Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Via Rasella, uno degli episodi più controversi della storia della Resistenza, dove non c'è nessuna targa a ricordare il 23 marzo del '44

 


Su Wikipedia si legge:

 L'attentato di via Rasella fu un'azione della Resistenza romana condotta il 23 marzo 1944 dai Gruppi di Azione Patriottica (GAP), unità partigiane del Partito Comunista Italiano, contro un reparto delle forze d'occupazione tedesche, l'11ª Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment "Bozen", appartenente alla Ordnungspolizei (polizia d'ordine) e composto da reclute altoatesine. Fu il più sanguinoso e clamoroso attentato urbano antitedesco in tutta l'Europa occidentale.

 

Un fatto che ha scatenato profonde divisioni nella memoria della Resistenza e non solo, perchè a causa di quell'azione partigiana, i nazisti reagirono, secondo la legge della rappresaglia, di cui pare non si tenne conto, che comportò la morte di centinaia di prigionieri e decine di civili rastrellati nelle adiacenze della centralissima via Rasella di Roma. 

Una targa è stata collocata in via delle Quattro fontane, che così recita: In memoria dei 10 cittadini italiani rastrellati dagli occupanti nazisti nei pressi di Via Rasella il 23 marzo 1944 e qui radunati prima di essere trucidati nelle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Ferruccio Caputo, Cosimo D'amico, Celestino Frasca, Romolo Gigliozzi, Fulvio Mastrangeli, Angelo Pignotti, Umberto Pignotti, Antonio Prosperi, Ettore Ronconi, Guido Volponi". 


 

Collocata nel 2010. In via Rasella, invece, oltre ai fori  in alto sugli edifici,  non c'è nulla. Fori che hanno immortalato quel fatto nel tempo, un pò come successo a Sarajevo, dove abbondano i palazzi con i fori, per non dimenticare la guerra, fori, di via Rasella, provocati dalla reazione dei superstiti nazisti all'attentato partigiano, convinti nell'immediato che le bombe fossero state gettate dall'alto, quando invece ad esplodere fu una bomba collocata in un carretto a cui poi seguì il lancio di alcune bombe a mano. Nessuna targa ricorda quest'azione considerata come l'attentato più importante in una città europea contro gli occupanti nazisti. Probabilmente per le conseguenze che ne derivarono, ovvero la strage delle Fosse Ardeatine.  Un fatto storico, quello di via Rasella, che ancora oggi divide e non può che essere così, e che è certamente uno degli episodi più controversi della storia della Resistenza italiana. 

mb

si ringrazia per le foto di via Rasella di Roma

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