Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Se un compagno di 26 anni si uccide, ciao Chucky

Un colpo secco.
E la vita finisce.
Non hai conosciuto Leonardo Vecchiolla, Chucky per i compagni. Hai sentito parlar di lui per la cronaca giudiziaria, eppure scoprirai che vi è molto da dover scrivere e ricordare su Chucky, e lo scoprirai, purtroppo, attraverso il peggiore dei modi, il suo gesto di questo inizio settembre. E' stato accusato e preventivamente punito, per i noti fatti accaduti in piazza, a Roma, in quel rivoltoso 15 ottobre del 2011.
Anche io c'ero quel giorno. Come dimenticare gli scontri duri e violenti, l'effetto accerchiamento, lacrimogeni sparati dall'alto, da un elicottero, la guerriglia, rumori sordi di una battaglia, voci della ribellione, repressione e spaccature di un movimento?
E poi quello che è stato lo sappiamo.
Di Chucky si è molto parlato per i fatti del 15 ottobre 2011.
Sbattuto in prima pagina come un criminale.
Poi, come si leggerà in Irpinia focus “ il trauma causato dalla carcerazione preventiva nel penitenziario di Chieti ha inciso non poco sulla sua psiche. (...)Fu poi scarcerato dal Tribunale del riesame di Roma per insussistenza del quadro indiziario(...) il processo è ancora in corso, a quanto pare, non sarebbero emersi ulteriori indizi a suo carico”. 
Ha scritto alcuni appunti per l'osservatorio sulla repressione, dove si possono leggere delle sue importanti testimonianze.
In una di queste, a proposito proprio delle vicende del 15 ottobre scriveva: “APPELLANDOMI ALL’ARTICOLO 10 DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO (Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta) FACCIO PUBBLICAMENTE APPELLO ALLA MAGISTRATURA ITALIANA DI INTERVENIRE NEL PROCESSO IN CORSO CONTRO TUTTI GLI IMPUTATI DEL 15 OTTOBRE AFFINCHE’ VENGA GARANTITO UN EQUO PROCESSO”.Su internet troverai pochi siti, prevalentemente locali e delle aree di movimento di riferimento, che parleranno di quello che è accaduto il 1 settembre 2014. Forse perché rischiava e rischia di venire a galla, con tutti gli annessi e connessi aspetti, la sua vicenda e quello che ha subito. Forse perché un ragazzo ed un compagno, di 26 anni, che ha lottato contro il sistema, che ha subito una repressione pesante, che si uccide, non deve fare notizia, non deve essere notizia, ma solo silenzio, perché con il silenzio si dimentica ogni ingiustizia.  Wu Ming, con comprensibile rabbia, su twitter, ha scritto, dopo aver condiviso la triste notizia e dopo aver constatato il mancato recepimento da parte dei media: A quasi nessuno frega un cazzo del povero Leonardo #Chucky #Vecchiolla






Marco Barone
fonte foto: all'università d'Annunzio è spuntato uno striscione in memoria di Chucky chietitoday

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