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Lo strano accordo tra il Ministero dell'Ambiente ed il Costa Rica.

La ministra Stefania Prestigiacomo  ex presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Siracusa, certamente a Cancun non avrà dimenticato le proprie origini di appartenenza di classe ovvero quella imprenditoriale.
Sul sito del Ministero all'Ambiente, Ministero che dovrebbe tutelare appunto l'ambiente, si legge che da Cancun e' arrivata una lezione di diplomazia e di pragmatismo. E' stato sconfitto l'estremismo ideologico che, dopo Copenhaghen, rischiava di fare naufragare definitivamente la battaglia sul clima. Si precisa anche che  l'Italia fara' fino in fondo la sua parte, cogliendo le grandi oppportunita' offerte dalla sfida per lo sviluppo sostenibile.
Si ricomincia, insomma, da Cancun con ottimismo.

Certo, grande ottimismo, grande pragmatismo, grandi opportunità per lo sviluppo sostenibile, e quindi grande regalo ai capitalisti Italiani.

A Cancun viene sbandierato con grande soddisfazione dalla ministra il seguente accordo:

Italia e Costa Rica hanno firmato  un accordo di cooperazione sulla lotta ai cambiamenti climatici attivando una partnership sulle politiche e sulle misure di adattamento e mitigazione e con l’obiettivo dello scambio di conoscenze ed esperienze tecniche e scientifiche in questo campo. L’accordo e’ stato firmato dal Ministro dell’Ambiente italiano Stefania Prestigiacomo e dal Vice Ministro dell’Ambiente e dell’Energia del Costa Rica Andrei Bourrouet presso la delegazione italiana alla Conferenza di Cancun.
L’accordo prevede la creazione di un gruppo di lavoro per promuovere:

    * L’individuazione, l’applicazione e l’implementazione delle migliori tecniche e delle migliori pratiche per l’adattamento e la mitigazione;
    * Programmmi di ricerca;
    * Scambio di esperienze.

      Fonti pubbliche e/o private di finanziamento per tali attivita’ saranno individuate dal gruppo di lavoro con l’assistenza delle rispettive Ambasciate. Il gruppo sara’ guidato dal direttore generale del Ministero dell’Ambiente e da un rappresentante del Ministro dell’Ambiente del Costa Rica.


Non si nascondono certamente dietro le parole gli  intenti manifestati dalle pedine manovrate dai poteri governanti l'economia italiana.

Come è ben noto l'economia della Costa Rica un tempo  si basava sulle ricchezze agricole, oggi è invece prevalentemente indirizzata alle esportazioni di prodotti non tradizionali, tra i quali l´elettronica, il tessile, il biomedico, l´agricoltura (che pesa solo per l´8%) con banane e ananassi, di cui è il secondo produttore mondiale, caffè premium, ed i servizi (call-center, software, banche, ecc.). Le esportazioni nel 2006 sono state di circa 7 miliardi di dollari. La povertà estrema riguarda circa il 18% della popolazione.

La Costa Rica è altresì nota per  l'assenza di norme e misure restrittive di controllo sul versante delle transazioni finanziarie, la Costa Rica è annoverata tra i cosiddetti "paradisi fiscali".

Quindi, prima domanda quali esperienze "scambiare" con la Costa Rica?
Come coltivare le banane?
Ovviamente ciò viene detto con  tutto il rispetto dei coltivatori e lavoratori della Costa Rica, ma le prese in giro non piacciono a nessuno, tanto meno quando nel nome dell'ambiente e della sua salvaguardia in realtà non si attua altro che  enorme speculazione per tutelare gli interessi di altri.
Altri però ben noti alla società Italiana.

Mi viene in mente per esempio Enel Greenpower che  è la società più internazionale al mondo tra quelle che producono chilowattora verdi. Conta centrali per 4.500 megawatt, di cui 2.500 in Italia. Gli insediamenti principali sono in America del Nord (Stati Uniti, Canada e Messico), in America centrale e del Sud (Guatemala, Costarica, Salvador, Panama, Cile e Brasile). In Europa ha molte centrali eoliche in Spagna tramite il 50% della joint venture Union Fenosa Renovables, e in Francia, Grecia, Bulgaria e Romania. Per produzione (17 miliardi di chilowattora prodotti nel 2008) e fatturato è la società numero uno al mondo, mentre per megawatt "verdi" istallati la prima al mondo è la spagnola Iberdrola con 7.500 megawatt eolici (l'eolico produce chilowattora soltanto quando soffia vento).

Con 32 impianti di energia rinnovabile l'azienda sviluppa progetti in Messico, Guatemala, Costa Rica, Nicaragua, El Salvador, Panama, Cile e Brasile.


Con le sue diverse tecnologie che vanno dall’idroelettrico, all’eolico e al geotermico la società ha mantenuto un ruolo importante nella regione con 667 MegaWatt di capacità rinnovabile e partecipazioni di minoranza in altri 195 MegaWatt.

Ecco la seconda domanda.
Sarà per caso che quell'accordo stipulato con la Costarica in realtà sia un modo per favorire l'Enel? Si, quella società le cui bollette oggi risultano essere per noi tutti contribuenti tra le più care dell'intera Europa, sì quella società a cui si è pagato con le nostre tasche indennizzo per la privatizzazione definita nel settore dell'energia.

I dubbi è più che lecito maturarli.

Il Sudamerica è oggetto di grande interesse per la grande imprenditoria italiana.

Per esempio l'Eni era da tempo che guardava con interesse le risorse energetiche venezuelane  L’Ente Nazionale Idrocarburi ha fatto sapere recentemente  di voler investire circa 17 miliardi di dollari congiuntamente a Petroleos de Venezuela, al fine di produrre e raffinare petrolio nel territorio di Orinoco Belt (nella parte nord-orientale del paese).

 Beh, la ministra ricordava che a Cancun e' arrivata una lezione di diplomazia e di pragmatismo. E' stato sconfitto l'estremismo ideologico che, dopo Copenhaghen, rischiava di fare naufragare definitivamente la battaglia sul clima.

Si,ha proprio ragione.
Evviva questo modo di amministrare l'interesse pubblico.
Evviva questo modo di tutelare l'ambiente.
Evviva questo modo di agevolare il capitalismo italiano.

Sarà che vogliono trasformare l'Italia nella Repubblica delle banane?
Marco Barone

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