Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

E' l'una di notte e la città vive



E' l'una di notte.
Puntuali come non mai ecco la maggior parte dei semafori triestini andare in letargo per qualche ora.
Lampeggiano.
Giallo dominante le vie silenziose di una città apparentemente dormiente.
Vedrai al largo di Barcola pescherecci con potenti fari illuminar a giorno il mare notturno, vedrai una infinità di navi essere ancorate nel profondo golfo triestino, vedrai il faro della Vittoria richiamare e guidare il volo dei gabbiani affamati.
Ma vedrai anche i soliti camion dei rifiuti sostare accanto ai colorati bidoni della spazzatura, le quattro frecce lampeggiare, ed il braccio meccanico accompagnato dal rumore di una società post industriale, svolgere quel lavoro che per anni è stato affrontato dalle braccia umana.
Ora un monitor, una telecamera, un pulsante, un braccio automatico sostituiscono la fatica umana.
Un robot, ed un lavoratore umano in meno, per un lavoro poco umano ma utile.
Vedrai la solita fila di taxi attendere la chiamata di qualche cliente,noterai innanzi lo spiazzale della stazione centrale, il cui atrio in questa estate turistica è volutamente illuminato, persone andare alla ricerca di quello sguardo smarritosi nella piazza della libertà ai piedi della principessa Sissi.
Ascolterai il rumore dei motorini sfrecciare sulle rive triestine, il fischio degli alberi delle barche ormeggiate in città, il suono dell'acqua spruzzata da qualche tubo ripulire il piazzale invaso da fiumi di alcol da una gioventù poco idealista molto materialista, il tocco delle campane indicar l'ora che avanza, le lamentele di chi cerca invano un parcheggio sotto casa, e vedrai la solita fila interminabile di auto, tutte graffiate ed ammaccate, e comprendi anche perché Trieste è la città delle assicurazioni, oltre che per le note ragioni commerciali e navali, anche per la guida certamente sportiva tutta triestina.
Un tocco, una botta e la fuga è assicurata, il graffio e l'ammaccatura anche, un bel vai a quel paese pure.
Ti chiederai se le forze dell'ordine saranno al solito posto di blocco od avranno cambiato zona, giusto per dare un senso diverso alla solita imposta ordinarietà, incontrerai i venditori ambulanti di rose o di oggetti volanti colorati ed illuminati che in una notte di estate rischiano di essere confusi nell'alto del cielo sempre più blu notte come oggetti volanti non identificati, ufo triestini, rientrare dalle loro tipiche fatiche quotidiane, fatte spesso di insulti a volte di sorrisi, e poi ascolterai all'improvviso il silenzio.


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