I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Oggi non ho niente da dire.


Ciò che scrivo è ciò che esprimo con l'eco del dubbio.
Ciò che esprimo con l'eco del dubbio è ciò che penso.
Ciò che penso è ciò che sconvolge, picchia, accarezza, violenta, bacia, il mio essere nessuno nel mare del qualcuno.
Emozioni e pensieri, vivono l'atto dell'amore nel perdurante errare in una vita dove si deve osare.
Osare nella voglia di essere ascoltati.
Ascoltare.
Non esiste la verità assoluta.
La verità nella via dell'assolutezza diviene menzogna.
Esiste la rappresentazione di una vita, la rappresentazione di una prospettiva.
Le onde del mare triestino ora possono essere violente, ora irrequiete, ora irrilevanti, ora semplicemente onde di mare.
Nessuna verità certa.
E' proprio il senso del dubbio che deve condurre il tuo essere uomo o donna in quella strada.
Una strada ove incontrerai il tuo pensiero.
Forse accadrà in via della Bora, forse in via della Cattedrale, forse in una via senza nome.
Ed odierai il tuo essere consapevole
Ma amerai l'emozione di essere vivo.
Un respiro, un battito di cuore, la solita biologia umana.
Ascoltare.
La ricerca della propria verità parte prima di ogni cosa dalla voglia di osare.
Sì, osare nella via del dubbio.
Vivo il dubbio.
Una sola voce non è la voce.
Un solo eco è l'eco.
Chi nega il confronto, chi nega l'informazione, chi impone l'atto come ordine risolutore 
di ogni dubbio umano, è il primo bugiardo, despota autoritario di questo tempo.
Ascoltare.
Ma questo è il tempo del sentire non dell'ascoltare.
Eppure qualcuno ascolterà.
Comprenderà.
Comprenderà che il novecento è passato.
Comprenderà che la storia nulla ha insegnato.
Comprenderà che la terminologia ha ucciso l'ideologia.
Comprenderà che l'ideologia oggi è divenuta demagogia.
Comprenderà che la demagogia è la fine di ogni inizio di ribellione.
Comprenderà che l'idea si ricicla, muta veste, si traveste.
Comprenderà che in tale era post-moderna non esiste una Storia da studiare, non esiste una Storia da revisionare.
Perché la storia siamo noi.
La viviamo, la scriviamo, la critichiamo, ci siamo dentro.
Siamo pezzi di quella storia che nel giorno che verrà qualcuno o qualcuna leggerà in qualche monitor, in qualche pagina di libro.
Poche righe per descrivere un momento lungo una eternità che ha segnato dolori e sofferenze, amori e passioni, vissute da tutti noi ogni giorno, ogni alba e tramonto, ogni calar del sole, ogni elevar della luna.
Poche righe che faranno della nostra storia, una Storia da studiare e dimenticare.
Vivo il dubbio.
Cerco il dubbio.
Ed il frutto acerbo della certezza diventerà il frutto maturo del dubbio.
Ebbene in tal preciso e conciso momento sarai pronto.
Sarai pronto per essere umano.
Oggi non ho niente da dire.
No.

Marco Barone

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