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E' scontro aperto tra la Lega nazionale di Gorizia e Ronchi dei Partigiani

Il Piccolo del 17 dicembre ha riportato le dichiarazioni del Presidente della Lega nazionale di Gorizia in merito al gruppo Ronchi dei Partigiani.
E' il caso di ricordare che la Lega Nazionale è stata fondata nel 1891 e da allora, per più di 115 anni, ha sempre operato per il sostegno e la diffusione della cultura e della lingua italiana nelle terre contese del nord est d'Italia e sono stati i primi sostenitori del giorno del ricordo.
Ebbene le parole del nuovo  Presidente della Lega nazionale sono state molto dure nei confronti dei sostenitori dell'iniziativa Ronchi dei Partigiani, gruppo che comunque non rimane a guardare e che per il 2014 ha intenzione di realizzare delle iniziative,dibattiti, proprio sulla denominazione attuale di Ronchi e di tutto ciò che vi è connesso.
Ronchi dei Partigiani, risponde in modo tenace e con fermezza a delle insinuazioni che richiamano i proclami di quell'irredentismo che in questa parte d'Italia è ancora vivo e vegeto.

Cosi scriviamo e replichiamo:
La lega nazionale di Gorizia ci accusa di essere grottescamente antistorici, in merito all'iniziativa culturale, sociale, intrapresa dal nostro gruppo che ha il compito di proporre una riflessione, una discussione, un dibattito sull'imposizione della denominazione dei Legionari a Ronchi, denominazione ottenuta in piena prossimità del periodo delle leggi fascistissime e grazie alla cittadinanza onoraria riconosciuta a Mussolini(con deliberazione del consiglio comunale n. 1301/24 dd. 17.05.1924), ma nello stesso tempo proponiamo anche la cancellazione, in modo assolutamente democratico e partecipato e dal basso, della denominazione dei Legionari perché la reputiamo impropria, perché la reputiamo figlia della cultura fascista, stante il fatto che è stato il fascismo a far proprio l'evento, pericoloso per la pace e gli equilibri appena maturati dopo la prima guerra mondiale, quale la nota marcia su Fiume, che ha anticipato ed ispirato nei gesti, nei simboli, nel linguaggio, la marcia su Roma e tutto ciò che ne è conseguito.
Riteniamo grave anche la seguente affermazione “Nessuno può modificare la storia ed è pretestuosa qualsiasi divagazione sull'argomento il 12 settembre 1919 partì da Ronchi la Marcia su Fiume e in seguito la città divenne parte integrante dello Stato italiano!”.
A tal proposito vogliamo ricordare che il legame tra l'impresa di Fiume e la comunità di Ronchi è un grande artificio. E' lo stesso d'Annunzio nei suoi diari dei giorni della marcia a definire Ronchi "piccolo borgo inconsapevole". Inoltre l'impresa non ha inciso minimamente nella coscienza collettiva dei ronchesi che in tutto questo non hanno partecipato nè ne sono stati condizionati. Ne è dimostrazione poi il forte impegno antifascista della popolazione durante la lotta di liberazione e dunque rivendicare con un irredentismo , al di fuori dalla logica, Fiume è incomprensibile oltre che anacronistico.
E poi vorremmo capire quale divagazione avremmo effettuato?
Per divagazione si intende l' allontanamento dall'argomento principale del discorso per sviluppare qualche aspetto marginale, ma noi non stiamo trattando l'aspetto marginale, noi stiamo affrontando il punto nodale della questione, Fiume, D'Annunzio ed il fascismo ed il tutto porta e non può portare che alla denominazione dei Legionari. Ed in ogni caso è legittimo affrontare anche eventuali aspetti marginali, anche perché a volte è anche dagli aspetti marginali che si riesce a comprendere meglio il succo della vicenda o della storia.
Ma ci accusano anche di aver manipolato le foto storiche e che ciò sarebbe degno della Enciclopedia Sovietica. In verità, premesso che tutti gli abbonati dell'enciclopedia Sovietica sotto il regime di Stalin quando un personaggio prominente "scompariva", ricevevano delle nuove voci da incollare sopra quelle degli scomparsi, noi non abbiamo cancellato o manipolato alcuna foto, ma semplicemente e liberamente realizzato un logo che vede cancellato con una x il nome dei Legionari ed emergere quello dei Partigiani.
E' un crimine realizzare un logo?
Ci piacerebbe a tal proposito, visto che la Lega nazionale difende in toto l'occupazione di Fiume per mano militare, sapere cosa pensa di D'Annunzio in merito ai suo versi offensivi e dai toni fortemente razzisti espressi nei confronti dei croati.
Per esempio nella lettera ai Dalmati - E in me e con Lettera ai Dalmati così scrive : (...)
il croato lurido, s’arrampicò su per le bugne del muro veneto, come una scimmia in furia, e con un ferraccio scarpellò il Leone alato
oppure
(…) quell’accozzaglia di Schiavi meridionali che sotto la maschera della giovine libertàe sotto unnome bastardo mal nasconde il vecchio ceffo odioso...
oppure da Gli ultimi saranno i primi. Discorso al popolo di Roma nell'Augusteo, 4 maggio 1919 (…) Fuori la schiaveria bastardae le sue lordure e le sue mandre di porci!

