Zero.
Un giorno qualunque, in questo pieno
autunno, caldo per un clima incredibilmente da fine estate che osserva l'inverno bussare alle porte, scopri
che l'acqua salata del mare è calda, scopri che la bora di fine
autunno è lenta.
Una lentezza che corre in sintonia con
l'impulso di rabbia che giorno dopo giorno muta l'individuo in una
persona che ulula al mondo il proprio sconforto depresso.
Lenta come la Barcolana di questo
strano anno.
Lenta come il tempo del pescatore.
Normale, come la norma in simbiosi con
il male.
Normale.
In tale giorno qualunque nelle prime
ore serali decidi di camminare per le vie di Grado.
Foglie autunnali rivestono la strada
artificiale, negozi chiusi, spiaggia deserta, giochi per bambini
sparsi nel silenzio autunnale, brividi di autunno.
Zero.
Zero come le persone in cammino per le
strade di Grado.
Zero le auto in circolazione per le vie
di Grado.
Poche settimane prima, questa cittadina
tanto amata dai turisti tedeschi, era avvolta dal caos più totale.
Ora silenzio assoluto.
Tu ed il mare.
Tu ed il deserto
Tu e lo zero.
Pensi alle scene tante volte viste in
qualche film catastrofico.
Strade desertificate, città vuote e
svuotate, case chiuse, negozi chiusi, auto abbandonate.
No, non è un film.
E' una sera feriale qualunque in piena
crisi sociale e reale.
Anche i treni così detti di massa sono
poco frequentati.
Prenoti la carrozza 8 ed il posto 18 e
scopri che il posto non esiste.
Già, uno scherzo della tecnologia.
Il posto che non c'è .
Chiedi al controllore e ti risponde,
“puoi andare dove vuoi, tanto il treno è vuoto”
Un treno che attraversa metà Italia.
Un treno vuoto.
Una piena in crisi.
Semplicemente Grado zero.
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