La celebre frase di Churchill «da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata attraverso il continente» faceva parte di un discorso pronunciato a Fulton, nel Missouri (Stati Uniti), il 5 marzo 1946. L'inglese aveva utilizzato l’espressione «cortina di ferro» quasi un anno prima, in un telegramma personale inviato al presidente Truman il 12 maggio 1945. Si tratta di un messaggio accorato, nel quale Churchill esprime la propria «profonda inquietudine» riguardo alle intenzioni dei russi nell’Europa orientale: “ Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro di essa. Non c’è dubbio che l’intera regione ad est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sara presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l’enorme area tra Eisenach e l’Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americ...
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Avremmo potuto riportare anche Giulio a casa. Vivo
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In molti son saliti sul carro del vincitore, se così si può dire, dopo che si è appreso della liberazione di Silvia. Del suo rapimento se ne erano infischiati in tanti. Solo una manciata di persone nei social, ogni giorno, si era attivata, da Civati, al profilo Silvia Libera, a Verità per Giulio, per mantenere alta l'attenzione. Era calato un silenzio tormentoso su questa vicenda. La famiglia ogni giorno sperava di poter riabbracciare Silvia. Ragazza che è stata attaccata in modo bastardo da chi ha scritto che se l'è andata a cercare.
Ma il tempo non cancella la memoria. Quella rimane. Non si dimentica. E quello che in tanti abbiamo pensato, nella gioia di aver appreso della liberazione di Silvia, pur ricordando che ancora vi sono diversi italiani rapiti nel mondo, è che questa felicità, questo diritto, è stato negato alla famiglia di Giulio. E soprattutto a Giulio. Perchè è a Giulio che hanno scippato la vita.
Sparito nel nulla nel tardo pomeriggio del 25 gennaio 2016 al Cairo.
Quando si verificano fatti del genere ogni minuto perso è una bestialità che rischia di mettere fine ad una vita. Non è successo nel caso di Silvia. Si parla di situazioni diverse. Ovviamente. Quello di Giulio è stato un sequestro "politico" avvenuto per mano delle forze di sicurezza della dittatura fascista di Al Sisi. E' stato sequestrato perchè ritenuto da parte della paranoia fascista al potere egiziana una minaccia per la sicurezza nazionale. Era nelle mani dei torturatori degli apparati di sicurezza egiziani. Era nelle mani dello stato egiziano. E paradossalmente doveva essere forse più semplice acquisire informazioni rispetto al caso di Silvia, sequestrata per un riscatto, pare di capire, e passata nelle mani di vari disgraziati gruppi di sequestratori. Gli interrogativi che son sorti, son tanti. E non hanno avuto ancora risposta nell'omicidio di stato di Giulio. Perchè è di questo che si tratta. Di omicidio di stato.
Non potevano non sapere i governanti egiziani e stanno facendo di tutto per coprire i responsabili. I diplomatici italiani in Egitto forse avranno fatto in quel tempo tutto ciò che era nelle loro possibilità. Ma dopo quanto tempo si è andati a bussare alla porta nella casa dei servizi egiziani? Come si è mosso, ora per ora, lo stato italiano? Che interlocuzione reale ha avuto con gli apparati di sicurezza egiziani? Non quella davanti alle telecamere, ma quella dietro le quinte, quella con la quale si scrivono le relazioni diplomatiche, si dicono e fanno cose che non devono finire sul piatto del dominio pubblico. E' sempre stato detto che l'Egitto è un paese amico dell'Italia. In Egitto ma anche in Italia si vantano della rispettiva amicizia plurisecolare. Ma è così che si comportano due amici? Ammazzano un loro figlio, sequestrandolo, torturandolo, e gettandolo sulla strada come se fosse il nulla? Avremmo potuto riportare Giulio a casa. Vivo. Non in bara. E ricordiamo sul punto che anche su questo aspetto la famiglia di Giulio è stata lasciata sola. Hanno dovuto organizzare tutto in solitudine, da soli, per riportare Giulio a Fiumicello. Ed i vestiti di Giulio sono ancora in Egitto. Non sono mai stati restituiti. Forse non esisteranno più. Ma non ha mai risposto Al Sisi all'appello di Claudio. Mai. Ora non resta che da portare a casa una sola cosa. Verità e giustizia per Giulio. Altro non è rimasto.
Trieste, Triest, o Trst, Udine, Udin, Weiden o Viden. Due città distanti poco meno di 100 km. Con una cultura profonda, una storia complessa, che ancora oggi divide. Due città capoluogo di due regioni differenti, con identità differenti, il Friuli, Udine, la Venezia Giulia, Trieste per fondersi e confondersi con una mescolanza spesso mal digerita nell'unità del Friuli Venezia Giulia senza più alcun trattino divisore passando dal cuscinetto della Bisiacaria. Nonostante nel complesso si sia in una regione poco più piccola della sola provincia di Bari per popolazione. La sua area è pari a 7.924 km² cioè di poco superiore alla provincia di Sassari o Torino o Cosenza o Bolzano ad esempio. Ma con o senza trattino la divisione e la rivalità tra queste due città esiste, persiste e resiste. Dai dileggi, ai giochi, dallo sport, dal basket al calcio, a tutto ciò che può portare alla rivalità. Due bellezze contrapposte se non opposte, dalla bora di Trieste all'eleganza di Udine, ...
Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000. Per questa propongo una storia per le classi di scuola primaria. La storia che segue, ambientata a Trieste, ha per protagonisti tre supereroi ed una nonna, Rosellina. Il disegno è stato fatto in una classe di una scuola dove la storia è stata letta. mb I tre supereroi e la nonnina Rosellina C’era una volta, anzi no. C’erano una volta tre supereroi. Avete presente quelli con i super poteri che si vedono nei film? Nei cartoni animati? Nei fumetti? Sì, proprio loro. E si trovavano in una bellissima città italiana, Trieste. Non erano mai stati prima a Trieste. Rimasero stupiti nel vedere quanto era lungo il molo sul mare, e quanto era enorme la piazza con due alberi di due navi dove sventolavano le bandiere, ogni tanto. Dopo essersi fatti un selfie sul molo Audace che è costruito sui resti di una vecch...
Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione? La matematica non è una opinione qualcuno disse... 1) per un calcolo della superficie e della capienza, il limite preso di misura è un numero di 4 persone/mq, 2) Piazza del Popolo ha una metratura di di 17.100 mq con una capienza massima e teorica di 68.400 ; 3) Piazza san Giovanni ha una superficie di 39.100 mq, con una capienza totale, quindi, di 156.000 persone. Direi che è arrivato il momento di non dare più i numeri... Marco B. MANIFESTARE A ROMA, QUANDO I PARTITI DANNO I 'NUMERI' - La fisica, con il principio della impenetrabilità dei solidi, insegna che due oggetti non possono occupare lo stesso spazio. Eppure c'é chi ritiene che questo classico teorema non si applichi alle persone, soprattutto se convocate in un determinato luogo ad esprimere pubblicamente la loro opinione politica. Fuor di metafora: quando si tratta di conteggiare i partecipanti alle manifestazioni, i partiti "danno i numeri"...
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