Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Affonda la Barcaccia ed emerge il razzismo contro i “ barbari e vandali olandesi”


Schiaveria barbarica. Così D'Annunzio prima, Mussolini poi, definivano i croati. Barbari, s'ciavi , appellativi violenti utilizzati in chiave razzista, ben noti soprattutto nel Confine Orientale. A ciò poi si aggiunge il canonico fattore dell'italiano che mai colpe ha, brava gente, che non realizza figuracce all'estero. Il tutto dimenticando e rimuovendo esperienze non tanto lontane, con riferimento al settore di alcuni tifosi “italiani” penso a Sofia nel 2008, canti fascisti ed inni per il Duce, od anche Wuppertal 2012 o Varsavia 2013 con tifo violento, scontri e risse. Certo, non sono stati colpiti monumenti cittadini, ma  penso che inneggiare per le vie di Sofia il duce non sia meno grave che scagliare una bottiglia di vetro contro la Barcaccia.
E la Barcaccia affonda.  E mentre affonda emerge il razzismo nostrano. Solo una piccola parte di stampa ha circoscritto il fenomeno delinquenziale accaduto a Roma ad una categoria espressa, alcuni tifosi del Feyenoord, senza tirare in ballo una intera città, una intera comunità, un popolo intero. Cosa che invece è stata fatta da molti, con il canonico vandali olandesi, barbari olandesi. Eppure si invidia, per diversi aspetti, molto l'Olanda, penso al suo sistema sociale, quante ore di TV dedicate al modo in cui funziona il sistema olandese? Invidiandolo? E cercando di emularlo? Ma ora, nel momento dell'austerità, della ricerca forzata di una propria identità che mina la civiltà di una Europa che galleggia su acque turbolente, anche l'episodio delinquenziale di Roma, rischia di diventare un strumento per manifestare odio contro i “nordici”.  Insomma la giornata del 19 febbraio non è stata triste solamente perché colpita una delle piazze più affascinanti d'Europa, ma anche perché sono emerse, con velocità sostenuta ed irrefrenabile, sentimenti diffusi di vittimismo da un lato, e di indotto razzismo dall'altro, disgustosi e deprecabili. Effetti collaterali di un ventennio nell'epoca ove la modernità continua ad ingannare.

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