A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

 


Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono le targhe che celebrano l'avvento dell'Italia. E le celebrano con cosa? Con quella solita, immancabile retorica nazionalista, tutta altisonante, che doveva per forza ribadire l'italianità di queste terre. E in mezzo a questo cortocircuito della memoria, all'improvviso, vi imbattete in qualcosa di assolutamente sbalorditivo. Una croce. Ma non una croce qualsiasi. C'è una svastica. Sì, avete capito bene. Una svastica nazista, lì, alla luce del sole. Originariamente  stava nel cimitero militare tedesco di Merna; era stata concepita proprio per quello, per onorare i caduti del Terzo Reich. Poi la guerra finisce, il mondo cambia, e scatta – come sempre accade in questi casi – la damnatio memoriae. Si distrugge tutto, si cancella tutto, guai a lasciare un simbolo del genere! Eppure lei no. Lei è rimasta lì. Ti aspetta in quel giardino, in modo totalmente inaspettato. Lo sanno in pochissimi, sapete? È rimasta lì zitta zitta, è sopravvissuta alla furia della storia e dei picconi. E oggi è ancora lì che ti guarda, che ti sbatte letteralmente in faccia un pezzo di passato feroce, un pezzo di storia che oggi ci provoca solo nausea e ribrezzo. Ed è una cosa incredibile, per quanto faccia incazzare, perché nell'Italia repubblicana di svastiche visibili non ne sono rimaste praticamente più. Ma se andate a Gorizia, in quel piccolo giardino, quella croce c'è ancora. A dimostrazione del fatto che la storia, alla fine, trova sempre il modo di lasciarti lì un pezzetto di verità, anche la più scomoda, a perenne memoria di ciò che è  terribilmente stato.

mb 

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?