L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Oggi non ho niente da dire.


Ciò che scrivo è ciò che esprimo con l'eco del dubbio.
Ciò che esprimo con l'eco del dubbio è ciò che penso.
Ciò che penso è ciò che sconvolge, picchia, accarezza, violenta, bacia, il mio essere nessuno nel mare del qualcuno.
Emozioni e pensieri, vivono l'atto dell'amore nel perdurante errare in una vita dove si deve osare.
Osare nella voglia di essere ascoltati.
Ascoltare.
Non esiste la verità assoluta.
La verità nella via dell'assolutezza diviene menzogna.
Esiste la rappresentazione di una vita, la rappresentazione di una prospettiva.
Le onde del mare triestino ora possono essere violente, ora irrequiete, ora irrilevanti, ora semplicemente onde di mare.
Nessuna verità certa.
E' proprio il senso del dubbio che deve condurre il tuo essere uomo o donna in quella strada.
Una strada ove incontrerai il tuo pensiero.
Forse accadrà in via della Bora, forse in via della Cattedrale, forse in una via senza nome.
Ed odierai il tuo essere consapevole
Ma amerai l'emozione di essere vivo.
Un respiro, un battito di cuore, la solita biologia umana.
Ascoltare.
La ricerca della propria verità parte prima di ogni cosa dalla voglia di osare.
Sì, osare nella via del dubbio.
Vivo il dubbio.
Una sola voce non è la voce.
Un solo eco è l'eco.
Chi nega il confronto, chi nega l'informazione, chi impone l'atto come ordine risolutore 
di ogni dubbio umano, è il primo bugiardo, despota autoritario di questo tempo.
Ascoltare.
Ma questo è il tempo del sentire non dell'ascoltare.
Eppure qualcuno ascolterà.
Comprenderà.
Comprenderà che il novecento è passato.
Comprenderà che la storia nulla ha insegnato.
Comprenderà che la terminologia ha ucciso l'ideologia.
Comprenderà che l'ideologia oggi è divenuta demagogia.
Comprenderà che la demagogia è la fine di ogni inizio di ribellione.
Comprenderà che l'idea si ricicla, muta veste, si traveste.
Comprenderà che in tale era post-moderna non esiste una Storia da studiare, non esiste una Storia da revisionare.
Perché la storia siamo noi.
La viviamo, la scriviamo, la critichiamo, ci siamo dentro.
Siamo pezzi di quella storia che nel giorno che verrà qualcuno o qualcuna leggerà in qualche monitor, in qualche pagina di libro.
Poche righe per descrivere un momento lungo una eternità che ha segnato dolori e sofferenze, amori e passioni, vissute da tutti noi ogni giorno, ogni alba e tramonto, ogni calar del sole, ogni elevar della luna.
Poche righe che faranno della nostra storia, una Storia da studiare e dimenticare.
Vivo il dubbio.
Cerco il dubbio.
Ed il frutto acerbo della certezza diventerà il frutto maturo del dubbio.
Ebbene in tal preciso e conciso momento sarai pronto.
Sarai pronto per essere umano.
Oggi non ho niente da dire.
No.

Marco Barone

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