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Trieste: 600 giubbotti contraffatti e sequestrati donati ai poveri

Il natale è arrivato.
Natale in tempo di crisi, ma natale dove ogni tanto emergono iniziative che se non relegate solo a questo giorno, ma eventualmente ripetute nel tempo, potrebbero certamente essere di buon spessore sociale.
Non mi riferisco ovviamente alla notizia che ha reso questo 25 dicembre macchiato nel sangue, ovvero al tristissimo attentato realizzato  in una zona tribale pachistana alla frontiera con il Pakistan denominata Bajaur Agency quando,  oltre 1.000 persone erano ferme ad un posto di controllo della polizia davanti ad un ufficio del Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu nella Civil Colony di Khar, principale città della Bajaur Agency.Il bilancio dei morti e dei feriti è enorme.

Mi riferisco  invece ad un comunicato della Polizia di Stato di Frontiera di Trieste.

Capi d'abbigliamento contraffatti e sequestrati dalla polizia di frontiera di Trieste lo scorso novembre, al confine italo-sloveno, saranno distribuiti a ragazzi bisognosi e ai senzatetto.
La merce, 600 giubbotti, era stata trovata all'interno di un furgone alla cui guida si trovava un cittadino ungherese e invece di essere distrutta, come prevede la prassi, verranno donati ad alcuni centri socio-assistenziali della città di Trieste per essere poi distribuiti alle persone più bisognose.


La normativa attuale sul punto prevede che per quanto riguarda la merce sottoposta a sequestro nell'ambito di un procedimento penale si attribuisce all'autorità giudiziaria il potere di procedere alla distruzione non solo delle merci deperibili ma anche delle merci contraffatte e di quelle di cui è vietata la fabbricazione, il possesso e la vendita se la custodia risulta particolarmente costosa per il bilancio dello stato o pericolosa per la sicurezza, la salute o l'igiene pubblica.


Invece la Procura della Repubblica di Trieste  ha valutato positivamente la richiesta avanzata dalla Polizia di Frontiera  consistente appunto nel voler donare quei giubbotti  in un momento economico e sociale drammatico come questo, a tutte quelle  persone che vivono in condizioni precarie.


A natale si è tutti più buoni verrebbe da dire, questa iniziativa, mi auguro che verrà ripresa anche in futuro, perchè distruggere capi d'abbigliamento che per le leggi del mercato dell'economia sono considerate contraffatte, anche se magari la manodopera è sempre la stessa, è pura follia e spreco enorme.
Destinare ciò invece a chi è più debole nella società,  mi sembra un bel gesto anche di buona civiltà.

Marco Barone

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Marco Barone