Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Grado zero


Zero.
Un giorno qualunque, in questo pieno autunno, caldo per un clima incredibilmente da fine estate che osserva l'inverno bussare alle porte, scopri che l'acqua salata del mare è calda, scopri che la bora di fine autunno è lenta.
Una lentezza che corre in sintonia con l'impulso di rabbia che giorno dopo giorno muta l'individuo in una persona che ulula al mondo il proprio sconforto depresso.
Lenta come la Barcolana di questo strano anno.
Lenta come il tempo del pescatore.
Normale, come la norma in simbiosi con il male.
Normale.
In tale giorno qualunque nelle prime ore serali decidi di camminare per le vie di Grado.
Foglie autunnali rivestono la strada artificiale, negozi chiusi, spiaggia deserta, giochi per bambini sparsi nel silenzio autunnale, brividi di autunno.
Zero.
Zero come le persone in cammino per le strade di Grado.
Zero le auto in circolazione per le vie di Grado.
Poche settimane prima, questa cittadina tanto amata dai turisti tedeschi, era avvolta dal caos più totale.
Ora silenzio assoluto.
Tu ed il mare.
Tu ed il deserto
Tu e lo zero.
Pensi alle scene tante volte viste in qualche film catastrofico.
Strade desertificate, città vuote e svuotate, case chiuse, negozi chiusi, auto abbandonate.
No, non è un film.
E' una sera feriale qualunque in piena crisi sociale e reale.
Anche i treni così detti di massa sono poco frequentati.
Prenoti la carrozza 8 ed il posto 18 e scopri che il posto non esiste.
Già, uno scherzo della tecnologia.
Il posto che non c'è .
Chiedi al controllore e ti risponde, “puoi andare dove vuoi, tanto il treno è vuoto”
Un treno che attraversa metà Italia.
Un treno vuoto.
Una piena in crisi.
Semplicemente Grado zero.

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