I benzinai di confine e il mondo in guerra
Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di Fiume, evento che si concluse con una tragedia nel Natale di Sangue ma funzionale a far scivolare Fiume all'Italia fascista nel 1924. Dalla profonda Valle d'Aosta alla Sicilia non c'è stato comune che non è stato caratterizzato da questo fenomeno, come Girgenti che venne trasformata in Agrigento, Terranova di Sicilia trasformata in Gela, Spaccaforno,in Ispica, Castrogiovanni in Enna e si può continuare. Diversi i casi dove i nomi sono stati restituiti alla loro forma identitaria originaria, come Vasto, che sotto il fascismo divenne Istonio, e ritornò Vasto già nel 1944, come in Valle d'Aosta dove con il Decreto legislativo Luogotenenziale 7 settembre 1945, n. 545 – Ordinamento amministrativo della Valle d’Aosta, all'articolo 19 si dispose la facoltà di ripristinare i nomi originari italianizzati dal fascismo, cosa che avvenne pressoché per tutte le località anche se oggi continua a tenere acceso il dibattito il caso di Cervinia, che dal 1947 ritornò a chiamarsi Breuil, ma chiamata di fatto Breuil Cervinia, come successo in Piemonte dove diverse località italianizzate perché avevano una forma francese furono restituite alla loro forma originaria, come Ceres, diventato Cere e restituito già nel 1947 alla sua forma originaria, altri, come Chianocco son rimasti italianizzati, rispetto alla loro forma originaria che in questo caso era Chanoc. Un fenomeno complesso e che resiste ancora oggi, dove spesso con la scusante della burocrazia, si è lasciato correre e scorrere il tempo che ha visto prevalere la fascistizzazione del toponimo che ha storpiato la storia e l'identità della località, della memoria e della storia, ed è il regalo più grande che si potesse fare ad un regime infame che ha macchiato in modo indelebile la storia italiana.
mb
Gli italiani riescono sempre a fare casino... Nella nostra terra Molti nomi erano bilingui ed il fascismo non li ha italianizzati a forza, ma ha solo (in modo criminale comunque) tolto il toponimo sloveno. Quest estate ho letto un libro edito da kappvu che si chiama radio judrio dove ad un certo punto parla di. Come gli italiani abbiano italianizzato forzatamente kanal in canale. Balla colossale dato che si etc possono vedere le foto pre grande guerra che il Paese aveva toponimo bilingue Kanal-Canale. Gli immigrati italiani che sono tanto affascinati da queste terre potrebbero anche preoccuparsi dei cognomi e dei toponimi cambiati nel dopo guerra nella primorska e del miniesodo delle popolazioni che seppur in minoranza sono dovute andare via. Ma non lo faranno. Del resto rovine be la loro sensibilità se scoprissero che i loro beniamini si sono comportato come i fascisti. È l'umiliazione peggiore che noi autoctoni dobbiamo subire: prima pdri e nonni fascisti a cambiare cognomi toponimi etc... Ed ora i loro figli e nipoti a raccontarci la storia alla cazzo facendosi la lezioncina come omettere che Kanal si è sempre chiamata anche canale
RispondiEliminaIl comune di Canale d'Isonzo, pur all'interno della Regione geografica italiana e dal 1920 al 1947 politicamente italiano (in provincia di Gorizia dal 1927), è abitato per la massima parte da sloveni. Fino al XVI secolo il piccolo centro isontino aveva come principale lingua d'uso il friulano, anche se tutta la zona era popolata da etnie slave da molto tempo prima. In seguito, sotto l'impero austro-ungarico, l'idioma diffuso tra le classi colte divenne il tedesco, mentre nel linguaggio familiare e delle campagne era usato lo sloveno; l'italiano però non era percepito come lingua straniera, data la vicinanza con Gorizia e con i paesi della pianura friulana con cui spesso i mercanti locali erano a contatto
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