L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

Immagine
Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Quell’illusorio e incredibile appello dell'Edinost nel giorno della marcia su Roma: il fascismo garantirà giustizia agli sloveni



L'Edinost, è una società politica fondata a San Giovanni di Trieste il 1º novembre 1874 e si batteva per la salvaguardia e la difesa dell'identità slovena e dei croati di Trieste sperando nel conseguimento di una parità di diritti e di condizioni con gli italiani. Come è noto a Trieste, nel luglio del 1920, si consumò il battesimo dello squadrismo fascista con l'incendio del Narodni Dom. Assalto capeggiato da Giunta, lo stesso Giunta che nel giorno della marcia su Roma con 2000 fascisti, dopo essere partito da via Dante, marciò per la città di Trieste, indisturbato, per occupare la prefettura di piazza Unità d'Italia, nel mentre si doveva verificare il passaggio di consegne con il nuovo prefetto. Simili azioni accaddero anche nel resto della regione, come a Monfalcone, dove venne occupato il municipio e l'ufficio delle poste, imbandierando tutta la città. Non passava inosservato, seppur in un trafiletto, l'appello dell'Edinost richiamato dal Piccolo della sera del 28 ottobre del 1922.  Nel testo si legge che l'Edinost, rivolgendosi agli sloveni, "confida che gli sloveni troveranno equità nella nuova corrente e poiché i capi fascisti nell'ultimo tempo accentuarono parecchie volte che il fascismo mira a stabilire l'ordine e la giustizia, esprime la fiducia che il nuovo governo applicherà questi principi di fronte alla nostra popolazione che è buona parte dei nuovi sudditi d'Italia". La storia ha ben evidenziato l'equità del fascismo verso gli sloveni. Hanno cercato di annientare l'identità slava della Venezia Giulia, italianizzando toponimi, odonimi, nomi, cognomi, vietando l'uso della lingua slovena nelle città, a scuola, criminalizzando lo sloveno in quanto tale e ponendo le condizioni feritili per la dichiarazione delle leggi razziali che vennero proclamate non a caso proprio a Trieste che aveva sì la comunità ebraica più importante d'Italia, ma che già aveva sperimentato una forma di pulizia etnica dal punto di vista identitario verso gli sloveni. Lo stesso Edinost nel settembre 1928 venne soppresso per iniziativa del fascismo. Insomma, dei fascisti è sempre bene non fidarsi.

mb

 

fonte archivio storico del Piccolo 

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?