L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Sgomberate le scuole triestine ma la lotta continua.

Mentre in città come Bologna iniziano le occupazioni vedi quella del liceo Artistico Arcangeli avvenuta da parte di centinaia di studenti e studentesse, a Trieste, città che per prima ha posto in essere tale forte protesta, nella giornata odierna la Digos ha provveduto a sgomberare le scuole occupate.

Infatti, quella odierna è stata una giornata a dir poco calda  nella tranquilla quotidianità della splendida città di confine ove sogni e realtà si uniscono nell'atto dell'esistenza.

Dopo giorni legittimi di occupazione delle scuole della città, da quello che è stato definito come il movimento più rilevante dopo il periodo di lotta sociale del 1968 che ha caratterizzato i conflitti sociali triestini, la Digos ha provveduto ad effettuare lo sgombero di tutte le scuole occupate.
Gli studenti come reazione a tale atto di Stato, hanno deciso in massa di bloccare la via principale della città, via Carducci nei pressi della Piazza intitolata all'irredentista Oberdan ed accanto al vecchio Tram azzurro che con la funicolare raggiunge Opicina.Molte identificazioni effettuate, nessuna violenza posta in essere dagli studenti i quali hanno protestato in modo assolutamente pacifico.
Anzi permettevano il passaggio dei mezzi pubblici, permettevano il passaggio dei mezzi di soccorso e ciò occorre sottolinearlo.
Hanno dimostrato grande intelligenza nella gestione della situazione ed in particolar modo hanno anche provveduto a pulire le scuole, a pitturare i bagni,a ridar un minimo di dignità a quelle strutture che accolgono durante l'anno studenti e docenti.


Voi ci private del futuro e noi vi occupiamo le città, oppure Cogito ergo occupo, questi alcuni degli slogan cantati dagli studenti di Trieste.

Ragazzi e ragazze preoccupati/e del loro futuro, un futuro incerto un futuro che nel nome della flessibilità voluta dal sistema divenuta oggi estrema precarietà lottano per rivendicare una scuola più sicura e per  la piena mera affermazione del diritto allo studio.

Tra le cose fatte dal movimento di Trieste emerge la preparazione di una serie di documenti contenenti obiettivi da raggiungere per migliorare la scuola sia a livello d'istituto che d'istituzione in tema di edilizia ed organizzazione didattica.
Vogliono ottenere promesse concrete dalle Istituzioni a cui si rivolgono con forte preoccupazione, ma senza nessun timore di far sentire la loro voce; vogliono lottare contro i tagli indiscriminati posti in essere dalla Gelmini, il tutto ricordando l'esistenza di importanti articoli della nostra Carta Costituzionale come l'articolo 9, il 33, il 34, ed in particolar modo il principio che l'istruzione è un diritto e non un privilegio.


Mi verrebbe da dire disoccupato il futuro, occupando le città la lotta continua.


E la lotta continuerà con quel sano e genuino entusiasmo, con quella voglia di opporsi senza violenza alcuna alle violenze imposte dall'alto che a colpi di norme e decreti volendo emulare il modello scolastico inglese, spogliano l'istruzione dalla sua essenza per produrre lavoratori e menti non pensanti per essere sfruttati dal sistema e da chi lo manovra.

Ma solo la lotta sana non compromessa con le logiche delle strumentalizzazioni politiche o sindacali, la lotta finalizzata ad unire lavoratori e studenti, migranti ed operai, impiegati e docenti, lavoratrici e lavoratori tutti per riappropriarsi del diritto alla libertà nell'esistenza, alla libertà di essere,  potrà render reale il sogno di un futuro immediato diverso. 

La voglia di lottare deve essere sempre presente  ed a tal proposito  mi vengono in mente le parole di Claudio Lolli: "Attenzione a non svegliarsi una mattina senza la voglia di cambiare".




Marco Barone
 

Commenti

  1. Lei dice: "Hanno dimostrato grande intelligenza nella gestione della situazione ed in particolar modo hanno anche provveduto a pulire le scuole, a pitturare i bagni,a ridar un minimo di dignità a quelle strutture che accolgono durante l'anno studenti e docenti."

    Peccato non sia stato dappertutto così e in una scuola (Istituto Carli) i danneggiamenti e i saccheggi sono stati notevoli e le condizioni in cui sono stati lasciati i locali sono più simili a latrine che ad una scuola.

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