Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Se il lavoro della casalinga vale 7 mila euro, quanto vale quello dell'insegnante?



Un recente articolo pubblicato su Repubblica.it ha creato scalpore. Così si legge sul citato sito: “Cuoca, autista, insegnante, psicologa, contabile, manager, addetta alle pulizie, operaia, lavandaia, babysitter. Dieci professioni in un corpo solo ma, ufficialmente, un nonlavoro: casalinga. Stipendio effettivo? Zero euro. Retribuzione teorica ai prezzi di mercato? Quasi 7mila euro al mese. Circa 83 mila euro l’anno. Non una cifra a caso, ma il risultato di un preciso algoritmo — calcolato da una ricerca del sito americano Salary. com che monetizza la rivincita delle desperate housewives”. Premesso che quel sito, come richiamato nell'articolo di Repubblica, calcola solo stipendi in relazione alla situazione giuridica vigente negli Stati Uniti d'America od in Canada, la provocazione  è, però, interessante. Come è noto circa il 70 % della forza lavoro nella scuola è femminile. Dunque è innegabile che nella scuola esiste una questione di condizione di lavoro femminile. E forse ciò lascia anche ben intendere perché si tratta di un lavoro pagato male, con obblighi sempre crescenti, e continui attacchi ai diritti. Ovvero perchè la nostra è una società che ancora oggi continua ad esercitare immense discriminazioni nei confronti delle donne e le differenze salariali con la forza lavoro complessiva nel mondo del lavoro maschile sussistono,  anche in questo nuovo secolo dove si parla di pari opportunità e tanti splendidi principi, destinati, nella maggior parte dei casi, a rispecchiare solo l'illusione di un diritto che non sussiste nelle condizioni reali delle cose. Come più volte è stato ripetuto da Piero Bernocchi, ( porta voce dei Cobas) in diversi convegni ed iniziative ove ha relazionato, il lavoro dell'insegnante includerebbe diversi lavori, che toccherebbero diversi aspetti, da quello della psicologia, a quello della vigilanza, da quello dell'assistenza a quello dell'insegnamento. Dunque potrebbero essere almeno quattro lavori in uno solo, dalle responsabilità elevate e dallo stress consistente. Dunque, seguendo il ragionamento provocatorio di Repubblica, si potrebbe ben dire che la retribuzione minima dignitosa mensile per un docente della scuola pubblica italiana, a parer mio,  non dovrebbe essere di base, inferiore alle cinque mila euro nette mensili, e forse, vista l'importanza sociale del lavoro svolto, è anche poco.



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