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La propaganda nazista ed il razzismo di oggi nei confronti dei migranti

Durante il nazismo, nel periodo della propaganda finalizzato a legittimare lo sterminio dei così detti diversi, che rischiavano di contaminare la “razza ariana”, sterminio che anticiperà in toto l'Olocausto, si poteva leggere: “Questo paziente affetto da malattia ereditaria costa, durante la sua esistenza, 60.000 reich-mark al popolo. Connazionale, si tratta anche dei tuoi soldi”.  O ancora “Una singola alcolista nata nel 1810 aveva 890 discendenti nel 1929: la metà era mentalmente ritardata; 141 prostitute; 142 mendicanti; 76 criminali, 7 assassini, 40 dormono all’albergo dei poveri. Questa donna è costata allo Stato 5 milioni di marchi pagati da gente sana e di valore”. Oppure: “La costruzione di un manicomio costa 6 milioni di marchi. Quante case si potrebbero costruire con questa somma a 15.000 marchi l’una?”. Ciò è tratto da uno studio di Giancarlo Restelli, sullo sterminio che ha colpito i disabili nella Germania nazista.  Come si può notare, nella propaganda, che trovava spazio anche nei testi scolastici, si faceva pesare soprattutto la questione economica. Il fatto che i tedeschi con i loro soldi dovessero mantenere persone di un certo tipo, un certo tipo che si scontrava con la purezza della maledetta inventata razza ariana, serviva a legittimare l'eliminazione di queste persone. Un peso in meno per la società e per i tedeschi e per l'economia dello Stato.  Anno 2015. In Italia, Paese uscito con le ossa rotte dalla crisi, con diritti sociali e dei lavoratori ridotti ai minimi termini, Paese che non ha mai smesso di legittimare “guerre umanitarie” accade, da diversi mesi, che il suo sistema non vuole affrontare in modo dignitoso e deciso e fermo in chiave umanitaria, quanto causato da queste legittimazioni. 
Migliaia di migliaia di persone fuggono da guerre, da Paesi diventati invivibili, vengono in Europa perché qui pensano di trovare solidarietà, di poter legittimamente vivere una nuova vita, un sogno europeo. Eppure poche centinaia di persone sono state in grado di mettere in difficoltà il sistema della non accoglienza. Ritornano i muri, ritorna il filo spinato, ritorna l'esercito ai confini, ritorneranno i confini e cadrà l'Europa unita, ciò è altamente possibile, una possibilità che corre verso la probabilità. Nel mentre di tutto ciò ecco che il lato peggiore di questo Paese emerge. Per mesi e mesi, fino a quando non sono stati sconfessati pubblicamente in modo decisivo, si è detto che non è giusto mantenere queste persone con i soldi nostri, ponendo in contrapposizione gli italiani purissimi con i non italiani. L'articolo 3 della Costituzione non pone alcuna contrapposizione, vale per tutti, soprattutto per coloro che vengono in questo Paese, una delle potenze economiche mondiali, Paese che ha legittimato con il suo sistema le guerre da cui queste persone fuggono, in cerca di aiuto, di solidarietà. Prima gli italiani si dice. Si scrive. Lo si urla. E quasi sempre con chiaro intento razzista. Chi respira, chi soffre, chi chiede aiuto, chi fugge dalla guerra umanitaria, dal terrorismo nato come effetto prevedibile della guerra umanitaria, ma che non è italiana, non deve meritare aiuto. E' un peso per l'italiano, è un peso per l'economia di questo Paese. 
Un peso che può venire meno. Non lo dicono, non lo scrivono, ma sicuramente sono in tanti a pensare che i migranti che in questi mesi marciano sulla rotta balcanica, se morissero sarebbero un problema in meno, perché così non sarebbero più un peso. Tra chi procura allarme, dicendo che queste persone potrebbero essere terroristi, tra chi li massacra perché hanno in mano un cellulare con il quale rimangono in contatto con il loro nucleo originario famigliare, tra chi li odia perché 35 euro destinati al sistema dell'accoglienza sono soldi tolti agli italiani.   
Prima gli italiani. Già.  Eppure quanti di questi che invocano il prima gli italiani si vestiranno con abiti realizzati in Paesi stranieri, cuciti da non italiani? O mangeranno cibi stranieri? O useranno una macchina i cui pezzi sono stati preparati in Paesi terzi? O faranno il pieno con la benzina od il gas che proviene da Paesi esteri? O fumeranno sigarette il cui tabacco proviene da Paesi stranieri? Eppure quanti di questi vanno allo stadio e tifano e magari anche si menano per la loro squadra di calcio che in campo non schiera neanche un giocatore italiano? Già, lo sport è una cosa diversa, si dirà. Ma soprattutto non sono, in questo caso, un peso astratto od ipotetico per l'italiano. Sono solo gladiatori moderni, pagati milioni di milioni di euro, che si battono nell'arena del calcio per fare un benedetto goal.  Prima gli italiani non significa riproporre un concetto razziale? In un mondo ove siamo miliardi di miliardi e l'italiano, in quanto tale, è solo una piccolissima goccia? Non è mai stata del tutto sconfitta in Italia la mentalità da colonizzatore, imperialista, tipica del periodo fascista, non è mai stata del tutto sconfitta l'idea di razza, di superiorità. E di questo se ne deve essere assolutamente consapevoli, e si deve agire affinché queste porcate possano sparire per sempre, che a livello propagandistico continuano a trovare affermazione. Si deve evitare che a furia di sentir dire, ad esempio, che con i tuoi soldi devi mantenere prima gli italiani e non gli stranieri, si arrivi alla soluzione nazista di questo nuovo secolo. D'altronde già migliaia di migranti sono stati uccisi non dal Mediterraneo, che non ha alcuna colpa, ma da un sistema che è sempre stato razzista, pur sciacquandosi la bocca con principi e parole meravigliose,che tradotte nella realtà altro non sono che un grande incubo, perché mai applicate, perché non è vero che la dignità umana viene tutelata, e tradire espressioni e formulazioni  umanitarie che nascono dalle esperienze tremende del '900, significa non violare un semplice principio di diritto, ma il senso dell'umanità stessa, un senso che in buona parte di Europa si sta tristemente smarrendo tra fili spinati, tute mimetiche e confini, e forse presto, anche tra i rumori sordi e secchi dei fucili.

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