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Invalsi: Giorgio Israel dice no alla selezione classista e aristocratica

Continuano le polemiche "interne" al sistema Invalsi.
Gruppi di interesse, espressione di alcuni settori specifici della società, sono in contrasto tra di loro per controllare l'Invalsi che è il cuore pulsante del Servizio Nazionale di Valutazione. Non vi è stata nessuna discussione democratica, nessuna partecipazione attiva della comunità scolastica, ma il tutto, come sempre accade, è stato semplicemente calato dall'alto creando contrasti, conflitti e problematiche varie nel settore della scuola. Scuola che necessita di chiarezza e certezza, ma ad oggi la scuola non ha nè chiarezza nè certezza, è in balia di interessi politici, economici, che non hanno minimamente cura delle reali politiche di apprendimento degli studenti. Anzi, da quello che è dato comprendere, vedi il sistema scuola lavoro esteso anche al Liceo, si vuole, in modo metodico e pianificato, curare l'aspetto prevalentemente pragmatico e meno quello teorico ed umanistico.Si vuole conferire priorità a poche discipline che rischiano di favorire la scuola classista e dove solo in pochi potranno permettersi una preparazione culturale compiuta. Insomma si vuole semplicemente annientare quel poco di buono che abbiamo in Italia, la nostra scuola.
Intanto mentre il sistema Invalsi ha favorito mille polemiche, ma anche enormi conflitti, senza dimenticare i carichi di lavoro indebiti nei confronti del personale docente che è chiamato a svolgere mansioni ed attività proprie di un istituto terzo, una sorta di somministrazione di personale, a livello verticistico si scatena il putiferio.  Non sarebbe il caso di fermare l'Invalsi, visto il caos esistente, visto il mutamento delle strategie? Che senso ha fare e svolgere delle prove Invalsi nel corrente anno scolastico, quando queste, per come strutturate, pensate, rispondono pienamente  ad una logica che oggi è stata pienamente contrastata dal MIUR e che probabilmente verrà superata dai nuovi indirizzi che emergeranno?  
Quella che segue è la lettera di Giorgio Israel come pubblicata sul suo blog e che certamente deve indurre alla riflessione.

