I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Elezioni USA, perché non fare votare il resto dell'Occidente?



Victory for Obama

Alle 5 e 16 italiane del 7 novembre 2012 arriveranno le prime agenzie di stampa che azzarderanno quella che poi sarà la conferma.

La vittoria dei Democratici.

Internet, stampa, Tv, tutti i media focalizzati su queste elezioni.
Il mondo occidentale praticamente per due giorni ha rallentato la propria corsa.
In Italia, per tutta la notte, i principali canali televisivi hanno vissuto una vera e propria maratona con tanto di polemiche.
Tra chi rivendicava di effettuare collegamenti in terra americana con il solo telefono o internet e chi invece, con effetti speciali degni del miglior Hollywood, realizzava collegamenti a dir poco costosi e forse anche ridicoli.
Si è spettacolarizzata l'informazione
Per due giorni l'intero Occidente ha sventolato la bandiera a stelle e strisce.
Per due giorni l'intero Occidente ha chiaramente ammesso di essere una colonia americana.
Servizi e speciali su ogni elemento possibile ed immaginabile, da Obama che compra le patatine ad Obama che gioca a basket nella Casa Bianca, dalle votazioni avvenute anche in lavanderia all'esercito di avvocati che ha controllato i seggi.
Alcuni commentatori diranno che il 45% degli elettori appartiene ai Repubblicani l'altro 45% ai Democratici.
Sarà il 10 % degli elettori a determinare l'elezione del prossimo Presidente USA.
Un 10% che condizionerà le sorti dell'intero Occidente.
Sorge spontanea la domanda, ma a questo punto perché non chiamare al voto l'intero Occidente, feudo o colonia degli Usa?
Piuttosto che vivere da spettatori impotenti, magari con pop corn e coca cola, quelle elezioni che condizioneranno i prossimi quattro anni delle politiche occidentali, sarebbe più utile coinvolgere direttamente l'Occidente attivamente a quel processo elettorale.
Certo ciò vorrebbe dire ammettere formalmente la dipendenza dagli Usa, ma sostanzialmente questa dipendenza esiste e sussiste, la maratona televisiva, dei media e di internet ne è stata una conferma.
Per 48 ore ci hanno trascinato in territorio americano.
Forse quando vi era il muro di Berlino, con due blocchi e due ideologie determinanti, la storia, anche mediatica, era diversa.
Ma oggi non lo è più.

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