L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Grado zero


Zero.
Un giorno qualunque, in questo pieno autunno, caldo per un clima incredibilmente da fine estate che osserva l'inverno bussare alle porte, scopri che l'acqua salata del mare è calda, scopri che la bora di fine autunno è lenta.
Una lentezza che corre in sintonia con l'impulso di rabbia che giorno dopo giorno muta l'individuo in una persona che ulula al mondo il proprio sconforto depresso.
Lenta come la Barcolana di questo strano anno.
Lenta come il tempo del pescatore.
Normale, come la norma in simbiosi con il male.
Normale.
In tale giorno qualunque nelle prime ore serali decidi di camminare per le vie di Grado.
Foglie autunnali rivestono la strada artificiale, negozi chiusi, spiaggia deserta, giochi per bambini sparsi nel silenzio autunnale, brividi di autunno.
Zero.
Zero come le persone in cammino per le strade di Grado.
Zero le auto in circolazione per le vie di Grado.
Poche settimane prima, questa cittadina tanto amata dai turisti tedeschi, era avvolta dal caos più totale.
Ora silenzio assoluto.
Tu ed il mare.
Tu ed il deserto
Tu e lo zero.
Pensi alle scene tante volte viste in qualche film catastrofico.
Strade desertificate, città vuote e svuotate, case chiuse, negozi chiusi, auto abbandonate.
No, non è un film.
E' una sera feriale qualunque in piena crisi sociale e reale.
Anche i treni così detti di massa sono poco frequentati.
Prenoti la carrozza 8 ed il posto 18 e scopri che il posto non esiste.
Già, uno scherzo della tecnologia.
Il posto che non c'è .
Chiedi al controllore e ti risponde, “puoi andare dove vuoi, tanto il treno è vuoto”
Un treno che attraversa metà Italia.
Un treno vuoto.
Una piena in crisi.
Semplicemente Grado zero.

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