I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Svolti l'angolo e il confine è chiuso




Alla fine ci fai l'abitudine. Ti abitui a tutto. E questo è il problema. Ma un tutto che va incontro ad un limite di sopportazione. Questa emergenza coronavirus ha ben sottolineato una cosa. Chi ha potuto ha calcato la mano. C'è chi ne ha approfittato per mettere alla luce il meglio o il peggio di sè. Su tutti i livelli. Dal comunale, al regionale, al nazionale. In ogni ovunque, tutto si è rivelato essere paese. E succede che svolti l'angolo e ti trovi il confine chiuso. Fino all'altro giorno ci andavi per comprare le sigarette, far il pieno alla benzina, andare a visitare il cimitero che nello scorso secolo è stato tagliato in due da una linea che ha diviso i corpi dei morti, che si trovavano con la tomba metà in Italia e metà in Jugoslavia. Oppure svoltavi l'angolo semplicemente per sentirti europeo. Sentirsi europeo significa poter mettere piede in una nazione diversa nel giro di un niente senza dover dare conto a nessuno. Ora sei in Italia, ora sei all'estero, ma in Europa. Oggi  succede che svolti l'angolo devi fermarti se non vuoi andare a sbattere contro la barriera che divide l'Italia dalla Slovenia. Ci son voluti decenni per arrivare ad abbatterle queste barriere, c'è voluto un virus, e la diffidenza verso i vicini per ragioni di sicurezza per mandare all'aria decenni di conquiste e battaglie. C'è stata anche una guerra, rapida, ma c'è stata, qui in Slovenia, per arrivare ad avere la propria indipendenza dalla Jugoslavia ed entrare in Europa. Un cartello con la scritta Slovenia circondato dalle stelle gialle d'Europa, una pietra che indica il vecchio confine del 1947, del Trattato di Pace. Un cartello giallo che indica Miren. E in mezzo una barriera di cemento. Di quelle che venivano usate per proteggersi nelle città dagli attentati dell'ISIS, del terrorismo islamista. Ma oggi è lì a proteggere la Slovenia non si sa bene da cosa, e la divide dall'Italia pur essendo entrambe nella stessa casa europea. Separati in casa.

mb

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