Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

La chiusura dei confini non è mai stata la soluzione, la soluzione è la politica di una Nazione


Per la seconda volta, nella sua storia, da quando è entrato in vigore Schengen, il FVG dovrà fare i conti, nell'arco di pochi anni di distanza, con la chiusura o sospensione temporanea dell'area di confine, della libera circolazione delle persone. Prima l'emergenza era il COVID, e come ben sappiamo quella misura di chiusura dei confini è stato un palliativo inefficace, ora, per ragioni di sicurezza nazionale dovute al terrorismo e questione emigratoria. Quando ci fu il fenomeno record di migrazioni con la rotta balcanica non si arrivò a queste radicali decisioni. Il vero punto nodale della questione è la politica che una Nazione intende adottare. L'esempio degli esempi è quanto accaduto con il minuto di silenzio voluto dalla UEFA per le vittime del terrorismo. Deliberatamente quel minuto di silenzio, contestato nella notte di Wembley da migliaia di timidi fischi, non è stato pensato per le vittime palestinesi della reazione spropositata israeliana, siamo arrivati ad oltre 3 mila vittime, ma solo ed esclusivamente per le vittime israeliane e per i due tifosi svedesi. Non tutti i morti sono uguali, non tutti i morti civili meritano lo stesso grado di rispetto, come se ricordare le vittime palestinesi significasse essere dalla parte dei terroristi e dei criminali che hanno compiuto gesti terribili in Israele contro civili. Ecco, riportando questa similitudine alle cose di casa nostra, se si fosse adottata una politica meno da tifo, meno da ultras, meno di parte e più oggettiva, probabilmente non ci sarebbe stata alcuna necessità di dover ricorrere a misure che allontano i cittadini dall'Europa e li rinchiudono all'interno del proprio recinto nazionale. Che comunque è sempre raggirabile e chi ne pagherà le conseguenze di tutto ciò saranno ancora una volta solo i cittadini comuni, come sempre succede. La soluzione è la politica di buon senso che una Nazione deve saper adottare, senza farsi trascinare dal vento del momento, se questa manca, allora non devono stupire le misure radicali, inefficaci, verso un fenomeno difficilmente controllabile ed inquietante che sta riportando il mondo in un periodo buio.

mb

Commenti

  1. Non è la seconda volta, forse la terza. Ricordo che erano stati chiusi nel 2009 per il G8 mi pare.
    Che poi non capisco sti italiani che sono tanto affascinati dal confine tanto da venire qui a fare i loro pipponi senza avere alcun legame con la storia e con il territorio non dovrebbero essere contenti del suo ritorno?

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