I benzinai di confine e il mondo in guerra

Si immagini questa scena: siamo sul confine, in quella terra di mezzo che per decenni è stata un elastico tra mondi diversi. C’è una fila interminabile di lamiere sotto il sole, un serpentone che sbuffa gas di scarico. E poi c’è il cartello, scritto magari a mano, con quel tratto nervoso di chi ne ha viste tante: "Massimo 30 litri". Perché  la storia non si fa solo nei palazzi del potere, tra i generali che spostano le bandierine sulle mappe o i ministri che firmano decreti tra Washington e Tel Aviv. La storia, quella vera, quella che morde, la vedi lì, alla pompa di benzina. È un paradosso straordinario! Il confine, che dovrebbe essere una linea astratta, diventa improvvisamente il luogo più concreto del pianeta. C’è questa massa di gente che non sta cercando la gloria, ma sta cercando di far quadrare i conti. Perché quando il mondo "va in tilt" per una guerra decisa altrove, la prima cosa che salta è la sicurezza del domani. Risparmiare dieci euro sul pieno diventa un atto di resistenza, quasi una battaglia campale contro un’inflazione che ti mangia lo stipendio. E poi spunta fuori questo ricordo, no? La vecchia Jugoslavia. Per alcuni è il ricordo delle file per il caffè o il detersivo, per altri è la nostalgia di un ordine che, pur con tutti i suoi enormi limiti, sembrava dare una stabilità che oggi è evaporata. È il fascino del "si stava peggio, ma sapevamo chi incolpare". Quando la "verde" finisce, scatta qualcosa di ancestrale. È la paura del vuoto. È la stessa sensazione che provava il contadino medievale quando vedeva il granaio vuoto prima dell'inverno. Solo che oggi il nostro grano è il petrolio, e senza quello siamo tutti fermi, paralizzati.  E poi quei pensieri che corrono alla crisi del 1973. Ma nel '73 c’era ancora l’idea che "siamo tutti sulla stessa barca". Le domeniche a piedi valevano per l'operaio e per il commendatore. Oggi no. Oggi la crisi è chirurgica. Colpisce chi deve fare chilometri per andare a lavorare, chi ha l'auto vecchia che consuma troppo, chi abita in provincia e non ha la metropolitana sotto casa. È una società che, mentre parla di "transizione" e di futuro, lascia che il prezzo della benzina diventi una tassa spietata sulla povertà. La storia, insomma, la si continua a scrivere dalle parti nostre alla pompa di benzina. 

 

mb 

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