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La vicenda della non"foiba"di Rosazzo parte da Gorizia città della storia

Gorizia città del novecento. Gorizia città della storia. La storia è una cosa seria, delicata ,che merita rispetto. Ma la storia, ultimamente si è prestata alla politica, è diventata politica, vedi il caso della negazione della sala dalla Provincia nel 10 febbraio a resistenza storica. E la storia, da Gorizia, in questo periodo sta evidenziando una brutta anzi pessima pagina. Sono stati aperti, nel mese di febbraio 2016 gli archivi del così detto armadio della vergogna, oltre 13 mila pagine desecretate, dove emergono anche i nomi dei criminali di guerra nostrani, militari italiani, mai puniti. Penso a quelli compiuti in Jugoslavia, ad esempio. Eccidi, torture, esecuzioni sommarie, incendi di villaggi, massacri, e mai puniti. Come risulta dagli archivi dell'ONU in un piccolo villaggio jugoslavo sono state trucidate 878 persone, mentre, in un solo giorno, sono state arrestate 2858 persone. In Jugoslavia, Grecia, Albania, gli italiani hanno istituito circa 200 campi di concentramento e si sono serviti degli ostaggi per formate i plotoni di esecuzione. Nei territori balcanici occupati dall'Italia su una popolazione di 360 mila abitanti ne sono stati uccisi 67.230.

( vedi qui La Commissione d'inchiesta per i criminali di guerra italiani, istituita per non consegnarli alla Jugoslavia e qui: Quell'elenco dei criminali di guerra italiani e nazisti ora desecretati )

Insomma pur di non parlare delle responsabilità criminali di questo Paese, si ha la netta sensazione che  da più parti si sta distraendo l'attenzione con notine piene di contraddizioni alla ricerca di "foibe" dove neanche esistono le foibe. E poi mutate in "fossa comune" e ponendo come dogma la presunzione della colpevolezza! Alla faccia dello stato di diritto e del rispetto. Con tutte le conseguenze che ne sono derivate nei confronti dell' ‎ANPI‬, della resistenza e dei nostri partigiani. E comunque so che diversi stanno valutando azioni da condurre nelle opportune sedi per tutelare l'onore dei nostri partigiani e della nostra resistenza. D'altronde è la logica del revisionismo. Da giorni e giorni si continua ad andare alla ricerca della foiba che foiba non è, ma doveva essere foiba, perché fossa comune non rende alla causa, di Rosazzo, poi Corno di Rosazzo, poi Manzano, poi Premariacco, poi Poggiobello, poi Rocca Bernarda, Oleis, Bosco Romagno, e poi di chissà quanti altri luoghi. Ma quando finirà il Friuli dove l'andranno a cercare? 
Ed il tutto parte, visto che la notina è stata acquisita in quella sede, da una spedizione composta da Luca Urizio, Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni, agli Archivi di Stato di Roma,di cinque giorni, nel mese di ottobre 2015, cofinanziata per 500 euro dal Comune di Gorizia. Questo quanto emerge nella delibera del Comune di Gorizia 181 del 9 ottobre 2015.

Eppure come la storia ha insegnato nella zona di Oleis ci sono state cruente battaglie. Per esempio intorno al 29 aprile del 1945 venne attaccata una colonna a Manzano, causando 22 morti e 38 feriti ai nemici, e distruggendo 6 macchine. Il giorno seguente risulta che la Brigata autonoma Natisone attacca una colonna nazista sulla Manzano-Oleis, causando morti e distruggendo un’autoblinda ed alcuni automezzi. Senza dimenticare i cosacchi in fuga in quella zona che si resero responsabili di atrocità enormi. Ma i nazisti, i fascisti, i collaborazionisti sono spariti dal vocabolario. Tutte le insinuazioni sono state in modo infamante e vigliacco indirizzate verso la nostra resistenza, o meglio verso quella non "bianca". Perché il tutto è governato da un chiaro sentimento di odio anticomunista ed antijugoslavo. Eppure senza la resistenza jugoslava in FVG ci sarebbe stata una resistenza diversa, più debole, e forse anche la nostra Costituzione sarebbe stata peggiore.  Quando si parla di Oleis, si dovrebbe ricordare, ad esempio, la storia di Lino Stabile caduto a Manzano (Udine) il 10 settembre 1944, ferroviere. Ultimo di dieci figli di una famiglia di agricoltori della Bassa Friulana, aveva trovato un sicuro posto di lavoro nel personale viaggiante delle Ferrovie dello Stato. Ciò non gli impedì, poco dopo l'armistizio, di entrare nella Resistenza come partigiano ("Attila" il nome di battaglia), della Divisione Garibaldi "Natisone". Il ragazzo, che era inquadrato nel Battaglione "Mazzini" della Brigata "Gramsci", fu gravemente ferito durante un'azione contro carri armati tedeschi nella zona di Oleis. Catturato e finito sul posto, i nazifascisti ne portarono la salma a Lucinico (Gorizia) e barbaramente la impiccarono, lasciandola esposta come monito per la popolazione. Soltanto dopo la Liberazione i familiari poterono recuperare i resti del giovane e traslarli al paese natale. Di questo si deve parlare. E non di fantasmi, del nulla, che viene strumentalizzato ed usato per denigrare la nostra storia e la nostra resistenza. Non tutti i morti in guerra sono uguali, e mai potranno e dovranno essere uguali. E questo lo si deve ricordare. Insomma, da Gorizia, è partita una situazione che non aiuta la verità storica, che non aiuta la ricerca storica, e che insegna, a parer mio, proprio come la storia non la si debba fare. E certamente, quando questa allucinante vicenda giungerà , si spera quanto prima, a termine, non finirà mica a tarallucci e vino.

Commenti

  1. Le ricerche sono durate pochi giorni, è vero. Troppo pochi per tirare conclusioni, di norma. Ma per fortuna la Segreteria del Gruppo alla Camera del Partito Democratico (cui sono iscritto) aveva già richiesto determinate buste e specifici fascicoli, che (parlo solo a titolo personale, anche perché consulto con una certa frequenza quei fondi) hanno permesso di consultare con rapidità soprattutto documenti da poco declassificati.
    Per quanto riguarda le risultanze di tale ricerca, ho già enumerato pubblicamente (e se legge il Messaggero Veneto lo sa) ciò che di certo vi emerge. Dal mio breve elenco si evince o espunge qualcosa che anche solo suggerisca il ritrovamento di fosse comuni? No. Al momento mi sono limitato a difendere Sasso, l'ANPI e il buon nome dei Partigiani.
    Mi permetta però di notare una singolare coincidenza. Qui lei, se ho capito bene, mi sta esplicitamente minacciando, associando il mio nome a "non finirà a taralli e vino". Proprio in questi giorni ho subito un tentativo di aggressione fuori da casa mia.

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    1. Non finirà a tarallucci e vino, è un concetto molto semplice, significa che questa storia non può finire nel dimenticatoio. Non ho minacciato nessuno, lungi da me poi dal farlo, e non ho fatto alcun riferimento personale specifico.

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