I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Trieste si mobilita per dire no alla guerra



Mentre scrivo il cielo di Trieste è appena stato sorvolato da un aereo da guerra.
Quel rumore invasivo, quella velocità incredibile, quella potenzialità distruttiva volante, quella violenza reale che sorvola anche questo cielo, rischia di diventare l'ennesima normalità tra qualche giorno ma sul quel cielo ignorato da molti per lungo tempo, il cielo siriano.
Non abbiamo bisogno di bombe per la democrazia, di bombe per l'umanità, di bombe per la libertà.
In Siria sono due anni che continua un massacro, oltre 70 mila morti, quasi due milioni di profughi, ed il tutto nella tolleranza di quell'Occidente che osa dire quando una morte è tollerabile e quando una morte non è tollerabile.
Come se il massacro, le sofferenze che vive la popolazione di quel pezzo di terra, ignorato da molti, da due anni a questa parte fosse meno grave e meno rilevante od un qualcosa di accettabile rispetto alle presunti uccisioni accadute con le armi chimiche. 
Chi arma i così detti ribelli siriani?
Chi lucra in tutto ciò?
Guerra alla guerra, certamente, ma non con le bombe.
Ma qualcosa è mutato rispetto al passato.
L'arroganza anglo-franco-americana è stata fermata, per ora.
Attacchi durissimi sono giunti anche dal patriarca locale che ha definito come criminale un possibile attacco americano.
Siamo tutti responsabili dello stato di indifferenza con cui si è tollerata la situazione siriana.
Con questa consapevolezza, con un forte senso critico e di riflessione, Trieste, una delle prime, se non la prima città italiana, questo venerdì 30 agosto 2013 si mobiliterà.
Un presidio in Piazza dell'Unità alle 17.30 contro ogni guerra, sia interna che esterna, sia umanitaria che democratica.
Esiste la diplomazia, esistono mille ed infiniti modi per intervenire, ma si preferisce l'arroganza volta a giustificare da un lato il continuo incremento per le spesi militari e dall'altro a determinare il controllo e l'equilibrio strategico in zone territoriali particolarmente importanti nella complessità dell'economia mondiale.
Nessuna demagogia e retorica, ma una riflessione è dovuta ed è essenziale.
La guerra nella guerra doveva iniziare questo giovedì. Il tutto deciso a colpi di telefonate.
Mondo miserevole, verrebbe da urlare.
Sembra che sarà solo questione di giorni, muoviamoci insieme, tutti e tutte, in quel silenzio assordante che deve semplicemente dire no alla guerra ora e sempre.





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