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La spettacolarizzazione della sofferenza umana: anziana schiacciata tra due bus e... ressa per fotografarla.

La televisione, il cui significato è vedere a distanza, ed il cui termine  venne stabilito il 10 marzo 1947 durante la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni di Atlantic City, un tempo era un mezzo che pochi potevano permettersi, era quasi uno status della propria ricchezza, nel giro di pochi anni è divenuto strumento indispensabile per rincitrullire il proprio cervello e controllare , dirigere, l'opinione della massa.

Stessa cosa con  il telefonino.

Ricordo i primi telefonini.
Erano macigni enormi, costosissimi ed anche questi rappresentavano uno status sociale ben definito.
Ora i telefonini vengono regalati ai ragazzi anche a solo 13 anni, se non prima e la televisione è la principale causa di assopimento delle proprie facoltà critiche mentali ed è ,al pari del telefonino, necessaria  per una generazione sempre più assorta nella ignoranza del gossip e della  spettacolarizzazione.

Questi due strumenti uniti nella teatro sociale in cui viviamo, sono spesso causa di atteggiamenti nel porsi verso l'altro, verso la persona umana, a dir poco deplorevoli.

Ecco enormi file per partecipare a selezioni di spettacoli televisivi come il Grande Fratello o l'Isola dei Famosi, ecco ragazzi che cercano in tutti i modi di andare alla ricerca della propria celebrità temporanea affinché si possa dire sono famoso, si è parlato della mia persona, ecc.


Purtroppo questa realtà,cruda è quella con cui ogni giorno dobbiamo necessariamente confrontarci ed anche scontrarci sbattendo spesso la testa contro il muro del consumismo del materialismo, della cafonaggine.
 
A Trieste si è verificato un brutto incidente stradale. Una signora anziana è praticamente rimasta travolta e schiacciata da un autobus mentre attendeva la partenza di un altro mezzo pubblico.

La signora agonizzante, che purtroppo  ha anche subito l'amputazione dell'arto rimasto schiacciato tra i mezzi, è stata, per molti ragazzi che hanno assistito a tale episodio, oggetto di un grande momento euforico.
Euforia dettata dalla voglia di avere la fotografia più bella, più impressionante, il video più sconcertante da caricare magari su you tube.
Tutto questo, mentre la signora soffriva terribilmente.
Sul piccolo di Trieste infatti si legge che "Numerosi quelli che hanno avuto l'idea di riprendere addirittura la scena con il videofonino. Un comportamento che ha spinto alcuni agenti a fare la voce grossa in più di un'occasione. "Cosa fotografate? - è stato il richiamo mosso ad alcuni ragazzini che, cellulare alla mano, cercavano l’inquadratura migliore -. Qui non c'è niente di interessante da vedere. Fate spazio e lasciateci lavorare".
http://ilpiccolo.gelocal.it/dettaglio/anziana-schiacciata-tra-due-bus-ressa-per-scattare-foto-col-telefonino/2718626

Ciò purtroppo non è la prima volta che succede e probabilmente non sarà neanche l'ultima.
Che l'uomo sia essere curioso ciò è un dato di fatto.
Tale desiderio a volte irrequieto di sapere di cercare una notizia una conferma o meno su una determinata questione non sempre è cosa negativa, anzi.
Ma esistono dei limiti.
Esistono dei paletti dettati da quel buon senso e rispetto sia della persona che della sofferenza umana che non devono essere travalicati,mai.

Mi viene in mente episodio accaduto pochi giorni addietro, ma in Calabria, a ben 1250 km di distanza da Trieste.
Ma anche la sostanza è sempre quella, anche se cambi realtà territoriale.
Auto parcheggiata in doppia fila, si blocca il traffico nel centro città, arrivano i vigili, si crea grande folla.
Tutti a fare foto.
Ma cosa si deve fotografare?
I vigili che fanno la multa?
Beh forse ciò in quella città era veramente evento più unico che raro.
Oppure il traffico che si era magicamente creato a causa di quell'atto di egoismo nel parcheggiare la propria auto era un qualcosa che meritava una foto ricordo?

Eppure si fotografava e si facevano video incrementando ancora di più il traffico cittadino.

Certo, il caso di Trieste è  a dir poco sconvolgente, ma se ciò è successo le responsabilità sono da ravvisare proprio in quella spettacolarizzazione della sofferenza umana che oggi giorno pone la dignità della persona in secondo piano rispetto alla notizia ed all'evento.
Il caso di Sarah Scazzi e la tragedia in diretta vissuta dalla sua povera mamma, insegna tanto e forse ha insegnato qualcosa, ma non nel senso in cui dovremmo tutti noi sperare, anche a quei ragazzi che non avevano altro che meglio da fare che fotografare il dolore e la sofferenza agonizzante di quella donna.

Marco Barone

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