VI, 3 giugno 2014, n. 2842) stante la mancanza di idonee strutture di prima accoglienza in uno spirito di viva e leale collaborazione con lo Stato e sue articolazioni territoriali è necessario l'intervento della politica e della Regione. Rispolverando quel famigerato decreto sullo “stato di emergenza” in materia di richiedenti asilo del FVG, sparito dalla circolazione. Come era stato ricordato all'atto della presentazione di quel decreto del luglio 2015, “Lo stato di emergenza è giustificato dalla difficoltà, vista l'assenza di idonee strutture, di poter attuare in modo adeguato i controlli sanitari e l'identificazione dei richiedenti asilo privi di collocazione. La Protezione civile regionale potrà così attuare quegli interventi strettamente necessari per garantire le condizioni minime di temporanea accoglienza. Le strutture da destinare a questo scopo saranno poi gestite dalle prefetture”. Dunque nulla osta una rimodulazione di tale decreto, che possa favorire una sinergia tra MSF, Protezione Civile, e Prefettura ed Enti Locali, affrontando con strumenti emergenziali, situazioni emergenziali, pur perduranti nel tempo. E' solo una questione di banale volontà politica, di buon senso, di rispetto per i diritti umani e della nostra Costituzione, nulla di più, nulla di meno. 
Marco Barone 

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