La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

La minoranza italiana in Slovenia e Croazia tra qualche decennio non esisterà più ? Si pagano le conseguenze del crollo dell'Impero Asburgico


Scongiuri a parte, si intende, c'è un dato statistico importante, che da un lato vede sempre incrementare l'emigrazione dalla Croazia e dalla Slovenia, in particolar modo in Croazia si sta assistendo ad un vero e proprio tracollo demografico, ed in tutto ciò, mentre si continua a dibattere sul passato, palla al piede ancora in queste terre per un '900 che ha lasciato profonde cicatrici, bisogna fare i conti con i numeri che non perdonano. Certamente è stato significativo l'esodo istriano, fiumano e dalmata, migliaia di italiani andarono via dalla Jugoslavia, principalmente perchè non accettavano di vivere in una terra che non fosse più italiana ed in uno stato politicamente comunista e che verso gli italiani, in relazione a quanto accaduto con il ventennio fascista, aveva delle pregiudiziali inevitabili, come accadde un pò ovunque, nelle terre contese, in quella che si può chiamare la tipica coda delle guerre. Impressionante fu sicuramente l'esodo da Pola dove dichiararono di voler andare via la quasi totalità della popolazione e alla fine da 31 mila abitanti, se ne andarono 28 mila circa dalla città. Se si va a vedere il quadro numerico della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, i dati sono veramente preoccupanti e se si continua di questo passo bisogna veramente chiedersi se tra qualche decennio non esisterà più. In Croazia i cittadini attualmente di nazionalità italiana sarebbero poco meno di 14 mila e di madrelingua italiana poco più di 12 mila. A Pola sono 1.700, a Fiume 1.347, a Buie 1.269, a Umago 1.728, a Rovigno 1.056. Dati irrisori, e certamente non meglio va in Slovenia, si arriva oggi forse a poco più di un migliaio di italiani di nazionalità italiana e qualcosa in più di madrelingua italiana, emblematico è il caso di Capodistria. La rassegna statistica della popolazione del distretto istriano del TLT del febbraio del 1948 indicava per il distretto di Capodistria una popolazione di 45.305 abitanti, dei quali 23.993 italiani. Oggi si arriva forse a  1000 cittadini di madrelingua italiana e qualcosa in meno di nazionalità italiana. La storia fa il suo corso, ma la statistica non perdona, va avanti in modo impietoso per la sua strada e su ciò c'è veramente da riflettere. Se da un lato il bilinguismo di facciata, sta facendo dei progressi, dall'altro, la realtà, ti racconta una storia dove di italiano alla fine in Slovenia e Croazia vi rimarranno solo alcune memorie, alcune architetture, alcuni ricordi, alcune sfumature, in un territorio che a causa dei nazionalismi e delle guerre a partire dalla prima guerra mondiale è stato frantumato in modo drammatico, quando ai tempi dell'Impero Austroungarico era un solo unicum, mitteleuropeo, dove con alti e bassi, più o meno si conviveva tutti insieme.

mb

 

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