I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

 Sorpresa: spiamo anche noi! Il caso della spia di Monfalcone degli anni '70 negli archivi della CIA

 


Non poteva che essere così. D'altronde fu un fatto talmente eclatante che difficilmente poteva sfuggire agli occhi della CIA. Siamo nel 1970, in una Monfalcone poco distante dal confine jugoslavo, in una situazione dove la guerra fredda era ad alta tensione, ma in questo caso i rapporti tra comunisti ed anticomunisti, tra il blocco occidentale e sovietico, c'entravano ben poco, forse. Perchè pare che la spia di Monfalcone avesse come scopo quello di fare avere dei documenti sulla costruzione di navi da guerra del cantiere monfalconese agli ufficiali dell'esercito egiziano. Per la precisione al colonnello egiziano Helmy che lavorava per l'ambasciata egiziana a Roma. E fu così che venne arrestato il 3 marzo del 1970, a Roma, con una valigetta diplomatica che si pensava potesse scottare. Lavorava all'archivio della città dei cantieri da diversi anni, in quel tempo si chiamava Italcantieri. Aveva un passato da militare ed aveva operato anche in Africa. Pare che i rapporti con l'Egitto li continuò a mantenere. Si diede notizia del suo arresto avvenuto a Roma, l'11 marzo, il caso ebbe gran risalto a livello locale, si raccontava del fatto che fu attenzionato dal SID per diverso tempo e se ne parlò anche a livello nazionale, per poi dopo pochi giorni finire quasi nel dimenticatoio con il canonico caso chiuso. Rischiava l'ergastolo, venne condannato in primo grado ad 11 anni, e venne fatto subito appello dai difensori che negarono l'essere spia dell'uomo toscano, sbattuto in prima pagina con tanto di foto, accusato di essere una spia per gli egiziani. Passato alle cronache coma la spia della RAU, che esistette come denominazione fino alla fine del 1971.  La storia di tale Carlo Biasci, finì anche negli archivi della CIA dove si raccontava di varie spie, per l'appunto insospettabili. Un piccolo tassello di spy story che vede nuovamente protagonista Monfalcone dopo il caso della spia che lavorava questa volta per la CIA durante i fatti della seconda guerra mondiale. Insomma, Monfalcone, da città dei cantieri, a città delle spie, il passo è breve.

mb

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