Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Bologna: il fallimento delle città blindate, e non chiamateli antagonisti ma antifascisti



Più di 500 agenti delle forze dell'ordine, zone rosse, soliti divieti, che alla fine dei conti altro non rischiano che diventare pretesti per alzare la tensione. Si è perso il conto delle manganellate che son volate a Bologna in questa giornata primaverile d'autunno. Nessun volto coperto, mani alzate, visi scoperti, cartelli e striscioni, e poi quel suono plastificato, fastidioso, secco, freddo. Il manganello. Si è perso il conto delle manganellate che in questo otto novembre son volate a Bologna. Da un lato centinaia di antifascisti ed antirazzisti, dall'altro una Piazza Maggiore diventata teatro della peggiore destra italiana della seconda Repubblica o meglio fine seconda Repubblica. I finti cento mila, perché non erano cento mila, erano molti di meno, leghisti e destri hanno occupato il salotto buono di Bologna.
Perché è stata loro concessa quella Piazza? Avrebbero potuto,anzi dovuto evitarla per una miriade di motivi. Così non è stato. E per garantire la destra manifestazione di Piazza Maggiore, una enorme provocazione per Bologna, che vorrebbe vedere questa città, dopo la bolognina che ha sancito la fine del Partito Comunista, il luogo che ha dato il là alla nuova destra, ecco blindare i suoi spazi. Blindare, chiudersi, negare spazi per tutelare la destra Piazza Maggiore. Ovvie provocazioni che in tal sistema possono solo comportare certe e date risposte. La battaglia sul ponte Stalingrado di Bologna, che ha visto le forze dell'ordine essere letteralmente accerchiate. In tempi diversi sarebbe potuto accadere di tutto.  Il buon senso avrebbe dovuto dare la possibilità ai cortei almeno di congiungersi. Invece si è alzato il muro. E partono manganellate con gli inevitabili effetti a catena. Ed è stata anche incatenata la libertà di stampa. Perché ad un certo punto anche i giornalisti da quel ponte sono stati allontanati per ragioni di ordine pubblico.
Li continuano a chiamare antagonisti. No, sono antifascisti che si ribellano a politiche reazionarie e neofasciste. 
L'Italia vuole rimuovere dal suo vocabolario la parola fascismo ed antifascismo, rinchiudendo il tutto nel semplicismo dell'antagonismo? Non è una competizione non è una contestazione generica, non una banale avversione contro un protagonista, che protagonista non è.  Poi dopo una giornata di tensioni, iniziata a quanto pare fin dall'alba, sarà bella ciao cantata nel centro di Bologna a lasciare a questo Paese un momento lungo ed importante di riflessione. Le zone rosse, i luoghi blindati, i muri, altro non sono che un fallimento di una democrazia che non è in grado di badare a se stessa.



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