La bora è una sorta di requiem
itinerante.
Cammini per la città e vivi una
situazione a volte spettrale.
Oggetti rotolare con furia per le
strade, altri rompersi in mille frantumi, gli alberi dondolare con
vigore, il cielo aprirsi per una nuova vita che verrà.
La bora spazza via tutto ed il tutto.
La bora urlando si riprende i propri
spazi, i luoghi edificati dall'umanità selvaggia.
Ma vi è un luogo a Trieste ove la bora
prende forma.
Il Molo Audace.
Lì la potrai non solo sentire, in
tutta la sua potenza, ma anche vedere e toccare.
Prende forma sulla cresta delle mille
ed infine onde del golfo triestino.
Prende forma con le gocce salate
dell'acqua di mare.
Ed è una tentazione forte,
irrazionale, quella di voler fare schiaffeggiare il proprio corpo
dalla dea bora e sfidarla.
In tale metà novembre ci hanno provato,
come da consuetudine, diverse persone.
Verso il calar del sole, alle spalle
della periferia triestina, vedrai prima una coppia tentar questa
ardua ed audace impresa.
Ma cederà alla forza della bora.
Poi all'improvviso giungerà un gruppo di
ragazzi.
Armati di cappuccio e mera incoscienza
decidono di sfidare la bora.
Passo sicuro, veloce, determinato.
Ma all'improvviso uno di loro si
aggrapperà ad un lampione del Molo Audace.
La bora prevale.
Gli altri, titubanti, non sanno che
fare.
A quel punto arriverà una pattuglia
della polizia di Stato.
Si spingerà sino a metà molo.
I ragazzi con la loro incoscienza e
l'impresa mancata, saranno costretti a far marcia indietro, come poi
farà anche, con qualche manovra ed a fatica, la polizia.
Trieste è anche ciò.
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