Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Affonda la Barcaccia ed emerge il razzismo contro i “ barbari e vandali olandesi”


Schiaveria barbarica. Così D'Annunzio prima, Mussolini poi, definivano i croati. Barbari, s'ciavi , appellativi violenti utilizzati in chiave razzista, ben noti soprattutto nel Confine Orientale. A ciò poi si aggiunge il canonico fattore dell'italiano che mai colpe ha, brava gente, che non realizza figuracce all'estero. Il tutto dimenticando e rimuovendo esperienze non tanto lontane, con riferimento al settore di alcuni tifosi “italiani” penso a Sofia nel 2008, canti fascisti ed inni per il Duce, od anche Wuppertal 2012 o Varsavia 2013 con tifo violento, scontri e risse. Certo, non sono stati colpiti monumenti cittadini, ma  penso che inneggiare per le vie di Sofia il duce non sia meno grave che scagliare una bottiglia di vetro contro la Barcaccia.
E la Barcaccia affonda.  E mentre affonda emerge il razzismo nostrano. Solo una piccola parte di stampa ha circoscritto il fenomeno delinquenziale accaduto a Roma ad una categoria espressa, alcuni tifosi del Feyenoord, senza tirare in ballo una intera città, una intera comunità, un popolo intero. Cosa che invece è stata fatta da molti, con il canonico vandali olandesi, barbari olandesi. Eppure si invidia, per diversi aspetti, molto l'Olanda, penso al suo sistema sociale, quante ore di TV dedicate al modo in cui funziona il sistema olandese? Invidiandolo? E cercando di emularlo? Ma ora, nel momento dell'austerità, della ricerca forzata di una propria identità che mina la civiltà di una Europa che galleggia su acque turbolente, anche l'episodio delinquenziale di Roma, rischia di diventare un strumento per manifestare odio contro i “nordici”.  Insomma la giornata del 19 febbraio non è stata triste solamente perché colpita una delle piazze più affascinanti d'Europa, ma anche perché sono emerse, con velocità sostenuta ed irrefrenabile, sentimenti diffusi di vittimismo da un lato, e di indotto razzismo dall'altro, disgustosi e deprecabili. Effetti collaterali di un ventennio nell'epoca ove la modernità continua ad ingannare.

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