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Se passa,nonostante il tutto, il ddl scuola, si valuterà referendum abrogativo

Che sia il 65, od il 70 o l'80% l'adesione allo sciopero del cinque maggio, poco importa, perché la maggioranza della scuola ha comunque scioperato, oltre 600 mila lavoratori della scuola hanno chiaramente detto cosa pensano su quella riforma nota come buona scuola. Ma non è stato l'unico giorno di lotta, oltre cinquanta mila studenti, sia il sei che il sette maggio sono stati sottratti, in via consapevole, alle prove dell'Invalsi, cuore pulsante della riforma sulla scuola e del sistema di valutazione ad essa collegata. 
Migliaia di docenti che hanno scioperato per due giorni consecutivi. Famiglie preoccupate, studenti incavolati e nel mentre di tutto ciò la data del 12 maggio, nuovo sciopero contro le prove dell'Invalsi, come proclamato dai Cobas, ovviamente si ingrossa. Ed in tutto ciò, come se niente fosse, cosa succede? Che pur avendo la maggioranza della piazza (salvo qualche corrente interna che vorrebbe delle modifiche al ddl scuola) chiesto il ritiro, il Governo procede per la sua strada. Un ritocchino sparso, ma la sostanza di quella riforma non muta, rimane ferma, rimane viva. Avevo già fatto presente che qui si pone un serio problema di democrazia, perché quando i dipendenti pubblici, in maggioranza assoluta, quella maggioranza che a detta del Governo è quella che conta in via generale, non viene ascoltata, forse sentita, quando non si recepiscono istanze chiare e determinate, saltano le regole basilari della democrazia rappresentativa. Non è, e non sarà una vittoria, nonostante si sia ad un passo dalla vittoria, ottenere modifiche su quella riforma. Non era questa e non è questa la volontà di chi ha posto in essere il più grande sciopero nel settore pubblico di questo secolo. Nessun mandato è stato conferito per andare a trattare con il Governo sulle modifiche. Discorso diverso è fare presente al Governo che quella riforma deve essere semplicemente cestinata. Se il  ddl non verrà ritirato, tra le altre cose si verificherà un piccolo effetto devastante per le future lotte dei lavoratori. Scoraggiamento. 
E questo è stato ben compreso in centinaia di commenti come apparsi in rete, per le strade, nelle scuole. Scioperare servirà a poco, scrivono in molti, salvo determinati casi e specifici, perché tanto fanno quello che vogliono. 
Certo, i conti poi si pagheranno al momento opportuno, magari alle politiche, con la logica del consenso, ma come è evidente questo Governo non è lì per ottenere un consenso generalizzato ma per ottemperare i comandamenti come imposti dalle letterine di quella Europa fortemente rigida che guarda solo i conti, i bilanci. 
Intanto però la riforma rischia di passare, nonostante i numeri impressionanti e le volontà come manifestate espressamente in quel noto cinque maggio. 
Certo, ci sono altri strumenti per poter intervenire successivamente, sicuramente verrà valutata la possibilità di proporre un referendum abrogativo, questo è poco ma sicuro, anche per una questione di rispetto e di dignità, per questo schiaffo che il mondo della scuola subisce per l'ennesima volta.



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