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Per la Wikipedia in lingua inglese a #Gorizia gli esuli sono stati determinanti per l'italianità della città

Tra la Wikipedia in lingua italiana e quella in lingua inglese sussistono, spesso, delle differenze abissali, differenze che diventano ancora più significative quando si affrontano questioni o si toccano argomenti scottanti e cari al nazionalismo italiano. D'altronde la versione inglese che è quella, per ovvi motivi, più letta, affronta le cose in modo più libero ed indipendente rispetto alle influenze che si possono avere in casa Italia, quando gli argomenti riguardano situazioni interne ancora oggi oggetto di significative controversie. Penso, per esempio, al caso di Gorizia. 
Nella versione inglese della più importante enciclopedia libera in rete si scrive che "dalla fine del 1940 in poi, Gorizia ha dato rifugio a migliaia di istriani italiani che dovevano fuggire dalle regioni annesse alla Jugoslavia. Molti di coloro che si stabilirono in città, hanno avuto un ruolo importante nel plasmare nel suo dopoguerra l' identità nazionale e politica”. Voce che nella wikipedia italiana, ad oggi, non esiste. Così come non esiste, nella wikipedia italiana, la voce dedicata al censimento di Gorizia come strutturata nella versione inglese. Nella versione inglese si riporta, citando il censimento del 1910 e le ricerche di  Branko Marušič, Pregled politične zgodovine Slovencev na Goriškem (Nova Gorica: Goriški muzej, 2005), 

la situazione demografica della città e si nota che nel 1936 il 68,1% della popolazione era italiana ed il 30% slovena, ma se come riferimento si prende l'intera area del goriziano le cose muterebbero in modo significativo a favore della comunità slovena. Togliatti, il 7 novembre del 1946, dichiarava che Gorizia era una “città che anche secondo i dati del nostro ministero degli esteri è in prevalenza slava”. Ribadendo che "agli italiani( che resteranno in Jugoslavia ndr) verranno riconosciuti tutti i loro diritti nazionali, avranno le loro scuole in lingua italiana, vedranno rispettata e potranno sviluppare liberamente la loro cultura secondo il nostro genio nazionale. Io ritengo assurda e antinazionale la campagna che qualcuno conduce per far fuggire gli italiani dai territori che rimangono alla Jugoslavia. Le popolazioni italiane devono restare in questi territori dove la loro funzione sarà quella di costituire un legame sempre più stretto tra i due Paesi e le due civiltà. E' chiaro che tutte le campagne circa pretese persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono da porre nel novero delle calunnie e delle menzogne- su per giù come la notizia del mio arresto a Trieste". D'altronde, in merito al "noto" esodo già a fine luglio del 1946 De Gasperi incaricava il vice prefetto ispettore generale Meneghini di costituire a Venezia “un ufficio direttamente dipendente dal Ministero-Gabinetto per la Venezia Giulia- con il compito di apportare un piano organico per l'eventuale esodo della popolazione italiana da Pola e da altre località della Zona B, predisporre i vari e necessari aiuti occorrenti ai profughi al momento della partenza, prendere opportuni accordi con i competenti organi per l'opera di prima assistenza ai profughi e per il loro smistamento verso le altre province che dimostrino adeguate capacità ricettive” Ciò a dimostrare che , non si può certamente escludere, che il così detto esodo era stato previsto, organizzato ed anche, in un certo senso, favorito da parte dello stesso Governo italiano e dalla DC, per ragioni prevalentemente strumentali a logiche meramente nazionalistiche, antislave, anticomuniste e da poter utilizzare, in via strumentale, per le “trattative” internazionali che si concluderanno solamente nel 1975. Gli organismi di parte rilevano che circa 5 mila esuli hanno scelto come luogo Gorizia andando a costituire circa il 15 % della popolazione residente. Il concentramento, non casuale, che è avvenuto a Gorizia, ha certamente favorito l'assegnazione della città all'Italia piuttosto che alla Jugoslavia, questo è un fatto incontestabile, così come è incontestabile che il muro di Gorizia, figlio della linea francese, è stato certamente anche una conseguenza, con tutte le sofferenze che si sono realizzate specialmente nei confronti di chi ha vista la propria vita spezzata da una linea nazionalistica invalicabile, di questa situazione come indirizzata e volutamente gestita dal governo italiano. Scrivere fatti che turbano l'idilliaco sentimento del nazionalismo nostrano non significa essere anti-italiani. Per saldare una giusta convivenza tra comunità diverse, che un tempo vivevano in armonia e che a causa del nazionalismo estremo prima, fascismo poi, passando per l'irredentismo reazionario italiano, sono state troncate con brutalità tramite crimini contro l'umanità come compiuti da parte italiana, crimini ancora oggi impuniti e nascosti, è atto dovuto e necessario riportare le cose allo stato della verità, quella verità che oggi non deve emergere. Se le critiche arrivano da parte “italiana” è un segnale positivo e forse è il miglior modo di “essere italiani”, è un segnale di onestà e di amore per la pacifica convivenza, è un segnale di rispetto e di dignità, perché significa riconoscere le proprie responsabilità per quella dignità che il nazionalismo ottuso oggi giorno nega e liquida in negazionista chi si azzarda a criticare e condannare la brutalità che gli italiani “brava gente”, salvo ovviamente le dovute eccezioni, hanno cagionato nei confronti di intere comunità slovene e serbe e croate in primo luogo.Ogni effetto ha una causa e la causa di tutto quello che è accaduto nel Confine Orientale, a partire dagli ultimi anni di vita dell'Impero Austro Ungarico, è stato, dal punto di vista ideologico e politico, il nazionalismo reazionario italiano. 


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