Il caso non figlio del caso Mario Schifano: quando l'incomprensibile diventa arte

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    Signore e signori, qui dobbiamo intenderci su un punto fondamentale: che cos'è, alla fine, un artista? È uno che ha fatto l'accademia? Uno che sa fare il chiaroscuro come si deve? Beh, se pensate questo, Mario Schifano vi avrebbe fatto saltare sulla sedia. Quest'uomo non aveva finito le scuole. Zero. Titoli di studio? Nessuno. Eppure, quest'uomo si metteva davanti alla tela e sprigionava una potenza di fuoco impressionante. Una produzione industriale, febbrile, quasi disumana: in una sola giornata era capace di sfornare centinaia di opere. Ma capite cosa significa? Centinaia! Erano sfuriate di colore puro, pennellate sfrenate, un’orgia di blu, di verdi, di gialli. Sperimentazioni continue che lasciarono a bocca aperta persino i mostri sacri d'oltreoceano. Pensate che un certo Andy Warhol  arrivò a dire, con quella sua aria sorniona: «Se non fossi Andy Warhol, vorrei essere Mario Schifano.» Ora, i critici più severi – e ce n'erano eccome – dicevano, storcendo...

Molotov Ucraina



A quanto pare le così dette “bombe”, che poi bombe non sono, ma semplici anche se potenti bottiglie incendiarie, Molotov, vennero usate per la prima volta nella guerra spagnola contro i mezzi corazzati sovietici da parte dei franchisti. E la storia in un qualche modo si ripete. Quello che accade in Ucraina è di difficile comprensione. Prima le rivolte di piazza Maidan iniziarono per chiedere l'entrata in Europa, poi intervenne dal carcere l'ambigua Tymošenko sostenendo le lotte dei nazionalisti filo europeisti, poi la strana chiamata alle armi che arriverà in modo forse non poi tanto sorprendente dalla piazza di Kiev, e che passerà quasi inosservata, e poi la lotta si sposterà sul vero scopo, non l'Europa, che è stata solo una sorta di sterile alibi iniziale, ma abbattere il regime vigente accusato di dittatura, oppressione e di aggredire con violenza i manifestanti, per istituire un governo "amico". Amico di chi è da capire.
 Si è creata una coalizione che ha visto neonazisti armati e che sparano e che ammazzano con una variegata componente della piazza. Uniti nella violenza armata per raggiungere lo stesso scopo, far cadere questo governo, poi quello che sarà si vedrà. Europa made in Usa, o Russia. La palla  tornerà al centro, tra gas, ricatti ed instabilità. E' difficile prendere posizioni in questo caso. Non si può certamente essere a sostegno di un sistema che vive di corruzione, ma non si può neanche essere a sostegno dei neonazisti, che comunque sono uno strumento utile ad una causa più grande ed al momento opportuno verranno probabilmente spazzati via. La cosa che inquieta è, nel vedere i video di quella piazza trasformata in trincea permanente, con la voce di canti religiosi che si diffondono conferendo una sorta di atmosfera ancora più spettrale al tutto, per non parlare dei continui colpi di armi da fuoco incessanti, il fatto che la violenza dei neonazisti sia sostenuta dalle forze così dette democratiche ed occidentali. Guardano allo scopo sorvolando sui mezzi. E ciò deve indignare più di ogni altra cosa. L'Ucraina è già divisa e spaccata in due, forse dopo questi giorni di lotta che non casualmente si verificano mentre si svolgono le olimpiadi invernali di Sochi, il quadro sarà ancora più chiaro, probabilmente con la nascita di un nuovo governo. Intanto la Russia continua a vendere armi, continua a rinforzare il proprio esercito investendo miliardi di euro, a rinnovare le proprie tecnologie militari, così come continuano a farlo le forze occidentali. Armarsi per cosa? Il mondo è instabile, l'Europa, nata male per morire malissimo, è al bivio della sua sopravvivenza, e l'Ucraina, così come accaduto in Libia, Egitto o Siria, è un campo conteso e sperimentale utile per il conseguimento di equilibri politici ed economici significativi. Certo la gente muore e creperà ancora, ma, come la storia ha insegnato, la cultura del martirio è funzionale a ciò. Comunque sia, tutto quello che ora accade in Ucraina ti lascia con una strana sensazione, con l'amaro in bocca e con quel senso di mera impotenza che ti spinge a pensare ad altro. Ma non si può rimanere indifferenti. 


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