Restaurata la tomba della famiglia Fontanot e il Monumento Ossario Partigiano

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Quando parliamo di certe vicende, c’è un dettaglio che spesso ci sfugge. Noi vediamo una pietra tombale, magari consumata dal tempo, e ci sembra soltanto un pezzo di marmo abbandonato nell'erba. E invece no! Dietro quella pietra c’è una storia immane, una di quelle storie che ti stringono la gola. Prendete i Fontanot. A Ronchi, e non solo qui, questo nome vuol dire qualcosa di enorme. Durante la Seconda guerra mondiale questa famiglia viene travolta da una tragedia tremenda, di quelle che la Resistenza ha preteso da chi ha scelto di non stare a guardare. Giovanni, finisce deportato a Dachau. Amido, che fa il commissario nella Brigata Garibaldi Trieste, cade al fronte nel '44. Licio — un ragazzo, gappista — si toglie la vita in carcere pur di non parlare sotto le torture dei fascisti.  Uno solo sopravvive a quell'inferno: Vinicio, comandante nei GAP e poi di un battaglione della Brigata Proletaria. Una storia talmente titanica che a Metlika, con cui sia...

Se il lavoro della casalinga vale 7 mila euro, quanto vale quello dell'insegnante?



Un recente articolo pubblicato su Repubblica.it ha creato scalpore. Così si legge sul citato sito: “Cuoca, autista, insegnante, psicologa, contabile, manager, addetta alle pulizie, operaia, lavandaia, babysitter. Dieci professioni in un corpo solo ma, ufficialmente, un nonlavoro: casalinga. Stipendio effettivo? Zero euro. Retribuzione teorica ai prezzi di mercato? Quasi 7mila euro al mese. Circa 83 mila euro l’anno. Non una cifra a caso, ma il risultato di un preciso algoritmo — calcolato da una ricerca del sito americano Salary. com che monetizza la rivincita delle desperate housewives”. Premesso che quel sito, come richiamato nell'articolo di Repubblica, calcola solo stipendi in relazione alla situazione giuridica vigente negli Stati Uniti d'America od in Canada, la provocazione  è, però, interessante. Come è noto circa il 70 % della forza lavoro nella scuola è femminile. Dunque è innegabile che nella scuola esiste una questione di condizione di lavoro femminile. E forse ciò lascia anche ben intendere perché si tratta di un lavoro pagato male, con obblighi sempre crescenti, e continui attacchi ai diritti. Ovvero perchè la nostra è una società che ancora oggi continua ad esercitare immense discriminazioni nei confronti delle donne e le differenze salariali con la forza lavoro complessiva nel mondo del lavoro maschile sussistono,  anche in questo nuovo secolo dove si parla di pari opportunità e tanti splendidi principi, destinati, nella maggior parte dei casi, a rispecchiare solo l'illusione di un diritto che non sussiste nelle condizioni reali delle cose. Come più volte è stato ripetuto da Piero Bernocchi, ( porta voce dei Cobas) in diversi convegni ed iniziative ove ha relazionato, il lavoro dell'insegnante includerebbe diversi lavori, che toccherebbero diversi aspetti, da quello della psicologia, a quello della vigilanza, da quello dell'assistenza a quello dell'insegnamento. Dunque potrebbero essere almeno quattro lavori in uno solo, dalle responsabilità elevate e dallo stress consistente. Dunque, seguendo il ragionamento provocatorio di Repubblica, si potrebbe ben dire che la retribuzione minima dignitosa mensile per un docente della scuola pubblica italiana, a parer mio,  non dovrebbe essere di base, inferiore alle cinque mila euro nette mensili, e forse, vista l'importanza sociale del lavoro svolto, è anche poco.



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