Mentre si riapre il caso della "Uno Bianca" a Ronchi danneggiato il monumento dedicato ai Carabinieri

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Mentre si riaccendono i riflettori sui complici mai emersi della Uno Bianca, il destino, beffardo, si scaglia a Ronchi colpendo il primo monumento realizzato in Italia dedicato ai Carabinieri vittime della mano stragista dei componenti della Uno Bianca a Bologna.    Il danneggiamento accaduto a Ronchi segue  l’imbrattamento avvenuto a marzo del monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri uccisi al Pilastro per mano della banda della Uno Bianca il 4 gennaio 1991 realizzato proprio al quartiere Pilastro. Il Monumento ronchese dedicato a  Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini,  carabinieri vittime della banda della Uno   bianca, fu realizzato per mano dello scultore Giovanni Maier su impulso di  "Nicola" Rusca e inaugurato a Ronchi nell'aprile del 1991. Trent'anni dopo il manufatto ha visto essere completato alla base con un mosaico che richiama la bandiera italiana.  Nella mattinata del 15 maggio si apprendeva del danneggiamento di qu...

Se il lavoro della casalinga vale 7 mila euro, quanto vale quello dell'insegnante?



Un recente articolo pubblicato su Repubblica.it ha creato scalpore. Così si legge sul citato sito: “Cuoca, autista, insegnante, psicologa, contabile, manager, addetta alle pulizie, operaia, lavandaia, babysitter. Dieci professioni in un corpo solo ma, ufficialmente, un nonlavoro: casalinga. Stipendio effettivo? Zero euro. Retribuzione teorica ai prezzi di mercato? Quasi 7mila euro al mese. Circa 83 mila euro l’anno. Non una cifra a caso, ma il risultato di un preciso algoritmo — calcolato da una ricerca del sito americano Salary. com che monetizza la rivincita delle desperate housewives”. Premesso che quel sito, come richiamato nell'articolo di Repubblica, calcola solo stipendi in relazione alla situazione giuridica vigente negli Stati Uniti d'America od in Canada, la provocazione  è, però, interessante. Come è noto circa il 70 % della forza lavoro nella scuola è femminile. Dunque è innegabile che nella scuola esiste una questione di condizione di lavoro femminile. E forse ciò lascia anche ben intendere perché si tratta di un lavoro pagato male, con obblighi sempre crescenti, e continui attacchi ai diritti. Ovvero perchè la nostra è una società che ancora oggi continua ad esercitare immense discriminazioni nei confronti delle donne e le differenze salariali con la forza lavoro complessiva nel mondo del lavoro maschile sussistono,  anche in questo nuovo secolo dove si parla di pari opportunità e tanti splendidi principi, destinati, nella maggior parte dei casi, a rispecchiare solo l'illusione di un diritto che non sussiste nelle condizioni reali delle cose. Come più volte è stato ripetuto da Piero Bernocchi, ( porta voce dei Cobas) in diversi convegni ed iniziative ove ha relazionato, il lavoro dell'insegnante includerebbe diversi lavori, che toccherebbero diversi aspetti, da quello della psicologia, a quello della vigilanza, da quello dell'assistenza a quello dell'insegnamento. Dunque potrebbero essere almeno quattro lavori in uno solo, dalle responsabilità elevate e dallo stress consistente. Dunque, seguendo il ragionamento provocatorio di Repubblica, si potrebbe ben dire che la retribuzione minima dignitosa mensile per un docente della scuola pubblica italiana, a parer mio,  non dovrebbe essere di base, inferiore alle cinque mila euro nette mensili, e forse, vista l'importanza sociale del lavoro svolto, è anche poco.



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