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Da Cent'anni a Nord Est al monumento ai disertori in Ronchi per la grande guerra



Come è noto la Giunta del Comune di Ronchi il 18 marzo 2015 all'unanimità di voti espressi in forma palese ha deciso di sostenere la richiesta di riabilitazione dei fucilati di Cercivento e di chiedere anche che sia adottato un provvedimento di clemenza a carattere generale, a favore di tutti i condannati a morte del Primo conflitto mondiale, chiedendo altresì che l'istanza di riabilitazione “venga allargata a tutti i condannati dai tribunali militari per reati in qualche modo connessi con le “fucilazioni per l’esempio” e le decimazioni, sulla scorta di quanto fatto da Francia e Inghilterra e in ragione della mutata sensibilità nazionale nei confronti della guerra. 
Nel libro Cent'anni a Nordest di WuMing1, Rizzoli editore, dove si parla anche di Ronchi e dell'impresa razzista,militarista, ante-fascista di occupazione di Fiume di D'Annunzio, si dedica grande attenzione alla questione della diserzione nella prima guerra mondiale. Si ricorda che a Rovereto nel 2004 è stato realizzato un monumento, che nel Nord Est Italia sono tante le attività che dedicano spazio ed attenzione ai decimati, alla diserzione. Uno su tutti, quello di Piero Purini, che ha debuttato proprio a Ronchi, in questo 2015. Rifiuto la guerra è il titolo dello spettacolo, dove si denuncia che “Migliaia di uomini cercarono di evitare la guerra, chi cercando di resistere alla montante esaltazione patriottica e alla propaganda bellicista, chi cercando semplicemente di sfuggire al fronte attraverso la diserzione o la renitenza, chi ancora rifiutando di eseguire gli ordini ed ammutinandosi”. Che l'Italia abbia tra i propri maledetti record quello di aver giustiziato, senza giustizia, circa 1000 soldati al fronte è fatto storico noto. Forse meno noto è che le prime circolari che ispirarono la reazione “cadorniana” furono del Duca D'Aosta. In Cent'anni a NordEst Wu Ming1 ricorda che “ in una circolare dell’1 novembre 1916, durante la nona battaglia dell’Isonzo, scrisse ( il Duca D'Aosta) Intendo che la disciplina regni sovrana fra le mie truppe. Perciò ho approvato che nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di grave onta, alcuni,colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi”. Furono fucilati sei soldati presi letteralmente e incredibilmente a caso. E Cadorna, ispirandosi a ciò “ Ricordo che non vi è altro mezzo idoneo per reprimere reati collettivi che quello di fucilare immediatamente maggiori colpevoli et allorché accertamento identità personale dei responsabili non est possibile rimane ai comandanti il diritto et il dovere di estrarre a sorte tra tutti gli indiziati alcuni militari et punirli con la pena di morte. A cotesto dovere nessuno che sia conscio della necessità di una ferrea disciplina si può sottrarre ed io ne faccio obbligo assoluto ed indeclinabile a tutti i comandanti”. Decimazioni, esecuzioni sommarie, spesso per motivi allucinanti, non che vi fossero motivi validi per determinare qualsiasi esecuzione sommaria. Per esempio “A Noventa di Padova, il 3 novembre 1917, Andrea Graziani fece fucilare un soldato perché non s’era tolto la pipa di bocca al suo passaggio”. Sempre Graziani emanò questa direttiva: "In nome dei poteri conferitimi, tutti i militari, ufficiali e truppa, devono portare sul copricapo il numero del reggimento o del corpo cui appartengono. Il numero deve essere della grandezza regolamentare cucito di stoffa con matita indelebile o con inchiostro. A datare dalle ore 9 del 5 novembre, qualunque militare trovato sprovvisto del numero o senza copricapo sarà fucilato. L’arma dei carabinieri è incaricata dell’esecuzione di quest’ordine”. E l'esecuzione avvenne. 
Ronchi potrebbe ben edificare il monumento dedicato ai renitenti, disertori, insubordinati, decimati e dimenticati nella grande macelleria umana che è stata la prima guerra mondiale, a coloro che  hanno conosciuto le peggiori ingiustizie da parte dell'Italia nel primo conflitto mondiale. E sarebbe  il primo, in Friuli Venezia Giulia e potrebbe essere un modo buono e giusto per ricordare attraverso l'arte, l'architettura, che sopravviverà ai secoli che verranno, quello che è stato qui nelle nostre terre, quello che solo da pochi anni si tenta di condurre al centro dell'attenzione e della oggettiva memoria storica.




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