Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...
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Nel centenario della grande guerra, l'audiodramma contro ogni guerra "E JOHNNY PRESE IL FUCILE"
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Quando attraverso i sentieri della guerra, sono consapevole di essere nel sentiero della morte. Percorrendo vie carsiche tra Selz di Ronchi e Monfalcone, tra chi corre, tra chi respira il profumo di muschio, chi cerca una trincea, o chi semplicemente passeggia, un sentimento di mera inquietudine permane ed è giusto che sia così.
Così come è giusto che ogni volta che si osserva l'illuminato ed imponente faro della Vittoria di Trieste l'interrogativo che deve sovrastare, cielo e mare, è: “quale vittoria? Non ovviamente nel senso scellerato dannunziano e neanche nel senso dell'inutile strage, perché le stragi utili non devono esistere, bensì nel senso semplicemente umano.
Nessuna vittoria.
Solo alla fine del secolo appena trascorso si è riusciti a porre in discussione la retorica, gli onori, la propaganda della grande guerra che io chiamo la grande macelleria umana. Ci son voluti cent'anni per porre in discussione la retorica, occorreranno forse altri cent'anni per troncare intitolazioni di vie, strade e piazze a chi ha condotto centinaia di migliaia di giovani alla morte, già perché in Italia si onorano i criminali generali ed alti ufficiali e politici e nel mentre si sono spersonificate le vittime del grande conflitto e forse solo in quel giorno il faro della vittoria diventerà il faro di tutte le vittime della guerra. Hanno spazzato via sogni e speranze, il proletariato, che scelta non aveva, o morire per colpo e colpa della mitraglia nemica od essere fucilato alle spalle dai propri superiori, nella logorante attesa di quale morte perire nella trincea. Non ci può essere retorica, gloria ed eroismo, ma solo morte e crimini, crimini contro l'umanità. Morti non erano solo quelli uccisi sul campo di guerra, ma morti saranno anche quelli che ritorneranno mutilati, dentro e fuori da quel conflitto di cui ancora oggi non si riesce bene a comprendere la consistenza. Vi sono state diverse voci che hanno cercato di raccontare quel crimine contro l'umanità, una di queste è stata quelle di Trumbo con il noto, un tempo, "E JOHNNY PRESE IL FUCILE", considerato dalla critica internazionale come libro antimilitarista, che parlando della grande guerra ha in realtà parlato di tutte le guerre, contro la guerra. Dal libro nascerà un film
per arrivare oggi all'audio-dramma che il 29 gennaio 2015 verrà ospitato nel Teatro Comunale di Monfalcone. Un modo diverso e forse più coinvolgente e stravolgente di raccontare quel crimine contro l'umanità, ove vita e morte cammineranno sullo stesso binario, attirandosi e respingendosi, attraverso ricordi, pensieri, sogni e paure e consapevolezza, quella che nuoce ad ogni eroismo, nazionalismo e maledetta propaganda a favore della guerra. Ideato e diretto da Sergio Ferrentino con Marco Baliani, Roberto Recchia, Deborah Morese, organizzato dalla Fonderia Mercury che nasce negli spazi della Fonderia Napoleonica di Milano, E JOHNNY PRESE IL FUCILE, nel centenario dell'entrata in guerra di questo Paese, che ha occupato terre contese da nazionalismi e capitalismi, mandando a morire migliaia di giovani, di cui volutamente nei principali monumenti dedicati non si vuole ricordare l'età, sarà certamente una esperienza impattante e dura che turberà ogni indifferenza. Senza dimenticare che cent'anni addietro, ed anche dopo a dir la verità, una rappresentazione del genere, che denuncia la guerra come crimine, avrebbe comportato, nei migliori dei casi censura, nei peggiori dei casi pene molto severe.
Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione? La matematica non è una opinione qualcuno disse... 1) per un calcolo della superficie e della capienza, il limite preso di misura è un numero di 4 persone/mq, 2) Piazza del Popolo ha una metratura di di 17.100 mq con una capienza massima e teorica di 68.400 ; 3) Piazza san Giovanni ha una superficie di 39.100 mq, con una capienza totale, quindi, di 156.000 persone. Direi che è arrivato il momento di non dare più i numeri... Marco B. MANIFESTARE A ROMA, QUANDO I PARTITI DANNO I 'NUMERI' - La fisica, con il principio della impenetrabilità dei solidi, insegna che due oggetti non possono occupare lo stesso spazio. Eppure c'é chi ritiene che questo classico teorema non si applichi alle persone, soprattutto se convocate in un determinato luogo ad esprimere pubblicamente la loro opinione politica. Fuor di metafora: quando si tratta di conteggiare i partecipanti alle manifestazioni, i partiti "danno i numeri"...
Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000. Per questa propongo una storia per le classi di scuola primaria. La storia che segue, ambientata a Trieste, ha per protagonisti tre supereroi ed una nonna, Rosellina. Il disegno è stato fatto in una classe di una scuola dove la storia è stata letta. mb I tre supereroi e la nonnina Rosellina C’era una volta, anzi no. C’erano una volta tre supereroi. Avete presente quelli con i super poteri che si vedono nei film? Nei cartoni animati? Nei fumetti? Sì, proprio loro. E si trovavano in una bellissima città italiana, Trieste. Non erano mai stati prima a Trieste. Rimasero stupiti nel vedere quanto era lungo il molo sul mare, e quanto era enorme la piazza con due alberi di due navi dove sventolavano le bandiere, ogni tanto. Dopo essersi fatti un selfie sul molo Audace che è costruito sui resti di una vecch...
Trieste, Triest, o Trst, Udine, Udin, Weiden o Viden. Due città distanti poco meno di 100 km. Con una cultura profonda, una storia complessa, che ancora oggi divide. Due città capoluogo di due regioni differenti, con identità differenti, il Friuli, Udine, la Venezia Giulia, Trieste per fondersi e confondersi con una mescolanza spesso mal digerita nell'unità del Friuli Venezia Giulia senza più alcun trattino divisore passando dal cuscinetto della Bisiacaria. Nonostante nel complesso si sia in una regione poco più piccola della sola provincia di Bari per popolazione. La sua area è pari a 7.924 km² cioè di poco superiore alla provincia di Sassari o Torino o Cosenza o Bolzano ad esempio. Ma con o senza trattino la divisione e la rivalità tra queste due città esiste, persiste e resiste. Dai dileggi, ai giochi, dallo sport, dal basket al calcio, a tutto ciò che può portare alla rivalità. Due bellezze contrapposte se non opposte, dalla bora di Trieste all'eleganza di Udine, ...
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