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Il decreto istruzione e l'ennesima violazione del ccnl, il caso formazione docenti


L'articolo 4 del CCNL scuola, ancora vigente, almeno teoricamente, afferma, alla lettera B, che è materia di contrattazione collettiva integrativa nazionale anche il tema della formazione.
L'articolo 63 invece che conformemente all’Intesa sottoscritta il 27 giugno 2007 tra il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e le Confederazioni sindacali, verrà promossa, con particolare riferimento ai processi d’innovazione, mediante contrattazione, una formazione dei docenti in servizio organica e collegata ad un impegno di prestazione professionale che contribuisca all’accrescimento delle competenze richieste dal ruolo.
L'articolo 64 parla del diritto alla formazione che, dunque non è un dovere, infatti, al comma 1, si evince che la partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità.
L'articolo 65 invece che alle istituzioni scolastiche singole, in rete o consorziate, compete la programmazione delle iniziative di formazione, riferite anche ai contenuti disciplinari dell’insegnamento, funzionali al POF, individuate sia direttamente sia all’interno dell’offerta disponibile sul territorio, ferma restando la possibilità dell’autoaggiornamento.
Mentre l'articolo 69 al comma 3  si prevede testualmente ed espressamente che per gli insegnanti delle scuole collocate nelle aree a forte processo immigratorio, tenendo conto delle esperienze già realizzate l’amministrazione promuove l’organizzazione di seguenti attività formative:
  1. pronto intervento linguistico,
  2. corsi specifici sull’insegnamento della lingua italiana ad alunni ed adulti, di lingua nativa diversa dall’italiano,
  3. approfondimento delle tematiche dell’educazione interculturale,
  4. produzione e diffusione di materiali didattici.

Esiste un principio di legalità e di certezza del diritto?

Il decreto istruzione per l'ennesima volta entra, in modo abusivo, all'interno di ciò che deve essere materia contrattuale, ed impone nuovi obblighi ai docenti.
L'articolo 16 esplica che al fine di migliorare il rendimento della didattica, con particolare riferimento alle zone in cui è maggiore il rischio socio-educativo, e potenziare le capacità organizzative del personale scolastico, è autorizzata per l'anno 2014 la spesa di euro 10 milioni, oltre alle risorse previste nell'ambito di finanziamenti di programmi europei e internazionali, per attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico, di cui evidenzio in particolar modo:

1) il rafforzamento delle conoscenze e delle competenze di ciascun alunno, necessarie ad aumentare l'attesa di successo formativo, anche attraverso la diffusione di innovazioni didattiche e metodologiche, e per migliorare gli esiti nelle valutazioni nazionali svolte dall’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI) e degli apprendimenti, in particolare nelle scuole in cui tali esiti presentano maggiori criticità;
2) l'aumento delle competenze dei docenti degli istituzioni scolastiche impegnate nei percorsi di alternanza scuola-lavoro.
3) l'aumento delle competenze per favorire i percorsi di alternanza scuola-lavoro, anche attraverso periodi di formazione presso enti pubblici e imprese.

Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono definite le modalità di organizzazione e gestione delle attività formative  anche attraverso convenzioni con le università statali e non statali e con associazioni professionali di docenti accreditate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che possiedano specifica esperienza in questo tipo di interventi, da individuare nel rispetto dei princìpi di concorrenza e trasparenza. Il decreto disciplina altresì lo svolgimento delle iniziative di formazione con le imprese all'interno del contesto aziendale, al fine di promuovere lo sviluppo professionale specifico dei docenti coinvolti, attraverso l'apprendimento degli strumenti tecnico-laboratoriali più avanzati.

Dunque come ben si può notare si va oltre ciò che è previsto nella contrattazione collettiva, e si impone, in linea con quanto ho già scritto in precedenza sull'apprendistato per gli studenti, la formazione obbligatoria anche attraverso esperienze presso le imprese.
Per non parlare della formazione in caso di esito negativo delle prove Invalsi, e le prove Invalsi in questo senso de facto segnano una mera ricaduta sullo status giuridico e sul rapporto di lavoro del docente, con tutte le conseguenze del caso, la prima, quella di poter opporre legittima resistenza.
In questo decreto istruzione, non è minimamente indicata e specificata la fonte normativa del potere con cui si esercita la mera imposizione di nuovi obblighi e doveri contrattuali, appunto, per il lavoratore. E' un decreto, a parer mio, che ben potrebbe violare il principio di legalità.


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