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La Corte Europea per i diritti dell'uomo apre al matrimonio per le coppie omosessuali in Italia


E' inutile girarci intorno, od andare alla ricerca di sterili cavilli. Quello che dice la Corte Europea per i diritti dell'Uomo, che condanna per l'ennesima volta l'Italia, è chiaro. Talmente chiaro, che il testo della sentenza è ancora non disponibile in lingua italiana, ma è possibile tradurla. Stupisce, forse, il fatto che i maggiori siti internet d'informazione non vi abbiano ancora provveduto, forse per non far venire il panico ai soliti soggetti destri e reazionari che in questo Paese continuano a battersi affinché l'Italia rimanga prigioniera di principi incompatibili con un mero stato di civiltà giuridica. O semplicemente perché oramai la strada, in Italia, è tracciata. Nessun matrimonio per le coppie dello stesso sesso, ma una diversa regolamentazione giuridica.  La Corte rileva che già in passato ha “dichiarato che il rapporto di coppia tra conviventi dello stesso sesso che vivono in un partenariato stabile, di fatto, rientra nel concetto di vita familiare" ed “aveva anche riconosciuto che le coppie dello stesso sesso hanno bisogno di un  riconoscimento giuridico e di  protezione per la loro relazione. Tale necessità era inoltre stata sottolineata in raccomandazioni dall'Assemblea parlamentare e dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, invitando gli Stati membri a valutare la possibilità per le coppie dello stesso sesso, di una qualche forma di riconoscimento giuridico. La Corte ha ritenuto che la tutela giuridica attualmente disponibile in Italia per le coppie dello stesso sesso (...)non è sufficientemente affidabile”. 
Una riflessione viene effettuata anche sulla questione delle registrazioni, ove la Corte rileva che “ la registrazione delle unioni dello stesso sesso con le autorità locali è stata possibile - solo in una piccola percentuale di comuni in Italia – questo atto aveva un valore puramente simbolico, in quanto non conferisce alcun diritto sulle coppie dello stesso sesso”. Fatto, noto, ma forse non pienamente condiviso in Italia. 
In merito alla possibilità di stipulare "contratti di convivenza", la corte rileva che questi erano aperti a qualsiasi gruppo di persone che erano conviventi, come ad esempio amici, coinquilini o accompagnatori, ed hanno dimostrato che tali accordi non miravano principalmente a tutelare le coppie. E la Corte afferma, in particolar modo che “in assenza del matrimonio, la possibilità di una unione civile o partenariato registrato sarebbe il modo più appropriato per le coppie dello stesso sesso, affinché abbiano la loro relazione legalmente riconosciuta. I tribunali più alti in Italia - in particolare della Corte costituzionale nella sentenza di aprile 2010  avevano più volte sottolineato la necessità di una legislazione per riconoscere e proteggere le relazioni omosessuali. Tuttavia, il legislatore italiano ha per lungo tempo omesso di tener conto di tali dichiarazioni. La Corte ha osservato che tali chiamate da parte dei giudici italiani riflettono inoltre i sentimenti della maggioranza della popolazione italiana che, secondo recenti indagini, vogliono un riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali". Sempre sulla questione del matrimonio, la Corte rileva che la normativa sussistente non ha imposto " l'obbligo per gli Stati di concedere ad una coppia dello stesso sesso l'accesso al matrimonio".  Però la Corte evidenzia, non casualmente, che in Europa vi è una vera e propria “evoluzione” in tal senso, poiché sono diversi gli “ Stati membri del Consiglio d'Europa ad aver riconosciuto il matrimonio omosessuale”. Dunque vi è una importante apertura al diritto al matrimonio per le coppie omosessuali, ed il fatto che la Corte faccia presente che in Europa vi sia una chiara evoluzione in tal senso, e che non esiste alcun elemento ostativo per affermare tale diritto, un buon legislatore altro non dovrebbe fare che semplicemente estendere il diritto al matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso in Italia. In armonia con la nostra Costituzione che non vieta tale tipo di matrimonio, anzi. 

Marco Barone

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