Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La strage di Kunduz finirà presto nel dimenticatoio?


Un messaggio, sulla pagina facebook, di Medici Senza Frontiere, breve ma drammatico: “Confermiamo che nell'attacco al nostro ospedale a #‎Kunduz sono stati uccisi 12 operatori ‪#‎MSF‬ e 10 pazienti (ieri erano 7), tra cui 3 bambini. Ribadiamo che l’edificio principale dell’ospedale è stato colpito in modo ripetuto e molto preciso durante ciascuno dei raid aerei. Questo attacco rappresenta una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario. Chiediamo che venga avviata un’investigazione completa e trasparente sull’accaduto, condotta da un ente internazionale indipendente”. Intanto, il Segretario generale della NATO il 4 ottobre ha dichiarato dopo aver riconosciuto il lavoro umanitario straordinario che svolge in tutto il mondo Medici Senza Frontiere, e che svolgono un ruolo importante nel contribuire a creare le condizioni per un futuro migliore per il popolo afghano, che una indagine degli Stati Uniti “in questo tragico incidente è in corso in coordinamento con il governo afgano”.
Mentre i Russi,  per il tramite della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, evidenziano che “ questo ( con riferimento a Kunduz) non è nella maniera più assoluta l'unico caso in cui, in Afghanistan, dei civili sono rimasti uccisi a causa dell'uso sconsiderato delle armi da parte degli americani. Condanniamo con decisione questo attacco aereo lanciato contro una struttura civile e pretendiamo l'avvio di un'indagine immediata e obiettiva che faccia luce su quanto accaduto per identificare e punire i responsabili di questa tragedia" In Occidente si cerca di liquidare il tutto nel semplicismo del danno collaterale o dell'incidente, si prende tempo aspettando l'inchiesta che si auspica indipendente, e si pone quella vicenda, dopo pochissime ore dall'accaduto, come trafiletto mediatico, per poi sparire nella voracità della società. 
Mi domando, ma se quell'attacco scellerato fosse stato mosso, ad esempio, dai russi? Si parlerebbe ancora di danno collaterale, la NATO parlerebbe di incidente? Tutto normale in un mondo sempre più conflittuale e violento, che tratta i diritti umani come spazzatura e che si appresta a vivere la più grande esercitazione militare della NATO dalla fine della guerra fredda, cosa che i media volutamente ignorano. Visti gli artefici di quel massacro, probabilmente verrà presto dimenticata la strage di Kunduz, forse perché ci sarà qualche altro evento che porrà Kunduz nel dimenticatoio e magari imputabile a qualche altra ostile soggettività. Ancora una volta il tempo risponderà. Ma per quanto ancora possiamo continuare ad essere semplici spettatori? Aspettare il prossimo nefasto e prevedibile evento?
nota: fonte Foto Link

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