Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Né con Zelenskyy, né con Putin

 





Il mondo sta vivendo il conflitto ucraino quasi come se fosse una questione di tifoseria. Da ultras della peggiore specie. Da un lato chi vede nella Russia la Germania nazista, dall'altro chi vede nell'Ucraina la nuova Resistenza di questo millennio. Narrazioni pessime, antistoriche, sballate, frutto di una propaganda allucinante che sta annichilendo ogni dibattito critico. Nessuno in questa crisi ha ragione. La Russia ha invaso un Paese sovrano che voleva aderire alla NATO, la NATO ha circondato la Russia, organizzazione che oggi non avrebbe più alcuna ragione di esistere, e ne sta uscendo rinforzata da questa situazione avendo ritrovato la propria vitalità perduta. L'Ucraina, tra i Paesi più corrotti al mondo, tra i più poveri del continente europeo, si è resa responsabile di una situazione in Donbass criminale, con un conflitto che ha procurato 14 mila vittime. 
 
La strage di Odessa ne è uno dei tanti esempi. Territorio dove l'Ucraina ha supportato militarmente milizie naziste per opporsi ai separatisti. Si tratta di questioni nazionali, interne, ma l'Ucraina, suo malgrado, è diventata il teatro perfetto dello scontro tra NATO e Russia. Si è spostata questa guerra dalla Siria, alle porte d'Europa. Con le conseguenze che stiamo vedendo. Se nessuna bandiera siriana è mai stata sventolata a sostegno del popolo siriano, se le porte ai profughi siriani son state chiuse dopo una prima ondata emotiva, l'Europa verso gli ucraini si è atteggiata in modo diverso. Per ragioni di vicinanza e convenienza politica, si è detto. 
 
Perché alla fine non tutte le guerre sono uguali e non tutti i profughi sono uguali. Il comico Zelenskyy grazie alla guerra ha ottenuto popolarità nel suo Paese, ha invertito i sondaggi che vedevano i suoi consensi precipitare. La Russia, che ha continuato a parlare di operazione militare speciale, negando l'esistenza della guerra, ha mandato in frantumi quelle poche ragioni che poteva avere sullo stato d'assedio della NATO. Se fosse per il presidente ucraino l'Europa sarebbe già coinvolta in una guerra generalizzata. Si atteggia da eroe, da nazionalista esaltato, sta cercando l'incidente perfetto, facendo leva anche sulla propaganda, per coinvolgere l'Europa in guerra. 
 
Ma l'Europa la guerra per l'Ucraina, almeno direttamente, non la vuole fare. Indirettamente, invece, la stiamo facendo, eccome. Armando quel Paese, sanzionando pesantemente la Russia e discriminando tutti i russi. Anche coloro che non hanno alcuna colpa se non quella di essere russa. E in tutto ciò si deve stare attenti anche a coloro che sostengono certe narrazioni, è singolare notare come dei filoputiniani all'improvviso siano diventati filo ucraini, parlando della Russia come se fosse la Germania nazista. Costoro hanno un solo interesse gattopardiano. Trascinare l'Italia e l'Europa in guerra. 
 
L'Ucraina sta solo prolungando una guerra persa in partenza, grazie alla complicità dell'Occidente. Così come non si possono sostenere le ragioni del dittatore Putin. Indifendibile. L'unica certezza è che in questa vicenda non si può stare né dalla parte di Zelenskyy, né dalla parte di Putin. La terza via esiste, è sempre percorribile, ma sta alla nostra società decidere cosa vuole fare. Se andare a schiantarsi in una guerra distruttiva, oppure fermarsi, e ridare spazio alla diplomazia, quella seria, non quella della propaganda. Tutti devono fare un passo indietro, ma la sensazione che si ha è che giorno dopo giorno prevale il sentimento da ultras.

mb

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