Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Il Governo partorisce l'atto del lavoro senza diritti? E Monfalcone intanto dice no

Un centinaio di volantini distribuiti in poco tempo nella centralissima piazza di Monfalcone, è stata la prima risposta del comitato Isontino no jobs act, (che è presente anche su facebook www.facebook.com/nojobsactisontino ed ha una mail per essere contattato "nojobsact.isontino@gmail.com") al violento atto del Governo del 20 febbraio con il quale si affondano totalmente diritti storici e fondamentali per i lavoratori e le lavoratrici. 
Un decreto legislativo in materia di licenziamenti che prevede anche due tutele, se così possiamo chiamarle, differenti se assunti dopo il 1 marzo 2015, giorno in cui dovrebbe entrare in vigore, o meno, se il contratto verrà convertito a tempo indeterminato prima o dopo questa fatidica data. Già era facile licenziare con la disastrosa riforma “Fornero”ora il reintegro è realmente un miraggio. Le reazioni da parte della piazza monfalconese sono state positive, nonostante il tutto. Vi è chi ha preso il volantino per il proprio figlio, appena licenziato, chi era in mobilità, chi neanche il lavoro cerca più, chi precario, chi chiedeva una manifestazione, chi di sollevare la testa e non chinarsi a questa violenza contro diritti fondamentali. Una piazza ove con amarezza  è emersa la piena consapevolezza che i peggiori attacchi ai diritti dei lavoratori, paradossalmente, sono pervenuti da Governi così detti di sinistra, dall'introduzione della precarietà in poi. 
Una piazza che ha trovato unità nella preoccupazione di vivere senza diritti ed essere totalmente in balia di volontà padronali. Non si promuove il lavoro facilitando i licenziamenti, precarizzando ulteriormente la precarietà, eppure il governo attuale pare andare contro tale logico principio, non rottamando diritti, ma distruggendo diritti, perché i diritti non si rottamano, non sono una cosa vecchia, non sono una cosa anacronistica. Insomma, un momento infelice per il mondo del lavoro, specialmente nell'Isontino, nella Bisiacaria, realtà che vivono una profonda crisi economica, sociale, da biblioteche, come quella di Ronchi che a causa di mancanza di risorse è chiusa ora due giorni su cinque, da aziende fallite, da trasferimenti di azienda che prevedono drastiche riduzioni orarie dei contratti di lavoro, dove cresce sempre di più ed in modo preoccupante l'intolleranza verso i migranti, dove si propongono riforme degli enti locali anti democratiche,  o dove le speranze vengono ritrovate in una missiva del Papa, come se una lettera del Papa potesse risolvere il problema lavoro, ma ciò comunque è sintomatico della situazione attuale, dove anche i sindacati vivono enormi difficoltà non solo di rappresentanza dei lavoratori, ma anche di legittimazione popolare, e tutto ciò ha delle cause sulle quali è necessaria una seria riflessione ma anche concreta risposta. 
Anche se il Jobs Act a breve sarà operativo, può ancora essere fermato e contrastato, sia attraverso le vie legali, che certamente verranno intraprese, che attraverso i processi democratici, quelli che sono proprio mancati per l'adozione di tale scellerato provvedimento normativo.

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