Marco Barone 
Aggiornamento
La Lega Nazionale di Gorizia replica alla mia replica ed io alla loro replica( che pubblico dopo questa nota) replico,per ora, in questo modo: Per il momento dico e scrivo che per gennaio è previsto, salvo imprevisti, la pubblicazione di un mio post sulla questione #Ronchideipartigiani, su un sito nazionale importante, che svelerò al momento giusto e che entro i primi mesi del 2014 verranno organizzate anche iniziative pubbliche sul punto.
Per il resto il concetto di negazionismo lo rispedisco al mittente.


ecco cosa scrive la Lega Nazionale di Gorizia il 27.12.13 sul Piccolo:
Rispetto all’articolo apparso sul Piccolo “Ronchi e D’Annunzio nessun legame” e visto che il compito della Lega Nazionale è anzitutto quello di divulgare la cultura sopra ogni appartenenza e orientamento, anche come garanzia pluralistica, puntualizziamo quanto segue. Primo. Marco Barone reputa la denominazione “dei Legionari” “figlia della cultura fascista”. Peccato che come la stragrande maggioranza degli storici oggi ammette, l’esperienza politica fiumana fu di sinistra da tutti i punti di vista. Basta leggere La festa della Rivoluzione di Claudia Salaris, piuttosto che La Reggenza del Carnaro di Giovanni Luigi Manco o altri centinaia di volumi. La bibliografia sul carattere progressista di Fiume dannunziana è sterminata. Secondo. Il Barone parla di “equilibri appena maturati dopo la prima guerra mondiale”. Anche qui viene bellamente smentito dalla storiografia: nel ’19 l’ingiusto Trattato di Pace altro non fa che creare disequilibri politici, economici e sociali. Terzo. L’autore dell’articolo scrive che “la nota marcia su Fiume” “ha anticipato ed ispirato nei gesti, nei simboli, nel linguaggio, la marcia su Roma”. Sbagliato. I gesti, i simboli e il linguaggio sono preesistenti rispetto al fiumanesimo: derivano infatti dalla Grande guerra o dalla tradizione goliardica, se non addirittura dal Risorgimento garibaldino (anche qui progressista), a partire dalla presa di Roma e del relativo motto “O Roma O morte!”. Quarto. Barone parla di Resistenza avversa al Poeta soldato. Questo è negazionismo. Ricordiamo invece che parecchi partigiani s’ispirarono a D’Annunzio, soprattutto nel novero di Giustizia e Libertà. Anche qui, basti leggere il libro già citato del professor Manco. Quinto. Sul razzismo di Fiume l’autore incappa in un falso. Nella reggenza fiumana le differenze e le particolarità linguistiche, oltre che religiose, politiche, di orientamento sessuale e di genere venivano non solo rispettate bensì anche incoraggiate. Per fortuna sono aspetti che buona parte dei sindaci di sinistra dei Comuni della provincia di Gorizia sanno bene. Lo dimostra la loro massiccia presenza alle commemorazioni che si sono svolte in questi ultimi anni in favore del Poeta-soldato. Lega Nazionale Gorizia

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