Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Come navigherà la barca Trieste in questo 2014?



Inizia ufficialmente il sesto anno di crisi, ma a quanto pare, dalle solite dicerie di una politica disastrata, che ha tentato in fretta e furia una mera operazione di restyling ,come se il mutare le facce, l'età di chi siede sulle poltrone della politica, possa essere inteso come il sospirato momento di cambiamento, sembra giungere alla sua fine.
Apparenza teatrale pura.
Soliti nomi, solite cerchie di potere, figli, amici e parenti dei notabili della vecchia politica, stesso modo di presentarsi, di comunicare, tipica espressione di un sistema fallimentare che con la sua becera austerità ha massacrato l'Europa del Sud, ridotto il benessere collettivo ed individuale, protetto ancor di più la cerchia dei ricchi, e neanche sfiorato il tema dei temi, la giusta ed equa distribuzione delle ricchezze.
Dicono che in questo 2014 si vedrà la ripresa, dicono che finirà la crisi, dicono tante cose che altro non sono che un seminare confusione e falsa speranza per quella sterile demagogia che dovrà caratterizzare la campagna elettorale che sarà determinante per le sorti di una Europa nata male, malissimo, e per un Paese, quale l'Italia, devastato da politiche clientelari che hanno costretto le persone a trovar riparo nelle idilliache scritture di un passato che oggi non esiste più e non potrà più esistere perché la storia è cambiata, la società è cambiata,  per vivere e sognare il sole e l'aria di quello che fu un tempo il Bel Paese.
E Trieste galleggia.
Galleggia su acque ballerine, acque che ogni intanto invadono le vie della città. Trieste, così come accaduto per Fiume dopo la prima guerra mondiale, in armonia con il peggior capitalismo occidentale e becera globalizzazione ha perso buona parte del suo splendore, la sua importanza,la sua ricchezza. Si è omologata al nulla.  La colpa non è dell'Italia, ma di quella mentalità, di quel sistema marcio che convivente con le peggiori mafie e politiche clientelari, ha deciso di chiudere questa città in una palla di sapone in balia della bora senza destinazione certa alcuna, senza progettualità alcuna.
E Trieste galleggia.
Dove andrà la barca Trieste?
Affonderà? Sarà ancora in balia degli eventi? O riuscirà a prendere il governo di quel timone che nessuno oggi ancora riesce ad indirizzare verso la via della giusta dignità che meriterebbe questa città?


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