Caro Direttore,
è mia ferma convinzione che se uno viene nominato a una funzione che deve essere quanto mai imparziale – e mi riferisco alla mia nomina a membro del Comitato per la selezione della rosa di candidati per la nuova presidenza dell’Invalsi – è bene che taccia e operi, non curandosi dei clamori. Per questo ho ritenuto sufficiente che fosse il presidente del Comitato professor Tullio De Mauro (e il professor Benedetto Vertecchi) a rispondere all’articolo del professor Andrea Ichino che, sul Corriere della Sera, ha interpretato la nostra nomina come un evidente tentativo di stravolgere l’indirizzo dell’Invalsi. E ciò nonostante questo articolo fosse in contraddizione con i propositi tenuti dal professor Ichino nel corso di un recentissimo convegno al Liceo Mamiani a Roma. Né ho considerato che occorresse rispondere alle valutazioni di Giavazzi e Alesina, che riprendevano testualmente quelle di Ichino, e neppure a quelle (espresse in linguaggio identico) da Gianni Bocchieri sul Sussidiario.
Anche se si hanno tutte le perplessità del mondo sulla composizione di una commissione non penso che sia una buona idea attaccarne a priori i membri, facendo processi alle intenzioni e mettendone in dubbio l’imparzialità. Non mi risulta che questo sia stato fatto in occasione delle precedenti nomine dei presidenti dell’Invalsi. E tuttavia meglio tacere e non entrare nella polemica.
Tuttavia, anche se occorre tener saldo il principio di tacere e lavorare in modo serio e imparziale, c’è un limite oltre il quale qualche parola va detta: ed è quando il deprecabile stile italico della denigrazione e del pregiudizio rissoso assume il carattere dell’attacco personale, dell’attacco con nome e cognome. Leggo sul sito dell’associazione ADI – che con spirito squisitamente alieno da faziosità si augura che Renzi rimetta in riga il ministro Carrozza – che saremmo un quintetto di “revenants” (i.e. zombie, in linguaggio più giovanile), una vera finezza che mostra il livello di chi vorrebbe presentarsi come il nuovo che avanza. Ci si chiede se il sottoscritto («il più virulento oppositore delle valutazioni standardizzate») non sia «in quota centrodestra». Una insinuazione volgare, tanto per screditare, e che si commenta da sola: chi mi conosce sa bene che sono soltanto in quota di me stesso, ovvero (ne sono consapevole) in quota del poco o del nulla che contano le semplici idee.
Mi dispiace che, nella tentazione di uno screditamento personale sia caduta anche una persona che ha una posizione istituzionale autorevole e influente come Mariella Ferrante, quando scrive sul Sussidiario che io, come gli altri membri del Comitato, sarei «un personaggio famoso per le posizioni variamente critiche nei confronti della valutazione». Un vecchio, consunto, scorretto – ma evidentemente ancora ritenuto efficace – stratagemma per screditare è far credere che chi critica una particolare concezione della valutazione sia nemico della valutazione tout court. Trovo persino umiliante dover ribadire – come quegli imputati che nei processi staliniani protestavano invano la loro fede comunista – che non sono affatto critico dellavalutazione. Al contrario. Ho difeso in innumerevoli occasioni la necessità assoluta di una valutazione seria per riqualificare l’istruzione. Semplicemente, ho le mie opinioni al riguardo, contestabili ma che spero sia ancora legittimo avanzare, a meno che non si sia entrati in un regime di pensiero unico, in cui o la si pensa in un certo modo o si è un nemico sociale, una persona pericolosa. Mariella Ferrante aggiunge pure che «oltre ad essere uno dei maggiori critici delle prove di valutazione» – il che è un altro falso dello stesso genere di quello precedente, perché non esiste un unico genere di prove di valutazione a meno che non si sia deciso di dare il cervello all’ammasso – sarei «un sostenitore della necessità di concentrare l’attenzione sulla selezione delle eccellenze». Sarebbe da ridere se non vi fosse da piangere nel vedere il confronto di idee ridotto a un simile livello. La penso esattamente al contrario e da anni predico che stiamo costruendo nei fatti la tanto deprecata “scuola di classe”, in cui avanzano soltanto le eccellenze (per censo, ceto o altri privilegi) e il resto viene appiattito verso il basso. Sono fermo sostenitore di un’istruzione che faccia avanzare tutti verso il livello più alto possibile – altro che “selezionare” le eccellenze! – e trovo deprecabili alcuni modelli stranieri che puntano verso questo modello di tipo aristocratico e classista. Quale è il senso di dare simili presentazioni caricaturali delle opinioni altrui?
Una sommessa richiesta: per favore, smettetela di strattonare in questo modo scorretto, con smaccati tentativi di screditare e condizionare. Un conto è esprimere le proprie opinioni in merito alle modalità della valutazione e, com’è legittimo, difenderle. Altro conto è screditare a priori chi si ritiene non la pensi come te dando un’immagine totalmente falsata e storpiata delle sue opinioni. Se i membri del Comitato hanno – come concede Ferrante – indubbia competenza scientifica e interesse per la scuola, sarebbe il caso di lasciarli lavorare in pace e giudicare dopo. Per parte mia, dopo aver detto quanto precede non interverrò più in nessun caso. Neppure in presenza di ingiurie. Tanto peggio per chi vorrà indulgere al costume nazionale di mettere in piedi la solita insulsa contrapposizione tra guelfi e ghibellini, che oltretutto qui non si capisce neppure chi siano, visto che sono dispersi disordinatamente da tutte le parti.
                                                                                                         Giorgio Israel

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