Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Quando il giro d'Italia venne bloccato a Pieris e Trieste aggredita dai fascisti

Il 28 giugno del 1946 Enrico De Nicola venne eletto presidente dell'Assemblea costituente, con  con 396 voti su 501, e assunse la carica il 1º luglio.  Ma nel mezzo di queste due giornate, nella calda zona del Confine Orientale, esplose, in seguito ad una provocazione, una rivolta.  Leggendo i giornali di quell'epoca, in particolare l'Unità del 2 luglio del 1946, che come è noto non era un giornale pro Tito, visto che più volte definiva lo stesso come “dittatore”, si può rilevare come "la rivolta di Pieris"  ebbe origine a causa di una provocazione nazionalista italiana che diede la possibilità, in seguito alle ovvie e prevedibili reazioni, ai fascisti di assediare Trieste.  L'Unità così scriveva: “ Secondo alcune informazioni, confermate dal comunicato ufficiale della giuria della gara, gli incidenti avrebbero avuto origine dal fatto che una vettura al seguito del giro avrebbe esposto, appena entrata nella zona A una bandiera tricolore. Elementi irresponsabili avrebbero reagito con una sassaiola”. Altre fonti, invece, ribaltarono questa ricostruzione affermando che il tutto era stato organizzato già la sera prima da parte  di chi voleva l'annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia. Molti corridori non proseguirono il giro, perché lamentavano, ovviamente, problemi di sicurezza.  Poi, voce trascinava voce ed addirittura si disse che vi era stata una sparatoria contro i corridori e diversi morti.  E partirono a Trieste le aggressioni fasciste, si attaccarono, per esempio, la sede dell'Associazione dei partigiani giuliani, le rappresentanze del governo jugoslavo, cartolerie, librerie e trattorie gestite da sloveni furono addirittura, in base a quello che viene riportato dalla stampa dell'epoca, bruciate. Venne anche aggredita la sede del Lavoratore e diversi incidenti in piazza Goldoni dove tra i feriti, prevalentemente sloveni, vi fu anche una donna.  Diverse persone rimasero ferite, volarono anche varie coltellate. Si riportano anche testimonianze di una sparatoria della polizia nel caldo e popolare e proletario rione di San Giacomo. Ovviamente la reazione da parte dell'antifascismo non tardò ad arrivare. Venne proclamato lo sciopero.  Il 30 giugno del 1946, per i fatti che ne sono seguiti, a causa di provocazioni nazionalistiche e specialmente per le aggressioni fasciste come avvenute a Trieste, ha rischiato seriamente di compromettere i rapporti tra italiani e sloveni.  In quel periodo si discuteva del Trattato di Pace, si proponeva la costituzione di Trieste come “regione autonoma” governata in base ad uno statuto fissato dalle quattro potenze. Si dichiarava che "la sicurezza del territorio sarebbe stata garantita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che il Governatore sarebbe stato nominato di comune accordo dalla Jugoslavia ed Italia, e qualora questo accordo non potesse venire raggiunto, dalle quattro potenze".  Ma il governo autonomo del TLT non si costituirà mai. Una storia che si trascina ancora oggi, nel 2014. si parla nuovamente di Territorio Libero di Trieste,più di zona A che di zona B. La tappa triestina cadrà dopo le politiche europee e dopo una una dura resa di conti all'interno della principale forza politica indipendentista triestina.  Lo sport deve essere sport, non deve essere strumento di propaganda politica e nazionalistica, specialmente a Trieste, specialmente nel confine orientale, dove vige una mera apparente situazione di serafica pace . 

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