Passa ai contenuti principali

Se dopo il caso drammatico di Santa Croce Camerina si invoca la sicurezza nazionale per le assenze degli alunni

Non voglio entrare nel merito del dramma che vive la famiglia del piccolo bambino di Santa Croce Camerina, di cui tanto si parla in questi giorni, ma una riflessione voglio effettuarla in merito a quelle voci che da più parti, specialmente a livello mediatico, sembrano consolidarsi, tanto da coinvolgere in un certo senso anche alcune autorità, chiamate a verificare se l'assenza del bambino era stata comunicata dalla scuola. Cosa si è detto in sintesi? Che le scuole, quelle primarie soprattutto, hanno il dovere di comunicare tempestivamente alle famiglie l'assenza dei propri figli e degli studenti, magari facendo una telefonata, perché il caso di Santa Croce Camerina dimostra come l'assenza degli studenti sia elemento di valutazione da far rientrare all'interno della sicurezza nazionale.
Se da un lato sicuramente il registro elettronico, quando entrerà a regime, potrà aiutare in tal senso, dall'altro è da rilevare che non emerge alcun obbligo e neanche dovere da parte delle scuole di dover comunicare tempestivamente alle famiglie l'assenza immediata dello studente considerato. Pensando alla scuola primaria, facendo una ricerca in rete, diverse circolari interne coincidono con questa previsione: "i docenti sono tenuti ad annotare, giornalmente le assenze degli alunni e ad informarsi della loro natura; le assenze vanno debitamente giustificate sul libretto delle giustificazioni, al momento del rientro a scuola; per assenze superiori ai 5 giorni va richiesto al rientro prioritariamente il certificato medico dal quale risulti che l'alunno è immune da malattie contagiose e che può essere riammesso alla frequenza". Sicuramente ci possono essere casi particolari, che andranno verificati singolarmente, ma certamente non può e non deve essere il caso singolo, per quanto drammatico e triste, a determinare obblighi incomprensibili ed insussistenti per le migliaia di scuole italiane. Da un lato perché le scuole non sono caserme, dall'altro perché non si può esercitare una simile attività di controllo, non tanto solo per questioni tecniche ed organizzative, ma anche per una questione di principio e patto di corresponsabilità che deve maturare tra gli studenti e la scuola, tra i genitori e la scuola.
Invocare il principio della sicurezza nazionale, anche se figlio di un processo emotivo, ma a parer mio premeditato, sul caso del dramma di Santa Croce Camerina, è inaccettabile, non solo perché si tratta di strumentalizzare un dramma per altri fini, ma anche perché sarebbe l'ennesimo tentativo di scaricare solo sulle spalle della scuola responsabilità e problematicità sociali, che non possono ricadere sulla stessa e neanche sul corpo docente o personale scolastico.

Commenti

Post popolari in questo blog

Se la tutela del decoro diventa questione di sicurezza urbana e rischia di criminalizzare il disagio sociale. Breve analisi del testo normativo

E' in fase di conversione in legge il decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14,  recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città. Un testo che ha introdotto il famigerato " DASPO Urbano" un testo che tende a ricondurre il concetto di decoro, che non è tipizzato e di cui non esiste una mera definizione giuridica e sostanziale omogenea e consolidata, sotto la voce di sicurezza urbana nel momento in cui si afferma che  " ai fini del presente decreto, si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città". Dunque il decoro della città diviene una questione legalitaria di sicurezza urbana, ergo di ordine pubblico. Ma contro chi si scaglierà questo dettato normativo? Mi soffermerò ora su alcuni elementi di questo decreto in fase di conversione. L'articolo 9 afferma che "Fatto salvo quanto previsto dalla vigente normativa a tutela delle aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviar…

Quali sono i comportamenti vietati a Trieste?

Quali sono i comportamenti vietati a Trieste?  Scopriamolo con il nuovo regolamento  urbano" che entrerà in vigore in città a partire dal 2 aprile 2017.  
Testo scritto rigorosamente ed esclusivamente in italiano, perchè il bilinguismo a Trieste è un non diritto. Disposizioni che dovranno conoscere anche coloro che si troveranno a Trieste di passaggio, per evitare che magari possano incorrere in qualche spiacevole sanzione. Buona lettura, magari con un sano bicchierino di amaro digestivo alle erbe.
***A salvaguardia e tutela degli spazi ed aree pubbliche ricadenti nel territorio del Comune è vietato: nelle fontane introdursi ed introdurre sostanze liquide imbrattanti, abbeverare ed introdurre animali, utilizzare o prelevare l’acqua, bagnarsi, estrarre o comunque raccogliere le monete o altri oggetti di valore gettati dai proprietari, in omaggio a tradizioni e consuetudini locali, in quanto tali oggetti devono intendersi acquisiti dal Comune con effetto immediato per essere dest…

Se a Venezia si può fare l'elemosina e dormire sulle panchine, a Trieste nel nome del decoro no se pol

Trieste e Venezia, concorrenti forse da sempre, due amanti che si corteggiano, ma si respingono a vicenda, quando nella società odierna l'unica soluzione possibile sarebbe collaborazione. Venezia non necessita di presentazione alcuna, è una cartolina meravigliosa, invasa da milioni di turisti. A Venezia ci sono regole rigide da rispettare per preservare l'intero ambiente e continue battaglie per salvare la laguna contro ogni tipo di inquinamento. Ma una cosa che colpisce è che per i tanti vicoli del centro è facilissimo incontrare diversi mendicanti, e per il centro, su qualche panchina, vedere qualche vagabondo, riposare, dormire e vivere i suoi sogni in santa pace.  


Nulla di strano, perchè vagabondi e mendicanti son sempre esistiti, son sempre sopravvissuti e sempre esisteranno e sempre sopravviveranno. Ed i turisti non sembrano proprio per niente essere infastiditi. Anzi, forse neanche ci fanno caso. Perchè la bellezza di Venezia cala un sipario che rende queste persone a…