Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Elezioni USA, perché non fare votare il resto dell'Occidente?



Victory for Obama

Alle 5 e 16 italiane del 7 novembre 2012 arriveranno le prime agenzie di stampa che azzarderanno quella che poi sarà la conferma.

La vittoria dei Democratici.

Internet, stampa, Tv, tutti i media focalizzati su queste elezioni.
Il mondo occidentale praticamente per due giorni ha rallentato la propria corsa.
In Italia, per tutta la notte, i principali canali televisivi hanno vissuto una vera e propria maratona con tanto di polemiche.
Tra chi rivendicava di effettuare collegamenti in terra americana con il solo telefono o internet e chi invece, con effetti speciali degni del miglior Hollywood, realizzava collegamenti a dir poco costosi e forse anche ridicoli.
Si è spettacolarizzata l'informazione
Per due giorni l'intero Occidente ha sventolato la bandiera a stelle e strisce.
Per due giorni l'intero Occidente ha chiaramente ammesso di essere una colonia americana.
Servizi e speciali su ogni elemento possibile ed immaginabile, da Obama che compra le patatine ad Obama che gioca a basket nella Casa Bianca, dalle votazioni avvenute anche in lavanderia all'esercito di avvocati che ha controllato i seggi.
Alcuni commentatori diranno che il 45% degli elettori appartiene ai Repubblicani l'altro 45% ai Democratici.
Sarà il 10 % degli elettori a determinare l'elezione del prossimo Presidente USA.
Un 10% che condizionerà le sorti dell'intero Occidente.
Sorge spontanea la domanda, ma a questo punto perché non chiamare al voto l'intero Occidente, feudo o colonia degli Usa?
Piuttosto che vivere da spettatori impotenti, magari con pop corn e coca cola, quelle elezioni che condizioneranno i prossimi quattro anni delle politiche occidentali, sarebbe più utile coinvolgere direttamente l'Occidente attivamente a quel processo elettorale.
Certo ciò vorrebbe dire ammettere formalmente la dipendenza dagli Usa, ma sostanzialmente questa dipendenza esiste e sussiste, la maratona televisiva, dei media e di internet ne è stata una conferma.
Per 48 ore ci hanno trascinato in territorio americano.
Forse quando vi era il muro di Berlino, con due blocchi e due ideologie determinanti, la storia, anche mediatica, era diversa.
Ma oggi non lo è più.

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