Passa ai contenuti principali

Cantalamappa come riflettere su frammenti di storia con piccoli e adulti

Un libro sorprendente per chi conosce il collettivo di scrittori Wu Ming. 
Sorprendente perché Cantalamappa, di cui esistono anche le coordinate dei luoghi, è un libro che ha come target principale i più piccoli, ma in verità ben può essere senza età, perché a volte il modo migliore e forse anche più efficace di e per riflettere su frammenti di storia, fondamentali nella nostra complessa società, è quello di impostare la questione come se la si dovesse illustrare ad un bambino.  
E devo dire che questo esperimento funziona. Certo, io come tanti altri, probabilmente ci siamo avvicinati a questo testo con qualche perplessità, perché abituati a libri come Point Lenana, l'Armata dei Sonnambuli, Timira o Anatra all'arancia meccanica, a cui, a dirla tutta, forse, dopo aver letto Cantalamappa, qualche collegamento a livello d'ispirazione sussiste. Forse Anatra all'arancia meccanica è una primordiale raccolta dalla quale poi nascerà, con il tempo, un libro destinato certamente ai più piccoli ed alle più piccole, ma non per questo deve essere schifato dai più grandi, anzi. Concetti basilari,senza banalità, per nulla scontati ed ovvi,  per una giusta prospettiva, quella avvolta dal “morbo di Dolcino” che induce a scoprire il senso della giustizia, della libertà contro le prepotenze “dei signoroni”. 
I Biechi neri che puniranno con la morte i “Robin Hood” comunardi, come esempio per chi si ribellava all'ordine od invocava uguaglianza e libertà. Ma i comunardi non si piegheranno ai Biechi neri e ricorderanno e tramanderanno nei tempi che verranno la memoria di Dolcino e Margherita. Si spiegherà anche il concetto di colonialismo con una semplicità efficace. Ancora una volta i Biechi neri, ma questa volta quelli del ventennio, uccidevano povera gente in Libia ed Etiopia in nome dell'Impero nascente e qui ritornerà la storia che ha caratterizzato il libro Point Lenana. Colonialismo che vedeva gli italiani venire celebrati come grandi uomini in patria per le violenze che realizzavano contro le comunità dei luoghi conquistati, ma quando uno di questi emulerà nel Regno d'Italia le stesse modalità, le stesse azioni, pensando di venire premiato come il colonizzatore, cambiando nomi ai luoghi, aggredendo la gente ecc scoprirà, con stupore, di non essere reputato come eroe ma come criminale.  

Perché eroi si può essere e divenire per le gesta imperialiste compiute nelle terre altrui, si può essere premiati per le conquiste violente e barbare compiute nelle terre altrui. Ma di concetti espressi ve ne saranno tanti, e sempre di valida attualità. 

Pensiamo ai nazionalismi nascenti e crescenti, e nel libro si potrà leggere che ci sono “micropaesi che nascono per scherzo e altri per protesta, per attirare turisti, o per avere leggi nuove, per ingannare qualcuno o per vendere francobolli”, così come forte sarà anche il tema della de-responsabilizzazione e della colpa sempre degli altri.
Tema che sarà incentrato sulla tragedia del Vajont, dove il “monte Toc metteva in guardia dal pericolo, da quelle parti toc vuol dire pezzo e patoc vuol dire marcio. Tu la costruiresti una diga sotto un monte marcio che cade a pezzi?”.
Ed il processo di de-responsabilizzazione vorrà come giustificazione il sentir dire “ non è mica venuta giù la diga ma la montagna, quindi è colpa della montagna” in un Paese ove spesso tutti si dimenticano delle cose brutte che hai fatto, basta dire che facevi finta, ma è anche un Paese ove “finché non arriva un Dolcino, non arriva una Margherita che dice “no non deve andare così, i prepotenti non possono passarla sempre liscia. Tutti insieme possiamo farcela e costruire un mondo dove queste cose non accadranno più”.
Ci saranno comunque anche altre storie, tra luoghi immaginari e reali, cose immaginarie e reali, ove il filo conduttore della solidarietà, lotta alla prepotenza, amore per la libertà, uguaglianza e giustizia, è determinante, anche attraverso il racconto di una storia triste e brutta, perché per costruire un nuovo mondo, giusto, senza prepotenti,“può servire anche un sasso, un sasso tenuto come ricordo di un giorno brutto, e di una storia brutta che va raccontata”. E questa  è certamente una questione per nulla scontata, e forse anche "sconvolgente" per chi è abituato al fatto che ai piccoli si debbano raccontare solo le favole, in un mondo ove le favole possono anche esistere ma la vita non è fatta di favole, di sogni ed amori, speranza e lotta, sì, e questo libro sotto il nome del morbo di Dolcino può essere uno strumento di comprensione e di maturazione di una riflessione compiuta sulla nostra società. D'altronde, seminare libertà, uguaglianza e fraternità in un mondo imperniato da secoli da storie e storielle di principi e principesse, di belle addormentate e cenerentole di turno, è un qualcosa che andava, con lo stile di Cantalamappa, prima o poi, osato. Un libro che nasce da una proposta maturata a Bologna, ove attraversando luoghi e misteri, montagne e rotte marine, la magia “sovversiva”, con la scrittura del collettivo Wu Ming e le meravigliose illustrazioni di Paolo Domeniconi, è semplicemente reale.

Dunque, viva il morbo di Dolcino e anche  di Margherita


Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Gorizia si vuole chiudere la Commissione Territoriale? Bene. Allora chiudiamo anche Prefettura,Questura e Tribunale

Le Commissioni Territoriali sono gli organi deputati all’esame delle domande di protezione internazionale ed ospitare una simile struttura dovrebbe essere un grande onore vista la delicatezza e l'importanza delle questioni che tende ad affrontare. Ma a Gorizia non è così. E' stata percepita come un fastidio e dunque depotenziata. E' ovvio che se una città ospita una simile struttura vedrà una maggiore concentrazione di richiedenti asilo. Non è che scelgono Gorizia perchè è come Londra, Parigi o Berlino, visto che Gorizia non è neanche l'ombra di queste capitali. Ma per necessità. Una città che non si è mai strutturata per gestire tale situazione dove l'omissione di soccorso nei confronti dei migranti è diventata la normalità, dove si è abusato del sistema del volontariato. La politica dell'accoglienza diffusa è clamorosamente fallita nell'Isontino, anche per deboli ed inconsistenti politiche provinciali in materia ed anche regionali.  Eppure quella dell…