Per la ricerca storica non si può collaborare con chi non festeggia il 25 aprile


Prima si getta il sasso, poi si chiede all'ANPI, ad esempio, di riconoscere gli errori dei partigiani giuliani, perché così tutti possiamo celebrare insieme il 25 aprile.  La nota informativa sulla presunta "foiba/fossa comune di Rosazzo" ha scatenato un putiferio. Pur trattandosi di un documento pieno di contraddizioni. Si va dalla presunta esistenza di questa fossa comune, alle voci della popolazione, alla individuazione dei responsabili, alla richiesta di interrogare un comandante Osovano. E' mai stato interrogato questo comandante?  Documento da prendere con le pinze, anche per la sua naturale contraddittorietà nei termini. Si dice che la fossa comune esiste, e che vi potrebbero essere sepolte un centinaio di persone. Chi sarebbero queste persone? Dal dubitativo si va poi alla certezza nella individuazione del responsabile o dei responsabili. Quali sono le prove? A quando si riferiscono i fatti?  Sulla base di quali elementi si basano queste gravissime accuse? E responsabili di cosa? Di quanto riportato da voci della popolazione? E quali sono queste voci? Chi sono queste voci?  Stando almeno a quel documento che necessita di reali e non faziosi riscontri. Come è possibile che nulla è emerso sino ad oggi? Pur avendone tutti l'interesse a farla emergere? E guarda caso riguarda la vicenda due partigiani che vennero coinvolti nella questione di Porzùs per poi essere assolti,cosa che in cattiva fede ed in via diffamatoria spesso si dimentica, così come, guarda il caso, chi doveva essere interrogato era un componente osovano. Gli effetti, della pubblicazione di questo annuncio, sono stati, stando a quello che sta accadendo almeno in rete, pur essendoci state delle prese di distanze, devastanti. In rete si sta realizzando un mero accanimento contro l'ANPI che non ha responsabilità alcuna su ciò,  e non solo, si sta gettando fango, per l'ennesima volta sulla resistenza. Dopo settant'anni il 25 aprile è la festa delle feste, universalmente accettata, festa che ha grande e vitale ragione di esistere. I partigiani italiani seguirono l'esempio dei partigiani jugoslavi, con i quali vi sarà anche un forte processo di solidarietà, e non a caso la prima brigata di resistenza armata che nascerà in questo Paese sarà a Selz di Ronchi e si chiamerà proletaria  e nella resistenza si salderà, sotto la guida di determinati ideali, l'unione di uomini e donne, italiani e sloveni e croati. 
Il 25 aprile è il giorno della liberazione, della nostra "rivoluzione", anche se la liberazione dall'occupante nazifascista in queste terre non è avvenuta operativamente il 25 aprile ma il 1 maggio, e non è stato il 25 aprile né il 1° né il secondo e neanche il 3° risorgimento, ma il giorno simbolo della liberazione dalla tossicità che ha infestato ogni città italiana con il bastone della reazione e con la voce dell'odio ed intolleranza violenta, specialmente nel martoriato Confine Orientale, che ha conosciuto la veste più brutale del regime. Cosa che in Italia pochi conoscono. Tra irredentismi reazionari, nazionalismi reazionari, che condurranno alla grande guerra e come poi abbracciati dal fascismo, prodotto, anche questo, della grande guerra, sarà solo il 25 aprile, con la resistenza  e con il sogno e non banale utopia di una società socialista, che si consoliderà la voglia di ribaltamento di valori meschini propri della restaurazione. La resistenza ha abbracciato i valori della rivoluzione francese, libertà, uguaglianza e fratellanza. L'Italia in quel tempo non esisteva più. Legittimo è stato l'operato di una parte dei partigiani giuliani, perché non si può fare di tutta l'erba un fascio, di effettuare determinate scelte e di collaborare con l'esercito di liberazione jugoslavo e di credere e lottare in un sistema sociale diverso, quello comunista e per la Jugoslavia. Se non ci fosse stata la resistenza Jugoslava, nata per opporsi all'occupazione nazifascista, per contrastare i crimini contro l'umanità e di guerra compiuti anche dalla "brava gente " nostrana, e mai puniti, e volutamente nascosti in Italia, mentre si affermano menzogne e falsità finalizzate ad affermare il canonico vittimismo italiano di "brava gente", speculando sulla sofferenza e sul dramma vissuto anche da migliaia di italiani, probabilmente oggi si parlerebbe in queste terre di una resistenza completamente diversa e forse la nostra Costituzione sarebbe anche diversa e peggiore. Non si può collaborare, come ANPI, né oggi e né domani con chi non festeggia il 25 aprile, con chi così ha scritto in passato " (...)il 25 aprile ha coinciso a Gorizia con la brutale occupazione delle truppe comuniste del maresciallo Tito con la volontà non di liberare Gorizia dai nazisti bensì quella di annettere alla Jugoslavia il Friuli Venezia Giulia (...) non ricorda la tragica ricorrenza del 25 Aprile e commemora invece il 12 giugno".

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