L’Italia si obbliga a versare, allo scambio delle
ratifiche del Trattato, alla Santa Sede la somma di lire italiane
750.000.000 (settecento cinquanta milioni) ed a consegnare
contemporaneamente alla medesima tanto Consolidato italiano 5% al
portatore (col cupone scadente al 30 giugno p.v.) del valore nominale
di lire italiane 1.000.000.000 (un miliardo).
All'articolo due invece:
La Santa Sede dichiara di accettare quanto sopra a
definitiva sistemazione dei suoi rapporti finanziari con l’Italia
in dipendenza degli avvenimenti del 1870.
Con questa disposizione lo Stato Italiano, tramite
Mussolini, ed il Vaticano, tramite il Cardinale GASPARRI , ponevano
fine alla questione romana, correlata alla nota breccia di Porta Pia,
ritrovavano la concordia ma in particolar modo l'Italia salvava le
casse di una Chiesa che era sull'orlo del fallimento.
Un risarcimento danni illegittimo, sproporzionato e
figlio solo di un compromesso politico non condiviso e sostenuto da
buona parte del popolo italiano.
Quella cifra, se attualizzata, con la rivalutazione
monetaria, corrisponde circa a due miliardi e mezzo di euro.
Solo con una iniziativa parlamentare, visto che non è
ammissibile referendum su quella materia, poiché la Corte
Costituzionale con sentenza n. 16 del 2 febbraio 1978 lo dichiarò
inammissibile, in quanto «trattato» con uno stato estero,
supportata da una pressione del popolo, è possibile pretendere ciò
che è giusto pretendere. La restituzione di ciò che è stato
“elargito” alla Chiesa in modo illegittimo ed in ogni caso
sproporzionato e non in modo equo dall'Italia di Mussolini.
Due miliardi e mezzo di euro.
I modi per ottenere la ripetizione di quella somma si possono trovare, le vie della dignità sono infinite, d'altronde la dignità non ha prescrizione.
Si eviterebbe una manovra finanziaria, ai danni dei
cittadini e si offrirebbe una piccola ma importante boccata di
ossigeno alla casse del nostro Stato sempre più dissestato.
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