Alla fine cosa è cambiato dai tempi della cortina di ferro?

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    La celebre frase di Churchill «da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata attraverso il continente» faceva parte di un discorso pronunciato a Fulton, nel Missouri (Stati Uniti), il 5 marzo 1946.  L'inglese aveva utilizzato l’espressione «cortina di ferro» quasi un anno prima, in un telegramma personale inviato al presidente Truman il 12 maggio 1945.   Si tratta di un messaggio accorato, nel quale Churchill esprime la propria «profonda inquietudine» riguardo alle intenzioni dei russi nell’Europa orientale: “ Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro di essa. Non c’è dubbio che l’intera regione ad est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sara presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l’enorme area tra Eisenach e l’Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americ...

Dai 50 mesi senza Giulio, ai 500 giorni dal rapimento di Silvia, la rete non si ferma

500 giorni dal rapimento di Silvia Romano, 50 mesi dall'omicidio di stato di Giulio. Due situazioni diverse, ma che hanno in comune quella forza enorme che parte dal basso e continua a muovere e smuovere mari e monti nonostante le difficoltà, nonostante il coronavirus. Perchè se anche il mondo da oltre un mese non fa che parlare di coronavirus, il resto esiste e resiste. Non si ferma la pretesa di verità e giustizia per Giulio, non si fermano le denunce contro il regime nazifascista egiziano, non si fermano i messaggi di solidarietà per la famiglia di Giulio così come non si ferma la richiesta di libertà per Silvia Romano. Non è l'unica italiana ad essere sparita nel nulla in questi anni, ad essere stata rapita.
La rete non si ferma, e continua a mantenere viva la speranza e la lotta e l'attenzione mediatica. E tutto ciò non è scontato, soprattutto nel mondo di oggi, che ha la capacità di dimenticare nel giro di un niente. Non si era mai vista una costanza del genere. E' viva la lotta per la verità e giustizia per Giulio Regeni, si lotta per Giulio e per tutti i Giulio e le Giulia d'Egitto, si manifesta speranza per Silvia, e per tutte le persone rapite con le famiglie che attendono ogni giorno la notizia del ritrovamento per poter riabbracciare i propri cari. Non si spegne il faro dell'attenzione e guai a spegnerlo, soprattutto in un momento così complicato per la nostra società. 50 mesi senza Giulio, senza verità e giustizia per Giulio, 500 giorni dal rapimento di Silvia, 500 giorni di silenzio. Un silenzio rotto da chi lotta per chiedere verità, giustizia e libertà e tutto ciò dovrebbe spingere a riflettere su quali debbano essere le priorità per una società che voglia dirsi giusta, più umana, libera e democratica.

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