Strage di Peteano, "attualizzare" la targa ricordando la matrice neofascista dell'attentato. Il "desiderio" del giudice Casson
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Una sala comunale di Sagrado piena fino all'ultimo secondo quella che ha connotato l'iniziativa organizzata da Orizzonti Comuni con il patrocinio del comune di Sagrado e la presenza del magistrato Casson e giornalista Morando, per ricordare il 51° anniversario della strage neofascista di Peteano avvenuta nella tarda sera del 31 maggio del 1972, quando persero la vita tre giovani carabinieri, ed altri due rimasero feriti. Ma vittima di quella strage fu anche un dipendente della prefettura triestina, l'autore delle lettere anonime, che avrebbero consentito di arrivare all'autore della telefonata "trappola" del bar Nazionale di Monfalcone, Carlo Cicuttini. Mauro Roitero venne "ucciso" in prefettura a Trieste anche se nessuna autopsia ha potuto accertarlo con certezza, ma gli indizi portano verso quella strada. Una strage che si inserisce nel contesto storico della strategia della tensione, che ha avuto l'unico reo confesso neofascista di una strage, ancora oggi in carcere ad Opera, Vincenzo Vinciguerra, che si assunse la responsabilità di quel fatto forse tardivamente quando oramai il cerchio si era stretto soprattutto intorno ai propri famigliari. Una strage che ha visto dei depistaggi di Stato, o meglio da parte di cellule insane dello Stato che invece di adoperarsi per fare giustizia per tre carabinieri massacrati dall'autobomba, si sono adoperati per depistare, accusando prima anarchici, poi brigatisti, poi altri comunisti, poi i c.d. "balordi" nella c.d pista gialla, cittadini goriziani innocenti, che dovettero passare le pene dell'inferno. Carabinieri vittime, carabinieri condannati, una strage neofascista, che ha visto la morte anche del dirottatore di Ronchi, Ivano Boccaccio, avvenuto nell'ottobre del 1972, fatto su cui con il Comune di Ronchi abbiamo curato una pubblicazione. Quella di Peteano è una vicenda degna di un giallo, che va oltre ogni immaginazione criminale per quanto accaduto e che deve vedere attualizzata la memoria. A partire dal cippo di Peteano, inaugurato nell'ottobre del 1972 che così recita: qui addì 31 maggio 1972 alle ore 23 .15 mano omicida in vile attentato spegneva tre giovani vite: Brigadiere Antonio Ferraro, Carabiniere Donato Poveromo, Carabiniere Franco Dongiovanni, e tacendo morir.
Una targa che va attualizzata, visto che ora si conoscono i responsabili, i neofascisti Vinciguerra, Boccaccio e Cicuttini, anche se non è da escludere che vi furono altri soggetti coinvolti poiché le zone ancora oggi grigie sono diverse, si conoscono oggi gli autori di quel nefasto fatto, la matrice politica neofascista, questo è il "desiderio" manifestato da uno dei protagonisti di quella storia che rese possibile tramite il proprio operato e le proprie indagini di fare giustizia, il giudice Casson.
mb
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