Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Se il lavoro della casalinga vale 7 mila euro, quanto vale quello dell'insegnante?



Un recente articolo pubblicato su Repubblica.it ha creato scalpore. Così si legge sul citato sito: “Cuoca, autista, insegnante, psicologa, contabile, manager, addetta alle pulizie, operaia, lavandaia, babysitter. Dieci professioni in un corpo solo ma, ufficialmente, un nonlavoro: casalinga. Stipendio effettivo? Zero euro. Retribuzione teorica ai prezzi di mercato? Quasi 7mila euro al mese. Circa 83 mila euro l’anno. Non una cifra a caso, ma il risultato di un preciso algoritmo — calcolato da una ricerca del sito americano Salary. com che monetizza la rivincita delle desperate housewives”. Premesso che quel sito, come richiamato nell'articolo di Repubblica, calcola solo stipendi in relazione alla situazione giuridica vigente negli Stati Uniti d'America od in Canada, la provocazione  è, però, interessante. Come è noto circa il 70 % della forza lavoro nella scuola è femminile. Dunque è innegabile che nella scuola esiste una questione di condizione di lavoro femminile. E forse ciò lascia anche ben intendere perché si tratta di un lavoro pagato male, con obblighi sempre crescenti, e continui attacchi ai diritti. Ovvero perchè la nostra è una società che ancora oggi continua ad esercitare immense discriminazioni nei confronti delle donne e le differenze salariali con la forza lavoro complessiva nel mondo del lavoro maschile sussistono,  anche in questo nuovo secolo dove si parla di pari opportunità e tanti splendidi principi, destinati, nella maggior parte dei casi, a rispecchiare solo l'illusione di un diritto che non sussiste nelle condizioni reali delle cose. Come più volte è stato ripetuto da Piero Bernocchi, ( porta voce dei Cobas) in diversi convegni ed iniziative ove ha relazionato, il lavoro dell'insegnante includerebbe diversi lavori, che toccherebbero diversi aspetti, da quello della psicologia, a quello della vigilanza, da quello dell'assistenza a quello dell'insegnamento. Dunque potrebbero essere almeno quattro lavori in uno solo, dalle responsabilità elevate e dallo stress consistente. Dunque, seguendo il ragionamento provocatorio di Repubblica, si potrebbe ben dire che la retribuzione minima dignitosa mensile per un docente della scuola pubblica italiana, a parer mio,  non dovrebbe essere di base, inferiore alle cinque mila euro nette mensili, e forse, vista l'importanza sociale del lavoro svolto, è anche poco.



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