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Alla fine cosa è cambiato dai tempi della cortina di ferro?

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    La celebre frase di Churchill «da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata attraverso il continente» faceva parte di un discorso pronunciato a Fulton, nel Missouri (Stati Uniti), il 5 marzo 1946.  L'inglese aveva utilizzato l’espressione «cortina di ferro» quasi un anno prima, in un telegramma personale inviato al presidente Truman il 12 maggio 1945.   Si tratta di un messaggio accorato, nel quale Churchill esprime la propria «profonda inquietudine» riguardo alle intenzioni dei russi nell’Europa orientale: “ Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro di essa. Non c’è dubbio che l’intera regione ad est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sara presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l’enorme area tra Eisenach e l’Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americ...

Non sta andando nulla bene e non ne stiamo uscendo migliori

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Mentre eri dentro un film horror con tanto di zombie che ti inseguivano c'era chi, nel bene o nel male, ha creato la grande illusione degna del miglior Houdini dell'andrà tutto bene. Migliaia di morti, milioni di contagiati potenziali, una catastrofe economica e sociale che la crisi del 2008 era un niente rispetto a quello che qui si prospetta. Andrà tutto bene e ne usciremo migliori. Inondati di filmati di città silenziose, vuote, con gli spazi conquistati dalla natura, dagli orsi, ai lupi, dagli squali, ai delfini, e chi più ne ha più ne metta, zero inquinamento. L'Italia è stata l'unica nazione al mondo a fermarsi per due mesi, altri Paesi si son fermati per qualche settimana nella peggiore delle ipotesi.  Dei morti non interessa più a nessuno. Si è passati dall'estremo dell'emozione dei camion militari che trasportavano le bare  al quasi chi se ne frega. Un pò similmente con quello che è successo con i concorsi dalla città che non si ferma a dateci l'ese...

Avremmo potuto riportare anche Giulio a casa. Vivo

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In molti son saliti sul carro del vincitore, se così si può dire, dopo che si è appreso della liberazione di Silvia. Del suo rapimento se ne erano infischiati in tanti. Solo una manciata di persone nei social, ogni giorno, si era attivata, da Civati, al profilo Silvia Libera, a Verità per Giulio, per mantenere alta l'attenzione. Era calato un silenzio tormentoso su questa vicenda. La famiglia ogni giorno sperava di poter riabbracciare Silvia. Ragazza che è stata attaccata in modo bastardo da chi ha scritto che se l'è andata a cercare. Ma il tempo non cancella la memoria. Quella rimane. Non si dimentica. E quello che in tanti abbiamo pensato, nella gioia di aver appreso della liberazione di Silvia, pur ricordando che ancora vi sono diversi italiani rapiti nel mondo, è che questa felicità, questo diritto, è stato negato alla famiglia di Giulio. E soprattutto a Giulio. Perchè è a Giulio che hanno scippato la vita. Sparito nel nulla nel tardo pomeriggio del 25 gennaio 2016 al Cair...

Dai 50 mesi senza Giulio, ai 500 giorni dal rapimento di Silvia, la rete non si ferma

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500 giorni dal rapimento di Silvia Romano, 50 mesi dall'omicidio di stato di Giulio. Due situazioni diverse, ma che hanno in comune quella forza enorme che parte dal basso e continua a muovere e smuovere mari e monti nonostante le difficoltà, nonostante il coronavirus. Perchè se anche il mondo da oltre un mese non fa che parlare di coronavirus, il resto esiste e resiste. Non si ferma la pretesa di verità e giustizia per Giulio, non si fermano le denunce contro il regime nazifascista egiziano, non si fermano i messaggi di solidarietà per la famiglia di Giulio così come non si ferma la richiesta di libertà per Silvia Romano. Non è l'unica italiana ad essere sparita nel nulla in questi anni, ad essere stata rapita. La rete non si ferma, e continua a mantenere viva la speranza e la lotta e l'attenzione mediatica. E tutto ciò non è scontato, soprattutto nel mondo di oggi, che ha la capacità di dimenticare nel giro di un niente. Non si era mai vista una costanza del genere. E...

Silvia e Giulio, una storia tutta italiana,dall'attesa della libertà, alla verità e giustizia

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Mentre in Egitto si celebra quella che viene raccontata come una storia tutta italiana, i 150 anni del Canale di Suez, inaugurato sotto le note della Marcia Trionfale di Verdi, mentre l'ambasciatore italiano in Egitto svolge il suo lavoro diplomatico perfettamente per saldare i rapporti tra Italia ed Egitto, alla presenza di illustri professori italiani ed egiziani, rimane un amaro indigesto in bocca su quell'altra storia italiana, che in Egitto non si può raccontare. Che da quasi quattro anni è la spada di Damocle sui rapporti amichevoli tra la dittatura criminale egiziana e l'Italia che avrebbe una Costituzione nata dall'antifascismo, cioè l'esatto opposto di quello spirito malvagio che uccide giorno dopo giorno il popolo egiziano. E che purtroppo ha ucciso anche Giulio. Una storia italiana che in Egitto non si può raccontare, perché fa tremare la dittatura, ed i suoi amichetti, ma la si racconta lo stesso anche perché i nodi da risolvere continuano ad esser...

Quell'Africa che ha rubato il tempo,dalla mancata verità per Giulio Regeni, al silenzio su Silvia Romano

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11 mesi dal rapimento di Silvia Romano in Kenya. 45 mesi dal sequestro e barbaro omicidio di stato di Giulio in Egitto. Due ragazzi giovanissimi, due volti sorridenti, due cittadini del mondo, in quell'Africa che ha "rubato" loro il tempo. Lo ha rubato a Giulio, un sistema criminale dittatoriale al potere che per tutelare se stesso e chi funzionale al mantenimento dello status quo nega verità e giustizia, cioè dignità a Giulio, alla sua famiglia. Il tempo si è fermato in quelle ore del 25 gennaio del 2016 al Cairo. Da quel momento il mondo è come se fosse entrato in uno stato di profonda glacializzazione. Le ore passano perchè devono passare, i mesi trascorrono, le stagioni si mescolano e si danno il cambio. Ma tutto si è fermato in quel maledetto giorno al Cairo.  E fino a quando verità e giustizia non ci sarà, si continuerà a vivere in uno stato di sospensione in quel tempo rubato dall'Africa. E quel giorno, perchè quel giorno arriverà, quando verità e giustizi...

Silvia Romano è mai stata una priorità? Alcuni perchè su questo caso che attendono una risposta

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Il 20 novembre 2018 Silvia Romano è stata rapita a Chakama, in Kenya. Un caso che in Italia ha avuto reazioni opposte, da un lato l'immediata attivazione per esprimere solidarietà e richiesta di liberazione, dall'altra, speculazioni politiche a partire da chi in modo ignobile ha detto che in sostanza se l'è andata a cercare. 9 mesi con pochissime notizie, è una dei setti italiani scomparsi nel mondo. Si dice che le autorità investigative stanno facendo del loro meglio. Non dovrebbe che essere così, d'altronde. Ma 9 mesi sono tanti, troppi. La famiglia ha chiesto il silenzio. "Silenzio e pace, speranza e forza". Si legge sull'ANSA del 21 novembre 2018. Ma il silenzio chiesto dalla famiglia è quello che interessa l'aspetto delle relazioni sociali della famiglia che da 9 mesi a questa parte sta vivendo un tremendo incubo a cui si augura a nessuno di vivere e a cui va manifestata tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Poi c'è l'altro aspetto,...